ARMI

 

G.L. Lombardi-Cerri

 

Seguitano , a stretto periodo e su tutti i mezzi di comunicazione, a venire in ballo le armi. Chi blatera di più sono , nella maggior parte dei casi, quelli che se vi vedono puntare un dito vi rimproverano aspramente perché “non si sa mai, anche un dito è pericoloso, potrebbe essere carico” E sono quelli che si sciacquano la bocca con il peace keeping, fatto , naturalmente , armati sino ai denti ma con regole di ingaggio che possono essere sintetizzate così : “cinque secondi prima di essere ucciso puoi reagire con ogni mezzo difensivo e con proiettili (dico io ) accuratamente disinfettati “. Il peace keeping, secondo i pacifisti italiani si basa , soprattutto, sul far vedere i “muscoli” solo dove i suddetti muscoli non servono.

 

Facciamo infatti uno sfoggio di portaerei e di F35 , armi tipicamente offensive, dove sarebbero sufficienti per le missioni italiche, specie in campo aeronautico, aerei da appoggio al suolo e aerei antiguerriglia. Tanto se quattro , dico quattro islamisti imbarcati su un gommone dicono ad un guardiacoste italioto : “molla la barca dei migranti” il comandante dell’armatissima imbarcazione forse chiede anche scusa. Ma già i nostri cosiddetti ministri sono esperti ( e forse neanche) solo di candele da portare in processione o di gonnelle da beccare in RAI.

 

L’unica reazione militarmente degna di questo nome è stata quella condotta in Somalia, dopo di che, sulla scorta delle nuove istruzioni politiche, le forze armate italiane all’estero non ne hanno azzeccato mezza. Poi abbiamo brillato con il famoso sbarco sulle coste del Libano con lo stile Juno (sbarco in Normandia) , senza sparare un colpo essendo i “nemici” paralizzati dal gran ridere. L’esempio più clamoroso è stato dato in Libia. Là dove Berlusconi avrebbe dovuto dare le dimissioni accompagnate da un sonoro vaffa indirizzato al poco amato Napolitano (principale responsabile del nostro intervento ) si è verificata una supina, inspiegabile acquiescenza con i disastri che ne sono conseguiti. Dimentichiamo gli altri contributi tipo Iraq, dove ci si è fatti fottere ben 19 uomini in un posto di blocco che una squadra di suore avrebbe sicuramente gestito meglio.

 

L’atteggiamento tenuto oggi da politici e dai mezzi di comunicazione realizza quanto da anni si esemplifica col famoso tema : “Passa il treno !” svolto brillantemente dal famoso Pierino in maniera assai sintetica:”E io mi scanso !” Infatti pur essendo l’Italia invasa , continua a rivolgersi all’Europa, all’ONU, alla zia, al nonno e a tanti altri perché gli risolvano il problema. Se le FFAA non hanno come preciso e quasi unico scopo quello di difendere il territorio nazionale, che ci stanno a fare ? Sintetizziamo alcune indicazioni.
-una nazione , per stare al mondo, non deve essere necessariamente guerriera (vedi ad esempio San Marino). E se vogliamo salire appena di un gradino vedasi la Danimarca.
-se lo spirito di una nazione debba essere quello di perenne acquiescenza non si vede perché invece di un esercito dotato di carri armati, di incrociatori, di portaerei e di aerei, non attrezzi con alabarde e costumi medioevali le proprie FFAA.
-se invece vuole essere una nazione muscolosa , oltre ad usare le armi in suo possesso quando necessita, deve scrivere a caratteri di scatola sulle proprie armi il famoso detto “non ti fidar di me se il cuor ti manca”
-oppure si accontenti (altra possibilità iper collaudata) di FFAA al ben noto e collaudato livello del “mozzicat cartucc ” e “fite a faccia firoce” che si ritirino velocemente come a Calatafimi, quando vedono arrivare all’ assalto quattro scalzacani agitati dalla fame.

 

G.L. Lombardi-Cerri

 

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