Parigi e la marcia dell’ipocrisia

 

Giuseppe Giannotti

 

“” PUBBLICHIAMO DUE ARTICOLI DEL CORRIERE DEL TICINO DEL 23 GENNAIO 2015 – A FIRMA DEL DIRETTORE LINO TERLIZZI E DI GIUSEPPE GIANNOTTI GIORNALISTA – AI FINI DELLA MIGLIOR CONOSCENZA DEL PENSIERO SVIZZERO SUI GRAVISSIMI PROBLEMI CHE ASSILLANO IL MONDO CONTEMPORANEO.F. C. “”

 

L’indignazione del mondo per le stragi di Parigi ha trovato il suo apice nella grande marcia di solidarietà che si è svolta per le strade della capitale francese. Più di cinquanta capi di Stato e di Governo si sono ritrovati fianco a fianco per denunciare l’attacco alla civiltà e alla democrazia. Ovunque si sventolavano i cartelli «Je suis Charlie» in memoria dei giornalisti del settimanale satirico francese uccisi nella loro redazione nel nome dell’Islam radicale, offeso per le vignette su Maometto. Si sono levati slogan a favore della libertà di espressione, condanne al fondamentalismo e al terrorismo «da qualunque parte provenga». Ma le stragi di Parigi sono state due.

 

La prima al settimanale «Charlie Hebdo», dove due terroristi islamici, fratelli, hanno ucciso a colpi di kalashnikov dodici persone. La seconda al supermercato ebraico «Hyper Khosher» dove un terzo terrorista islamico, che il giorno prima aveva freddato una poliziotta di guardia davanti a un asilo ebraico (vero obiettivo del terrorista, ma l’attacco è stato sventato), ha ammazzato a sangue freddo quattro avventori ebrei. E dove solo l’irruzione della polizia ha evitato altre vittime, considerando l’alto numero di persone tenute per ore in ostaggio nel negozio. Ebbene per questa seconda strage non si sono notati cartelli «Je suis juif» (lo sono ebreo), né il relativo hashtag sul web, né condanne specifiche. Anzi, l’umorista, attore e attivista antisemita Dieudonné, mentre la gente ancora piangeva le vittime per le vie di Parigi, ha postato nel suo profilo Facebook un messaggio nel quale inneggiava Amedy Coulibaly, l’assassino dei quattro ebrei. La polizia francese lo ha arrestato per apologia di terrorismo, salvo poi rilasciarlo tranquillamente il giorno dopo.

 

La marcia parigina, che doveva essere un segnale forte per ribadire la libertà di espressione e il no all’antisemitismo, è stata in realtà una grande manifestazione di solidarietà solo nei confronti delle vittime di «Charlie Hebdo». Non una parola, se non in modo generico, per gli ebrei uccisi. E nei giorni seguenti leader politici, intellettuali, vip vari e personaggi della cosiddetta società civile, con Hollande in prima linea hanno fatto a gara, in una corsa ipocrita, a ripetere che ora non bisogna prendersela con l’Islam in generale, perché c’è un Islam che con le stragi non ha nulla a che fare. Un Islam che l’Occidente continua ostinatamente a chiamare moderato, ma che moderato non è. Ma ciò che dice e che fa Hollande è comprensibile, almeno dal suo punto di vista. In Francia vivono 7 milioni di musulmani. Hollande è loro ostaggio. E li teme, ma non può dirlo. Ma non è stato da meno il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon: «Gli attacchi di Parigi – ha detto – non sono una guerra di religione, ma solo pura criminalità».

 

E poco importa che l’ISIS e Al Qaeda abbiano rivendicato gli attacchi e che gli attentatori si siano addestrati in campi del fondamentalismo islamico. Ma l’ONU, si sa, è apertamente schierato contro Israele. Basti pensare che la quasi totalità delle risoluzioni di condanna dell’ONU nel 2014, così come negli anni precedenti, sono state fatte contro Israele, ignorando regimi totalitari, esecuzioni di massa, genocidi, che sono avvenuti e avvengono in Siria, Iraq, Afghanistan, Nigeria, Ucraina, violazioni dei diritti umani in Cina, Corea del Nord e così via. E che dire della Corte penale internazionale dell’Aja. Che in mezzo a gravissime crisi mondiali, annuncia di aver aperto una «verifica preliminare» su crimini di guerra commessi da Israele a Gaza. I problemi del mondo, insomma, li genera solo Israele. Tornando all’allarme terrorismo islamico, che sta scuotendo l’Occidente, da Bruxelles continuano ad arrivare segnali di resa.

 

Nell’ultimo Consiglio dei ministri degli esteri tenutosi a Bruxelles, la prima cosa che l’alto rappresentante per la politica estera UE, Federica Mogherini, ha voluto sottolineare è che «quello del terrorismo non è un problema tra Occidente e Islam» appellandosi ancora una volta alla ricerca del dialogo con il mondo musulmano. E ancora una volta, si parla di terrorismo in senso generale e non di terrorismo islamico, nascondendo la realtà delle cose. Ma l’ipocrisia non finisce qui. Alla marcia parigina per la libertà di stampa ha partecipato il fratello dell’emiro del Qatar, Paese che notoriamente sovvenziona l’ISIS, nel cui nome, ben rivendicato, sono state compiute le stragi di Parigi. E c’era il presidente dell’autorità palestinese, Abu Mazen (la cui partecipazione non era prevista), invitato in tutta fretta dal presidente francese Hollande, quando ha saputo che a Parigi si sarebbe recato il presidente israeliano Benjamin Netanyahu. Una presenza che lo avrebbe fatto passare come vittima, e la Francia, come l’Europa, come la sinistra tutta, inclusa quella presente in Ticino, palesemente antisemita, non può accettare che gli ebrei, e soprattutto Israele, possano passare come vittime.

 

E così Abu Mazen ha fatto bella mostra di sé assieme agli altri leader mondiali, per commemorare le vittime degli attentati, mentre per le strade di Gaza si celebravano gli attentatori. E per concludere, in marcia a Parigi, a commemorare le vittime degli attentati e ribadire la libertà di espressione – e questo è un vero paradosso – c’era il primo ministro della Turchia, Paese nel quale recentemente sono stati chiusi giornali contrari al regime del presidente Erdogan, messi in prigione i giornalisti, arrestati poliziotti e giudici che indagavano sulla corruzione che coinvolgeva i familiari dello stesso presidente Erdogan. E nei giorni scorsi, come ha rivelato il CdT, sono stati incriminati per spionaggio 13 agenti di frontiera turchi che hanno intercettato tre camion carichi di armi (ufficialmente erano aiuti umanitari) che i servizi segreti turchi stavano consegnando ai ribelli siriani legati ad Al Qaeda, ed è stato rimosso il procuratore che ne aveva disposto la perquisizione.

 

Giuseppe Giannotti

 

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