Dalla religione dello Stato alla religione statale

di “C. Manfredini”

Ci hanno insegnato che la Chiesa del Nuovo Testamento non è solo l’inizio o il primo momento della storia della Chiesa ma ne costituisce il prototipo, il modello esemplare. Il concilio Vaticano II si è proposto l’obiettivo della restaurazione e del rinnovamento perché riemerga la piena fedeltà alla prima comunità apostolica. Bisogna compiere una verifica e, se occorre, una denuncia di certi atteggiamenti e posizioni della Chiesa di oggi, che potrebbero essere un segno di debolezza e di cedimento, di sovrastrutture che possono minacciare il volto genuino della comunità cristiana. In questo senso papa Paolo VI, nel suo testamento spirituale steso a pezzi tra gli anni Sessanta e Settanta, auspicava, direi sognava con il suo animo
profondamente religioso, una Chiesa povera e libera per una testimonianza autentica del messaggio di Gesù Cristo al mondo. Nel novembre del 2009 papa Benedetto XVI, commemorando nel Duomo di Brescia il suo illustre predecessore, riprendeva la stessa evangelica espressione invocando per il suddetto motivo una Chiesa povera e libera. Una Chiesa povera e libera, perché una Chiesa ricca difficilmente può essere profetica, cioè parlare a nome di Dio ed essere credibile. D’altro canto leggiamo quanto rileva lo storico cattolico Marco Impagliazzo, studioso del fenomeno
religioso: “La Chiesa italiana, anche per la sua floridezza economica, acquista dagli anni Ottanta una crescente attrattiva per le altre Chiese”. La storia del cristianesimo è parte integrante della storia del mondo, e, soprattutto, della storia d’Italia e della sua civiltà. Se si riforma la Chiesa si riformano in qualche modo anche la società e lo Stato. Due millenni di storia dell’occidente ci hanno dimostrato che la separazione tra religione e politica è essenziale al cristianesimo. Lo ha sostenuto recentemente Benedetto XVI presentando la seconda parte della sua opera intitolata “Gesù di Nazaret”. Non dobbiamo cadere nell’inganno, fatale per la libertà, dell’integralismo cattolico di destra e di sinistra che si serve della religione come di un ‘ideologia a scopo di potere. Si tratta di servire la Chiesa e non di servirsi della Chiesa. Se è vero che per i credenti la fede deve informare la vita in ogni suo aspetto, tuttavia la religione e la politica non sono un binomio inscindibile, anzi devono essere separate per il supremo bene dell’uomo e del cittadino a cui mirano rispettivamente. La separazione tra religione e politica, e non la semplice distinzione, è un fondamentale della democrazia, garanzia del rispetto della libertà di coscienza e della promozione dei diritti e doveri della persona umana. Per questo motivo, a nostro parere, la Chiesa cattolica italiana come ogni altra confessione religiosa non dovrebbe essere finanziata dallo Stato nelle sue attività, ma solamente dai contributi volontari dei suoi fedeli che devono essere a ciò responsabilizzati se non lo fanno. Nelle condizioni attuali, salvo rare e lodevoli eccezioni di alcuni suoi esponenti, la Chiesa italiana rischia di non essere in grado di denunciare i mali più gravi, come la criminalità organizzata o la corruzione a tutti i livelli, della nostra società civile che è gestita proprio da quello Stato che finanzia la religione direttamente o indirettamente. La religione è chiamata ad essere la coscienza critica della politica, e la Chiesa dovrebbe vigilare sullo Stato per difendere la dignità, la libertà dell ‘uomo e la giustizia, in una parola il bene comune. Se la Chiesa dipende in qualche modo dallo Stato, la Chiesa (e la religione
in generale) non è più libera. Sempre a nostro parere, si è passati da una religione dello Stato del Concordato del 1929 dei tempi del fascismo, ad una religione che potrebbe dirsi statale degli Accordi di Palazzo Madama del 1984, e conseguente legge pattizia 222 del 1985, dei tempi della prima e seconda repubblica. Bisogna tornare a riflettere che cosa significhi nella realtà italiana e che conseguenze abbia il principio di dare a ciascuno il suo o come dice Gesù: a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio.

Un Commento a “Dalla religione dello Stato alla religione statale”

  • ANNALISA:

    Caro Manfredini,
    la distinzione dei”POTERI” terreni e spirituali è essenziale.
    Purtroppo la Chiesa Cattolica e le sue ramificazioni è da sempre intenta ad amministrare il potere terreno e percio’ la sua visuale è ridotta ai sentieri facili”DEL POTERE MATERIALE” che detiene il Suo Stato nei confronti dello Stato Italiano ma anche degli altri Stati mondiali,dove gli viene permesso di agire.
    L’uso improprio della Cristianità dei credenti, cioè della vera fede della base Cristiana, viene utilizzata come “garanzia” di onestà per andare a braccetto con il potere politico e farsi largo omertosamente fra i vari partiti vogliosi e affamati di quel protagonismo comune alla politica ed alla Chiesa.
    Se il Cristo si materializerebbe in quasto tempo sono convinta che di nuovo ribalterebbe tutte “le bancarelle dei mercanti del Tempio e darebbe il suo parere a chi sta gestendo questo mercato”, è a quel messaggio che la Chiesa prima di agire dovrebbe SEMPRE MEDITARE o ancor meglio SI DOVREBBE RIFORMARE NON RILEGGENDO MA MEDITANDO E DIALOGANDO ANCHE CON ALTRE REALTA’ STUDIOSE DEL CRISTIANESIMO, DIO HA MANDATO SUO FIGLIO E CI HA DATO PRECISE STRADE DA PERCORRERE.
    GRAZIE E SALUTI CARI.

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