Gli errori che cercano responsabili

 

Tito Tettamanti

 

”ANCORA UNA VOLTA IL PRAGMATISMO ELVETICO CI INFORMA E CI AIUTA A CAPIRE. Italia democratica. (!?) “ F. C.

 

Assorbiti dai recenti avvenimenti tendiamo a dimenticare la serie di errori del passato che hanno portato alle tensioni di oggi tra Europa e Grecia. Il primo errore fu l’ammissione nell’UE di un Paese non ancora pronto. Ma Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt, statisti di spessore, possono venir giustificati. Seguivano un progetto geopolitico e strategico. La Grecia usciva dalla dittatura dei colonnelli. Paese fragile, andava consolidato anche perché è il confine con la Turchia, nazione laica islamista, aperta sul Medio Oriente, in più con basi militari USA. Grecia, anche corridoio verso i Balcani, allora più irrequieti di oggi. Il più recente gravissimo errore fu l’ammissione alla zona euro seguita da una serie di errori anche di vigilanza e negoziali, uno più grave dell’altro. Per poter venir ammessi i greci hanno truccato i conti dello Stato che non furono attentamente (volutamente?) controllati a livello europeo.

 

È stato implicitamente approvato l’irresponsabile aiuto della banca d’affari americana Goldman Sachs, che con un marchingegno finanziario (uno swap) ha permesso formalmente le falsificazioni dei conti stessi. La banca con la sua amorale esosità che si dice le abbia reso una commissione iniziale di 600 milioni di dollari e successivamente 400 milioni di dollari (!) per qualche anno ha oltretutto massicciamente contribuito al danno d’immagine di cui soffre il mondo della finanza. L’Eurostat, incaricato del controllo delle statistiche e dei numeri presentati dai greci, ha un gran capo che afferma di essere stato all’oscuro di tutto e di ignorare totalmente delle e-mail con le quali la sua agenzia apparentemente avrebbe dato la benedizione allo sciagurato marchingegno della Goldman Sachs. Ma allora da chi è rappresentato l’Eurostat? Il greco vicepresidente della BCE (Banca centrale europea) durante la presidenza Trichet, ai tempi delle falsificazioni era un alto papavero nell’apparato istituzionale del Paese. Anche lui non ricorda nulla. Trichet, gran capo per molti anni della BCE, dice di essere stato all’oscuro di tutto e afferma che il suo vice greco è una gran brava persona. I controllori dell’FMI, dell’UE e dell’Eurozona, compreso l’allora presidente oggi riciclato a presidente dell’UE Juncker, per anni non si sono accorti di niente e hanno accettato per buone tutte le cifre inviate d’Atene. Sembrerebbe che tra tanti economisti, uomini di finanza e politici nessuno avesse il minimo dubbio e tutti considerassero la Grecia un Paese esemplare e ben amministrato.

 

D’altro canto a quei tempi i due colossi Germania e Francia infrangevano il limite del 3% fissato dal Trattato di Maastricht. Non potendo agire e punire i grandi non era molto delicato rompere le scatole alla Grecia. Finché un nuovo ministro delle finanze greco (di scuola anglosassone) scoprì l’imbroglio e ne diede comunicazione agli attoniti (veramente?) colieghi europei. Il deficit annuale non era del 6% (già grave) ma un terrificante 13%, i debiti una voragine. Fermiamoci qui e tiriamo le somme. Nel 2012 il debito greco è stato ristrutturato, vale a dire su 197 miliardi di euro i creditori hanno dovuto rinunciare a 107, ricevendo per il saldo titoli a tasso ridotto e che in parte vengono a scadenza nel 2054. Campa cavallo. Ad oggi si sono accumulati circa 350 miliardi di crediti ripartiti tra il Fondo salva Stati europeo, FMI, BCE e alcuni prestiti diretti. Dire che l’incasso è dubbio è un eufemismo. Si tratta di soldi persi ed ai quali se ne aggiungeranno sicuramente altri: si stimano ulteriori 60 miliardi da erogare in tre anni. Ma vi è qualcuno che civilmente, penalmente o perlomeno amministrativamente venendo licenziato sui due piedi risponde di questa catastrofe e delle sue conseguenze? No, sicuramente, perché UE e Eurozona sono società a irresponsabilità illimitata. Tipici organismi superstatali cui manca un vero controllo democratico e protetti all’interno da una solidarietà che si basa sull’intrasparenza, sul coprirsi e sostenersi reciprocamente. L’eurocrazia strapagata è al beneficio dell’immunità pretendendo di operare per un fine ideale che noi zoticoni non siamo in grado di capire. Nessuno sarà chiamato a rispondere per miseri quattro soldi. Per i novelli Machiavelli il fine giustifica gli errori e le colossali perdite.

 

A pagare, non vi è il minimo dubbio, saranno i contribuenti degli Stati UE ed euro. Sicuramente anche noi svizzeri saremo sottoposti a qualche taglione UE e perderemo soldi perché siamo membri ed entusiastici contributori in eccesso dell’FMI (Fondo monetario internazionale). Pagheranno anche le classi più sfavorite di Grecia (incluso il ceto medio) che si dice hanno le loro colpe. Vero, ma la stessa responsabilità di un bambino lasciato solo con il vasetto della marmellata. Da diversi mesi ambienti economici svizzeri, difendendo legittimamente i loro interessi, fanno massicciamente campagna per salvare ad ogni costo e prezzo i Bilaterali. Li possiamo comprendere, però vorremmo che il loro entusiasmo per i Bilaterali non li portasse a dimenticare la somma degli imperdonabili errori di UE ed euro con relativo seguito di orrendi costi e irresponsabilità.

 

Tito Tettamanti

 

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