GIANFRANCO MIGLIO – DIECI ANNI DOPO

Dieci anni fa moriva Gianfranco Miglio. Dopo le rituali lacrime di coccodrillo l’establishment politico italiano ne ha archiviato la memoria sotto la voce “scampato pericolo”, sperando che del Professore e delle sue idee non si parlasse più. Effettivamente per un bel pezzo i grandi mezzi di comunicazione e “quelli che contano” hanno coperto Miglio sotto una spessa coltre di silenzi ma non sono riusciti a cancellare la sua persona dalla memoria della gente e le sue idee dalla coscienza collettiva perché non è venuta meno nessuna delle ragioni che erano alla base dei pensieri, delle reazioni e dei progetti del Professore comasco. Se qualcosa è infatti cambiato in questo paese negli ultimi due lustri, lo è in peggio. Lo Stato è sempre più oppressivo, le sue tasse più esose, la sua burocrazia più appiccicosa e soffocante, i politici sempre più costosi e corrotti, i servizi inefficienti, i parassiti imperversano, le regioni padane sono sempre più salassate dall’Italia e sottorappresentate in un sistema elettorale sempre meno democratico. I sintomi sono ancora più pesanti, la diagnosi più preoccupante, la prognosi più allarmante, la cura necessaria sempre più dolorosa e radicale. É cambiato nulla se non in peggio. In questo clima, Miglio non solo non può essere dimenticato ma il suo pensiero e il ventaglio di rimedi che proponeva assumono un carattere di attualità assoluta e di urgenza estrema. Così l’immagine di Miglio che credevano di avere relegato in fondo a un faldone ricompare nelle notti sempre meno tranquille di nemici e di falsi amici come il fantasma di Banquo: e fanno bene a esserne preoccupati perché dietro alle idee di Miglio, proprio come attorno al castello di Macbeth, si sta radunando la foresta di Birnam della gente padana sempre più incazzata. É come nella serie televisiva “Cold Case”: un caso ritenuto archiviato viene riaperto e ha esiti devastanti per chi lo aveva troppo frettolosamente messo da parte.
I! fantasma di Banquo-Miglio è evidentemente apparso a turbare i sonni anche nelle camere da letto più autorevoli: solo così si riesce a spiegare l’improvviso è un po’ stralunato interesse di Giorgio Napolitano per la secessione e per la Padania, una sorta di misura preventiva nei confronti di quello che per alcuni è un vero e proprio cataclisma. La ragione non può essere certo cercata nelle solite sparate stagionali della Lega: Napolitano non aveva battuto ciglio, da Ministro degli Interni, quando milioni di padani si erano adunati nella più grossa manifestazione indipendentista dell’Europa moderna lungo il Po il 15 settembre del 1996 a proclamare la propria intenzione di secedere dalla sua Italia. Perché oggi non esita a oltraggiare la storia, la geografia e una mezza dozzina di dichiarazioni internazionali sui diritti dei popoli? Perché minaccia sfracelli e scenari ungheresi in un clima di revival giovanilistico? La spiegazione non può che essere trovata nella paura che il regime italiano ha delle reazioni padane, del ritorno incontenibile e inevitabile dei progetti migliani, mortiferi per la casta quanto gioiosi e liberatori per la nostra gente. Qualsiasi altro brigante in una situazione del genere mollerebbe un po’ la presa, darebbe tregua alla sua vittima per non soffocare la sua fonte di lucro e per evitare reazioni disperate: non fa così lo Stato italiano che stringe sempre di più le mani alla gola della Padania e crede di cavarsela lanciando anatemi e minacce, e dando spazio a finti Robin Hood che distraggono temporaneamente la vittima.
Questo ci porta a un altro le cui notti sono scompaginate dalle apparizioni di Banquo-Miglio. Per un po’ Bossi ha difeso la sua gente e qualche bella volta lo ha anche fatto ascoltando il Professore, poi si è fatto risucchiare dal potere romano che ne ha fatto l’alfiere del “suo” autonomismo, della Padania che fa comodo a Roma, quella che grida “Basta Roma, basta tasse” ma poi paga puntualmente consolandosi che tutto cambierà e che su di essa veglia il genio politico di Bossi, come un tempo c’era chi si addormentava fiducioso perché “sul mondo batte il cuor di Mussolini”,
Cosa, c’è di più furbo per battere un ‘idea che crearne una caricatura e svuotarla dall’interno come un bignè?
Bossi è però anche riuscito a fare di peggio. Settimane fà si è presentato a un convegno dedicato a Miglio dichiarando che il Professore era suo amico, mentore e maestro e che tutta la sua opera è improntata dal suo insegnamento e finalizzata a metterne in atto le idee. É riuscito a farlo senza arrossire, provare vergogna e farsi scappare da ridere perché è davvero un politico di rango, un maestro del genere, almeno nella sua accezione italiana. Seguono sul podio dell’improntitudine tutti gli accademici che da dieci anni cercano di fare passare Miglio per quello che non è mai stato: uno di loro, uno stinto e asettico studioso, un ipocrita. Le sue idee sull’autodeterminazione, sul diritto di secessione, sulla necessità dell’indipendenza della Padania sono però chiarissime e non si prestano a interpretazioni di comodo né – come dimostrano le notti devastate e le reazioni terrorizzate di tanti – a essere archiviate come fastidiose marginalità. L’altro giorno si è tenuto a Bergamo un convegno dal titolo molto significativo, “Ricominciare da Miglio”, che è stato aperto da un brano del discorso sui “parassiti” che il professore aveva tenuto nel 1994 a Bologna e che aveva marcato il suo distacco da Bossi. Al convegno hanno partecipato studiosi, politici (una decina di ex parlamentari del Carroccio) e tanta gente per bene cui Miglio appare di notte e di giorno come un sogno e non come un fantasma. Più che a un convegno sembrava di essere nella foresta di Birnam.

