Scomode verità su chi arma il terrorismo

 

Eva Feistmann

 

L’Europa intera, e non solo, è rimasta scioccata dal massacro, minuziosamente pianificato, dei collaboratori redazionali del giornale satirico francese «Charlie Hebdo». Svariati milioni di cittadini sono scesi nelle piazze di innumerevoli città, fra cui anche Bellinzona, per manifestare sostegno ai parenti delle vittime e soprattutto per riaffermare i valori repubblicani di libertà e laicità. Chiedendo il rafforzamento della vigilanza contro la barbarie terrorista. La manifestazione oceanica alla place de la République, che ha riunito anche capi di Stato e alti dignitari in rappresentanza di un centinaio di Paesi, ad appena tre giorni dagli attentati al settimanale satirico e al supermercato ebraico, si è svolta nell’ordine e nella dignità. Un capolavoro organizzativo che alla vigilia non sembrava scontato.

 

La determinazione di far fronte comune alle minacce dell’oscurantismo non poteva essere più corale. Mai in precedenza, in seguito ad attentati sanguinosi (Londra, Madrid, New York, Boston, Nairobi) la solidarietà popolare con le vittime dei massacri si era espressa in modo tanto immediato e inequivocabile. Aprendo la speranza su un’azione politica condivisa contro le frange estremiste che mirano a seminare paura e diffidenza fra le popolazioni per destabilizzare le democrazie occidentali. Nel caos e nel vuoto di potere successivi alla caduta dei regimi autoritari in Iraq e Libia e nel perdurare della guerra fratricida in Siria, il terrorismo di matrice islamista ha trovato terreno fertile per espandersi e operare la congiunzione nell’ISIS, l’autodefinito Califfato islamico, che in poco tempo, grazie alla crudeltà inaudita dei suoi adepti, è riuscita a controllare vastissimi territori. Superfluo a questo punto rievocare la fallimentare avventura irachena degli USA.

 

Ad agevolare l’operazione dell’ISIS ha contribuito anche l’atteggiamento ambiguo di certe potenze dello scacchiere mediorientale, come la Turchia, che nulla o poco ha intrapreso per impedire l’accerchiamento e la distruzione della città curda di Kobane, a pochi passi dal suo confine. Quasi in coincidenza con le commemorazioni in onore degli intrepidi vignettisti francesi colpiti dai kalashnikov, ci ha raggiunto la notizia del massacro di duemila civili in Nigeria per mano del movimento estremista Boko Haram, pure legato ad Al Qaeda, che si espande a macchia d’olio nell’Africa subsahariana, dove le potenze coloniali, ritirandosi, hanno lasciato un vuoto politico non colmato da una matura leadership locale. Grazie all’aiuto militare della Francia al Mali, l’assalto dei terroristi alle principali città e luoghi storico-archeologici è stato frenato e gli aggressori respinti verso le inospitali regioni montagnose. Atutt’oggi gli efferati crimini contro l’umanità commessi lontano dai riflettori in quelle regioni, passano pressoché ignorati dall’opinione pubblica e, quel che più preoccupa, dalle organizzazioni che sul rispetto dei diritti umani sono chiamate a vigilare.

 

Spezza il cuore immaginare delle bambine in età scolastica derubate del loro futuro, catturate e abusate sessualmente e, come se non bastasse, imbottite di esplosivo e costrette ad immolarsi nei luoghi pubblici più affollati per dilaniare pure tutti quanti stanno loro intorno. Crimini perpetrati nel nome di un’ideologia diabolica, dei quali i finanziatori delle armi sofisticate in mano ai terroristi sono corresponsabili. Senza dimenticare che il sottosuolo della stessa Nigeria gronda di petrolio, che già in passato aveva alimentato faide sanguinarie, le piste sembrano convergere verso gli Emirati del Golfo. Gli stessi che affermano di essere alleati dell’Occidente quando si tratta di investire le immense ricchezze in luoghi sicuri. Il massacro di Parigi dovrebbe far emergere anche certe scomode verità. Ci si augura che su questo aspetto la diplomazia abbandoni ipocrisia ed equidistanza.

 

Eva Feistmann

 

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