Nessuna adesione a questa Europa

 

“ SVIZZERA DOCET ”
Proponiamo Un articolo dal Corriere Del Ticino del 10 agosto 2015, a firma di Gino Boffa, che esprime una opinione sacrosanta sulla Unione Europea e che convalida pienamente l’opinione della probabile maggioranza degli italiani. Questa unione ha provocato la perdita dell’indipendenza e dell’autonomia degli Stati aderenti, i quali rischiano di diventare semplici suoi vassalli ( e molti lo sono già!). Parecchi governi dell’Unione decidono – stranamente – ciò che i loro popoli non vogliono (vedi l’ Italia). Come mai ? I sospetti nascono numerosi! Dobbiamo ammettere che Ida Magli da molto tempo ha compreso e denunciato la deriva politica di quel mostro burocratico che è diventata l’Unione Europea; con buona pace dei grandi promotori : Adenauer-Schumann- De Gasperi.
F. C.

 

Il Consiglio federale ha sviluppato fino ad oggi strategie per sottometterci all’Unione europea, anche se la stragrande maggioranza degli svizzeri è contraria all’adesione. Secondo un sondaggio del Politecnico federale di Zurigo, l’84% degli svizzeri non vuole aderire a questa Europa, che ha perso i suoi valori fondamentali, ed essere così soggetto alle leggi di Bruxelles e ad una insindacabile giustizia europea. Per dribblare la volontà popolare il Consiglio federale, con degli accordi reciproci, adotterebbe automaticamente gran parte delle leggi dell’UE. Il 21 dicembre 2012, l’allora presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, comunicava alla Svizzera che da quella data in poi ulteriori accordi tra Svizzera e UE sarebbero stati possibili solo come parte di una «integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture dell’UE. Il Consiglio federale propose allora di regolamentare il legame istituzionale in un accordo quadro che sarebbe stato vincolante per tutti gli accordi bilaterali. La legge quadro significa obiettivo vincolante a metodo libero, ossia una turbata ingannevole nei confronti del popolo.

 

I tre pilastri fondamentali dell’accordo quadro sono:
1. La Svizzera deve adottare automaticamente tutte le decisioni dell’UE.
2. La Svizzera deve riconoscere la corte di giustizia europea come più alta e inoppugnabile istanza giudiziaria.
3. Se la Svizzera non dovesse accettare le decisioni della Corte di giustizia dell’UE, per esempio, a seguito di una divergente decisione popolare, l’UE avrebbe il diritto di emanare sanzioni contro la Svizzera. Con queste concessioni la Svizzera perderebbe la sua indipendenza.

 

Considerato che la libera circolazione delle persone è regolata da un contratto bilaterale, se l’accordo quadro dovesse essere realizzato l’UE deciderebbe da sola su tutte le questioni in merito alla migrazione e immigrazione senza alcuna cogestione da parte della Svizzera. Con questo accordo quadro la Svizzera diventerebbe così un territorio vassallo dell’UE, perdendo la sua sovranità. Da metà 2014 l’UE non ha dimostrato alcuna accondiscendenza verso le legittime richieste della Svizzera. Le trattative per l’accordo quadro sono iniziate nel mese di luglio 2014, interrotte nell’ottobre dello stesso anno e riprese nel febbraio scorso con la nuova delegazione dell’UE costituita per le trattative con la Svizzera.

 

A porte chiuse ci sono già stati i primi colloqui; tuttavia senza alcun successo. Nelle trattative i nostri negoziatori non dovrebbero dimenticare che la Svizzera è la seconda miglior cliente dell’UE dopo gli USA e che nel 2013 ha importato merci e prestazioni per 170 miliardi franchi (64%) ed esportato per altri 95 miliardi (36%). L’UE ha ottenuto un’eccedenza d’esportazione di ben 75 miliardi, una cifra assai significativa anche per l’Unione. Una maggior fermezza del nostro Governo nei confronti dell’UE, dura e intransigente oltre ogni limite di ragionevolezza solo nei confronti della Svizzera, è più che auspicabile. Fortunatamente sempre più Stati membri dell’UE chiedono la restituzione della loro sovranità (Austria, Gran Bretagna, Francia, Ungheria) e oggi l’Unione europea è debole: è dunque il momento propizio per la Svizzera di farsi valere. Sabotare il voto del 9 febbraio, chiamando il popolo nuovamente alle urne, significherebbe la riconferma dei Bilaterali senza limiti, spianando così la strada all’adesione.

 

Equivarrebbe a delegare a Bruxelles il potere di comandare in casa nostra. I nostri negoziatori si sono dimostrati troppo deboli ed accondiscendenti nelle trattative, illudendosi che il futuro della Svizzera consista nell’adesione all’UE. Invece di sottoscrivere accordi quadro quale preludio per un’adesione strisciante, il Consiglio federale, nel rispetto del risultato della votazione del 6 dicembre 1992, dovrebbe ritirare definitivamente la domanda di adesione, che mantiene ancora in sospeso per motivi cosiddetti strategici. Infatti, secondo il citato sondaggio, solo il 16% degli svizzeri è favorevole ad aderire a questa Unione, che si dimostra antidemocratica e plutocratica, in cui prevalgono gli interessi delle lobby economiche e finanziarie, calpestando l’identità e i diritti dei popoli.

 

Gino Boffa

 

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