Gilberto Oneto

3 Commenti a “GIANFRANCO MIGLIO – DIECI ANNI DOPO”

  • sabrina:

    Ciao a tutti ,
    continuo a seguire con molto interesse il blog….e gli articoli li sottoscrivo al 100%!
    In particolare quando si legge e si parla di Gianfranco Miglio ,mi è impossibile farlo senza un “velo” di tristezza!
    Forse più che tristezza , parlerei di “amarezza” per quel “Miglio-pensiero” che era ed è una “ventata” di ARIA PURA…..ma pare che il Nostro Vento del Nord abbia perso la sua forza innovatrice tra una CADREGA e l’altra!
    Le belle e pungenti parole del sign. Gilberto Oneto riassumono alla perfezione il pensiero comune tra molti leghisti militanti , sostenitori ,simpatizzanti .
    Si ,perché il lato positivo del triste momento per la Lega è che ANCORA noi sognamo e speriamo che il Federalismo e la Padania diventino una realtà …. la NOSTRA REALTA’!!! Ciau a tùc Sabry

    • federico caravita:

      Cara Sabrina, grazie per il tuo commento all’articolo di Gilberto Oneto ed anche per la tua approvazione per gli altri articoli del nostro blog. Per quanto riguarda il pensiero e la figura di Miglio, anche noi sogniamo spesso sul federalismo, ma dobbiamo anche
      spesso restare dubbiosi: ci arriveremo a questo benedetto federalismo? Per quanto riguarda la nostra affezione al pensiero di MIiglio ti anticipo che pubblicheremo spesso ” i pensieri minimi di Miglio” tratti dai suoi scritti- inoltre- osserva bene la Storia Fotografica della Lega e la rubrica Curiosità e vedrai spesso la presenza del grande scienziato, che ho avuto il piacere di conoscere di persona e di essere da lui ricevuto con grande cortesia ed affabilità. Ciao. Fatti viva presto e saluta i militanti della tua Sezione. Federico.

  • moreno:

    Penso oramai che l’attuale governo sia al capolinea.Mi sembra che idee per sopperire alla crisi imperante non ve ne siano:giusta la presa di posizione di Umberto Bossi e della Lega tutta a favore delle pensioni ma ricordiamoci bene che se non ci sarà sostegno al mondo del lavoro e quindi delle imprese e degli operai che sono il vero motore della Padania,perchè il resto vale meno di nulla sotto il profilo produttività e tassazione, purtropo la spesa previdenziale non sarà più gestibile in quanto introiti provenienti dalle due categorie citate sotto forma di contributi previdenziali verranno sempre più a scemare, senza contare oramai cronica mancanza di liquidità delle famiglie soprattutto quelle operaie.Se non si arriverà concretamente e non a parole al sostegno delle famiglie con incentivi concreti e defiscalizzazione per quelle a reddito basso con figli a carico ecc… non sarà possibile ne garantire le pensioni e il rilancio dell’economia visto che oramai le famiglie spendono il minimo vitale, quindi ricordiamoci si dei pensionati come giusto che sia ma ricordiamoci di coloro che il welfare lo mantengono…e questo al nostro movimento spesso ultimamente non mi sembra sia preso in considerazione con atti concreti.Padania e Veneto liberi, Viva Bossi e la Lega Nord.Grazie e arrivederci

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