Parte 3

Manuale del Perfetto Comunista :

6.-La versione italiana del cattolicesimo

G.L. Lombardi-Cerri
La religione derivata direttamente dagli insegnamenti di Cristo rappresenta quanto di meglio possa essere stato creato a vantaggio del genere umano.
Basta tuttavia seguire lo sviluppo storico della religione cattolica in Italia per vedere risaltate e, almeno in parte giustificate, le linee di condotta che hanno portato agli scismi.
Perché parliamo di "cattolicesimo italiano"?
Perché il cristianesimo, avendo avuto come sede principale Roma, ha assorbito buona parte dei vizi di un impero ormai decadente, mentre il cristianesimo emigrato nelle altre aree geografiche ha mantenuto abbastanza la purezza originale.
Non a caso si sono avuti lo scisma d’Oriente, Lutero, Calvino che sono sorti proprio per contestare la corruzione della Chiesa romana.
Le congregazioni cristiane che non hanno sostato a Roma, non si sono corrotte come quelle stabilmente impiantate in questa città.
In che cosa si è tradotta questa decadenza?
In tutto ciò che ha caratterizzato Roma nel finale:

  • Sete di potere e di denaro in moltissimi alti esponenti della Chiesa, con eccessi evidenti.
    Papa Alessandro VI è stato un chiaro indice di questo comportamento. Il comportamento suo, dei suoi figli e delle sue amanti non lascia nulla all’immaginazione.
  • Senso del relativo nell’applicazione del Credo Cristiano.
  • Ossequio servile, ma non rispetto, verso le autorità preposte.
    Clemente V lo ha dimostrato con il trasferimento del Papato ad Avignone e con l’ossequiente atteggiamento nei confronti di Filippo il Bello in occasione del processo ai Templari.
  • Fasto esagerato negli abbigliamenti e nelle cerimonie religiose.
  • Miscela tra Fede e superstizione.
    Basta controllare molte delle manifestazioni religiose in Centro e Sud America e in Italia meridionale per verificare la massiccia presenza di atteggiamenti superstiziosi e paganeggianti e la commistione con principi di altre religioni.
  • Corruzione morale in molti degli esponenti
  • Desiderio di potere temporale per ottenere il quale ci si avvale del potere spirituale.
  • Spietata soppressione, anche fisica, dei nemici o dei potenzialmente tali.
    L’inquisizione ha abbondantemente insegnato, ed il processo seguito dalla distruzione dei Templari, ne è l’esempio più significativo.
  • Senso del peccato adottato in maniera assai comoda: " pecca pure, ma, subito dopo, vai a confessarti, così potrai ricominciare!"
    A differenza del protestantesimo non si chiede neanche una Fede grandissima, ma una Fede alla "napoletana", ossia secondo il momento e le convenienze.
  • Peso eccessivo dato alla confessione ritenuta un efficiente mezzo di controllo.
Quasi a voler distogliere l’attenzione verso i suddetti difetti sono state fatte alcune interpretazioni forzate dei Vangeli.
Eccone alcuni esempi:
"è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco si salvi" (e quindi un ricco è da ritenere, sempre e comunque, un delinquente)
"il povero ha sempre ragione anche quando è palesemente in torto e, pertanto, va sempre appoggiato e sostenuto" (per ottenere il consenso delle masse)
"potere e ricchezza devono essere surrettiziamente in mano di pochi, dichiarati "affidabili" (possibilmente solo i capi religiosi, da cui ne è disceso il potere temporale) "unico modo", si pensa, per realizzare la giustizia sociale, come se i capi religiosi fossero santi a priori e non uomini come tutti gli altri dotati di vizi e virtù.
"bloccare immediatamente ogni tentativo di ribellione all’ingiustizia invitando a porgere l’altra guancia"
"operare in modo che la gente sia sempre scontenta, senza peraltro potersi ribellare, in modo tale che sia costretta ad implorare costantemente un "salvatore della patria" che prometta
di risolvere i problemi"
"esaltazione oltre misura del sacrificio indicando, come esempio da seguire tassativamente, la vita dei Santi, dimenticando che pur rappresentando tale vita un ottimo esempio deve essere una indicazione e non una discriminazione tra buoni e cattivi, diversamente i "non santi" rappresenterebbero nel contesto di una umanità, una eccezione."
Se tutti si comportassero come San Francesco di Assisi, l’umanità non progredirebbe mai, poiché a desiderio zero del non assolutamente indispensabile, corrisponde fatalmente una spinta verso una vita contemplativa anziché attiva.
In sintesi: è il trionfo dell’invidia e del pecoronismo!
In queste due concezioni di vita, già di per se perniciose, nell’immediato dopoguerra si è inserita la teoria marxista.
Questa ha rappresentato il detonatore di una miscela già potenzialmente esplosiva.
Sono stati talmente accentuati questi vizi che si è arrivati in talune frange del cattolicesimo italiano moderno a non distinguersi più dal marxismo se non per una (spesso solo presunta) credenza in Dio.
Nome azzeccatissimo è stato quello coniato da Romano Prodi "cattolici adulti " per giustificare certe sue, ed altrui, posizioni ormai cadute in pieno marxismo, come il "riconoscimento delle famiglie di fatto", "l’uso delle cellule staminali embrionali", il "riconoscimento ufficiale dei gay, come terzo sesso" e altre posizioni simili.
In altri termini: la giustificazione della religione "self made".
All’estero le due filosofie precedenti erano presenti nella misura massima di una, massimo una e mezza (questa mezza contrastata dal protestantesimo ed in particolare dal calvinismo) e pertanto la bomba del ’68 non è esplosa come da noi e, soprattutto, si è disattivata in un tempo relativamente breve.
Il grosso guaio italico è che, sempre a causa di queste presenze contemporanee, sono ancora incombenti i residui esplosivi.


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