Emergenza immigrazione: ONU e UE lasciano sola l’Italia

 

Gianandrea Gaiani

 

La visita in Italia del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, accompagnato da Matteo Renzi a bordo della nave per operazioni anfibie San Giusto, ammiraglia della flotta italiana impegnata sul «fronte dell’immigrazione», rappresenta l’ennesimo tentativo di Roma di coinvolgere la comunità internazionale nell’emergenza determinata dall’immigrazione selvaggia dalla Libia. Uno sforzo che finora non ha dato risultati apprezzabili. L’ONU ha respinto ogni ipotesi di intervento militare in Libia affidandosi ai negoziati avviati tra le parti da Bernardino Leon. Anche l’Unione europea non è andata molto al di là delle chiacchiere al vertice straordinario tenutosi la scorsa settimana su richiesta dell’Italia. Alcuni Paesi invieranno qualche nave e velivoli per potenziare l’operazione «Triton» gestita dall’agenzia europea Frontex che triplicherà il suo budget raggiungendo i 9 milioni di euro al mese, quanto costava la missione di soccorso italiana «Mare Nostrum».

 

I rinforzi opereranno però secondo ordini nazionali: alcune navi non effettueranno soccorsi ai migranti, ma solo a patto di sbarcarli in Italia. Circa le operazioni chieste da Roma per distruggere preventivamente i barconi la Uè ha preso tempo. Renzi punta a ottenere dall’ONU un via libera a questa operazione ma finora Ban Ki-moon si è espresso solo in favore dei soccorsi e dell’asilo ai migranti. Tenuto conto che l’accoglienza generalizzata porterà solo ad ingigantire il fenomeno migratorio e gli incassi dei trafficanti, pare evidente che il Governo italiano debba agire unilateralmente per debellare la minaccia ai suoi interessi nazionali cercando eventualmente intese con gli altri Paesi colpiti dalla destabilizzazione della Libia: Algeria, Tunisia, Egitto e gli Stati del Sahel. Del resto statunitensi, algerini ed egiziani non hanno certo chiesto il permesso per colpire in quella sorta di «terra di nessuno» che è diventata la Libia dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi.

 

Negli ultimi tre anni le forze speciali di Washington hanno catturato due esponenti di spicco di al- Qaeda e gira voce abbiano attaccato convogli di armi dirette ai terroristi islamici; gli algerini hanno compiuto raid contro le basi di qaedisti e trafficanti di armi nel deserto occidentale; il Cairo ha lanciato pesanti attacchi aerei e con forze elitrasportate a Derna contro le milizie dello Stato Islamico mentre secondo il sito Debka, vicino ai servizi segreti israeliani, truppe egiziane si appresterebbero a intervenire in Cirenaica al fianco dell’esercito regolare libico contro i jihadisti. Roma avrebbe quindi la possibilità di attuare azioni unilaterali contro i trafficanti di esseri umani miranti a colpire i loro leader e a distruggere i barconi. Operazione non facile utilizzando aerei, elicotteri o artiglierie navali, poiché si tratta di imbarcazioni facilmente occultabili e che i criminali potrebbero posizionare vicino a centri abitati per scoraggiare i bombardamenti italiani che correrebbero il rischio di colpire civili. Rischio minore con incursioni di forze speciali a terra che richiederebbero però un’elevata probabilità di perdite in battaglie e scontri con le milizie locali e la messa a punto di un ampio strumento per il supporto logistico e l’evacuazione di feriti. Il limitato numero di barconi (a scafo rigido in legno e pvc o gommoni) disponibili è l’unico fattore che impedisce ai flussi migratori di essere ancora più intensi ed è certo che i trafficanti siano davvero pronti a tutto pur di difenderli considerato che ognuno rende fino a mezzo milione di euro a viaggio.

 

Gianandrea Gaiani

 

Lascia un Commento

VOCI DEL NORD ospiterà gratuitamente suggerimenti e scritti d'interesse generale inviati dai visitatori, i quali ne assumeranno l'esclusiva responsabilità ad ogni effetto di legge.

La Redazione

Categorie
Count per Day
  • 104236Totale visitatori:
  • 19Oggi:
  • 20Ieri:
  • 184La scorsa settimana:
  • 417Visitatori per mese: