I BUROCRATI

 

Gian Luigi Lombardi-Cerri

 

Abbiamo in altri articoli, esaminato le cause del disastro italico:
-Leggi e Regolamenti disastrosi
-Politici per la maggior parte incapaci o inesperti
-Burocrazia troppo potente e non adeguatamente preparata.
Veniamo al terzo punto della terna : “Analisi del del disastro”. Premetto un esempio che ritengo calzante . Un qualsiasi motore a scoppio, alimentato a benzina ( ossia bruciando un combustibile derivato dal petrolio) ha un rendimento massimo del 30 % Il combustibile se viene utilizzato in un gruppo per la produzione di energia elettrica presenta un rendimento superiore all’80% Eppure il combustibile di partenza ha lo stesso contenuto energetico , mentre l’energia di cui si può disporre alla fine dei due cicli è nel rapporto 0.3/0.8.

 

Che significa tutto ciò ? Significa che i rendimento dell’energia che passa attraverso due diversi “meccanismi” varia in modo robustamente differente. E che questo dipende rigorosamente dal meccanismo e, sopratutto, dal ciclo FISICO adottato. Veniamo alla situazione Italiana : Il rendimento del ciclo burocratico è paurosamente basso. Anche se prescindiamo dall’eccesso di dipendenti statali, dall’eccesso di paghe e pensioni e dalla scarsa attività produttiva di burocrati e parlamentari. E’ prevalentemente la pessima organizzazione del sistema, costituito da Leggi (scritte sostanzialmente dai burocrati ) da Regolamenti attuativi (scritti totalmente dai burocrati), da Regolamenti funzionali ( scritti anche loro totalmente dai burocrati ) i quali pesano , per rimanere nel paragone del motore, come una pessima scelta del sistema di trasformazione di energia. E’ quindi l’organizzazione del sistema e le sue modalità applicative che sono i principali responsabili dello scarso rendimento. Ci si domanda allora perché i burocrati sono costituzionalmente negati all’organizzazione .

 

Semplice ! Sono basati esclusivamente su : UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici ) Supponiamo pure che il curriculum di studi per un burocrate ( che chiameremo A) e per un impiegato dell’industria (che chiameremo B) siano allo stesso livello. A trova il suo posto di lavoro attraverso un concorso in generale abbastanza blando, mentre B viene selezionato in vista di un serrato utilizzo. Quando A entra nel posto di lavoro acquisisce l’esperienza dell’ambiente in cui lavora e si ferma lì non avendo contatti operativi con il mondo esterno, né l’obbligo di conseguire rigorosi obbiettivi in specifici termini di tempo e di costo. Deve solo rispettare formalmente le regole aziendali. Regole che , in generale, hanno la vaghezza interpretativa delle Leggi B .invece, non solo acquisisce l’esperienza locale, ma essendo in continuo contatto con il mondo esterno ( con cui è in sfida continua), aumenta continuamente il suo bagaglio di esperienza. Se poi cambia azienda ecco che fa un balzo in avanti considerevole, mentre A non cambia mai, meno che meno verso una attività produttiva, dove sarebbe sommerso da problemi che non saprebbe risolvere. E fa carriera solo per merito del tempo che passa. B deve, sì rispettare le regole organizzative-funzionali, ma la sua valutazione , ossia la sua carriera, dipende in maniera prevalente dai risultati del suo lavoro, oggettivamente misurati

 

CHE FARE ALLORA ?
-ridurre numero e permanenza degli eletti ai posti di comando
-sostituire la cosiddetta democrazia vigente in Italia con un sistema democratico sul tipo di quello svizzero (referendum compresi).
-togliere alla burocrazia il compito di definire le regole. I burocrati devono solo applicarle con rigore e sotto stretto controllo, dando loro , normative abbastanza strette , tali da non permettere eccessive scappatoie.
-revisione periodica delle regole verificandone l’efficacia.
-definizione del comportamento dei burocrati attraverso valutazioni esterne generate da misurazioni oggettive.
Il tutto con il conseguente allontanamento degli incompetenti o inadatti ai compiti.

 

Gian Luigi Lombardi-Cerri

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