IL COMMENTO – L’Europa dimostri finalmente quello che vale

 

“VEDIAMO CHE QUALCUNO PIU’ INFORMATO ED AUTOREVOLE DI NOI LA PENSA ESATTAMENTE COME NOI E CERTAMENTE COME LA MAGGIOR PARTE DEGLI ITALIANI. PROPONIAMO UN ARTICOLO TRATTO DAL CORRIERE DEL TICINO DEL 28 FEBBRAIO 2015 E FIRMATO DA BERNARDINO LEON – INVIATO SPECIALE DELL’ O.N.U. IN LIBIA. Buona lettura – F. C.“

 

Con Washington sempre più lontana dalle questioni africane e mediorientali, e con il sostanziale stallo, almeno per il momento, dell’ONU, la crisi libica è e resta un problema mediterraneo e quindi europeo. Per troppo tempo si è pensato che l’UE nel suo complesso fosse prevalentemente a trazione continentale e che quindi fossero considerate prioritarie le sole politiche settentrionali. Ma la storia si è incaricata di rimuovere questa contraddizione, dimostrando che per ragioni strutturali e congiunturali insieme, questo bacino è da considerarsi una priorità strategica per l’intera Unione europea. Non esiste solo la crisi ucraina, purtroppo. Basta pensare alla dimensione del rischio energetico, per comprendere cosa succederebbe se davvero i miliziani mettessero le mani sul Greenstream, il gasdotto che da Wafa arriva a Gela in Sicilia convogliando un flusso energetico vitale per l’economia italiana, e non solo.

 

Ora ci si avvia faticosamente verso un nuovo round negoziale a Rabat, nel quale l’inviato dell’ONU Leon potrebbe incontrare i rappresentanti del Parlamento di Tripoli (filoislamista) e quelli del Parlamento di Tobruk (filoegiziano), con la mediazione di Algeria ed Egitto. Ed è proprio in questa occasione che l’UE dovrebbe presentarsi compatta, avanzando una proposta complessiva capace di considerare la Libia come un imprescindibile tassello senza il quale l’intero mosaico del Mediterraneo sarebbe compromesso. Anche a costo di farsi capofila di un’iniziativa autonoma, per poi negoziare successivamente un allargamento del fronte alle stesse Nazioni Unite. Tenendo nella dovuta considerazione che la Russia può risultare un alleato utile nel fronteggiare la minaccia di ISIS e IS in generale, e la crescente instabilità della Libia in particolare. In conclusione, appare chiaro che il ritardo accumulato fino ad ora nell’arginare l’avanzata delle milizie ha aumentato a dismisura il pericolo che si consolida in una minaccia proprio alle porte dell’Europa, e che può tornare a saldarsi con quello rappresentato dai numerosi potenziali emulatori degli attentatori che hanno recentemente colpito in Francia, Belgio ed Inghilterra.

 

Perché ciò che atterrisce è che se i miliziani sul campo si sono organizzati in una sorta di esercito più o meno regolare, comunque addestrato, i «cani sciolti» europei, magari in attesa di arruolarsi ed alla ricerca di visibilità, possono compiere stragi ed attentati in ogni città ed in qualunque momento. Per questo va recisa prontamente e con decisione questa subdola catena che lega fra loro due diversi modi di colpire l’Occidente europeo, dall’esterno e dall’interno. E solo l’Europa può farlo, ora e adesso, perché è in gioco la sua sicurezza. Cogliendo finalmente l’occasione di dimostrare che i tempi sono ormai maturi per assumersi responsabilità condivise sul fronte della politica estera e della difesa.

 

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