Disperati in fuga e la minaccia degli infiltrati

 

“Un breve articolo, firmato da Osvaldo Migotto e pubblicato dal Corriere Del Ticino il 21 maggio 2015, che espone alcune osservazioni molto utili a quegli italiani che proprio non vogliono VEDERE, SENTIRE e PARLARE: come le famose tre scimmiette. F.C.”

 

Osvaldo Migotto

 

L’arresto nel Milanese di Abdel Majil Touil, marocchino di 22 anni sospettato di essere coinvolto nella strage avvenuta al Museo del Bardo di Tunisi lo scorso 18 marzo, evidenzia i rischi legati al crescente flusso di migranti tra le due sponde del Mediterraneo. Se infatti verranno confermate le pesanti accuse che le autorità tunisine hanno lanciato nei confronti del giovane marocchino arrestato, i «barconi della speranza» su cui migliaia di disperati cercano di sfuggire alla guerra, alla fame e alle persecuzioni, saranno sempre più visti come temibili cavalli di Troia. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti italiani, Touil era infatti stato identificato in Sicilia lo scorso febbraio dopo il suo arrivo a bordo di un barcone.

 

Resta ora da appurare in che modo abbia dato sostegno logistico, come sostengono le autorità tunisine, ai terroristi che lo scorso marzo hanno preso d’assalto il Museo del Bardo di Tunisi. Quello che inquieta è che il giovane marocchino, nonostante avesse ricevuto un foglio di espulsione al momento del suo sbarco in Sicilia, abbia potuto continuare a vivere e muoversi in Italia, grazie al sostegno dei familiari già residenti in Lombardia, senza difficoltà. Anche ammettendo che alla fine il giovane risultasse estraneo ai fatti contestatigli, come sostiene la famiglia e anche una vicina di casa, resta il fatto che un migrante espulso dall’Italia ha potuto muoversi indisturbato nel Paese per tre mesi. E alla fine è stato bloccato solo grazie alla segnalazione delle autorità tunisine. Ben venga la collaborazione tra gli inquirenti italiani e quelli dei Paesi del Nord Africa nella lotta al terrorismo, ma nella vicina Penisola le procedure di controllo ed espulsione dovrebbero essere affinate, visto quanto accaduto in questo e in precedenti casi. Alcuni esperti di terrorismo fanno notare che in Italia, secondo i dati ISTAT del 2014, vivono 122 mila tunisini e 30 mila algerini regolarmente registrati.

 

Citiamo queste due comunità non perchè siano più temibili di altre, ma perchè negli ultimi anni in Algeria e Tunisia si è rafforzata la presenza di estremisti islamici. Dalla Tunisia sarebbero partiti 3 mila jihadisti decisi a sostenere l’ISIS in Siria ed Iraq. Il timore, affermano gli esperti, è che ora cerchino di portare la loro «guerra santa» anche in Occidente. E l’Italia, vista la vicinanza fisica alle coste nordafricane rischia grosso. Gli infiltrati della jihad sono sicuramente interessati a far proseliti tra i giovani maghrebini residenti nella Penisola. E il rischio è di rivedere le scene di orrore già viste in Francia.

 

Osvaldo Migotto

 

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La Redazione

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