Il paese dei balocchi educativi

 

Giancarlo Dillena

 

È stato un momento importante, nella sala-conferenze della palazzina dì Bruxelles, quando il presidente Spielkind (Germania) ha presentato, dopo tre anni di lavori, il rapporto del Comitato per il regalo educativo, voluto dalla Commissione europea «per favorire una presa di coscienza dell’importanza di una scelta corretta dei regali natalizi destinati ai bambini». Per ora si tratta solo di una Raccomandazione, ma Spielkind si è detto fiducioso circa la sua trasformazione, a breve, in norma imperativa, da inserire nel già ricco «acquis communautaire». Il documento è introdotto da un ampio preambolo in cui, dopo aver sottolineato il significato simbolico, culturale e formativo del giocattolo, si richiama l’attenzione sui gravi rischi connessi con una scelta sbagliata, che potrebbe «incidere negativamente sullo sviluppo psico-socio-antropo- civile dei futuri cittadini europei». Si comincia quindi, come logica impone, con una lista di regali da censurare. In testa stanno i giocattoli che «favoriscono aggressività e spirito bellicoso»: naturalmente le armi, a cominciare da quelle ad acqua per i più piccoli; ma anche le tutine mimetiche e simili.

 

Con l’eccezione della «piccola uniforme del casco blu», con la scritta «I try to be a peacekeeper». Seguono i giocattoli «sessisti, che rafforzano gli stereotipi di genere»: quindi niente bambole e bambolotti il cui sesso potrebbe essere individuato, anche se solo dai bimbi più svegli. Per contro sono ammessi i pupazzetti che promuovono l’«accettazione del diverso», come quello mostrato dal vicepresidente della commissione, l’inglese Playful: tre soggetti di indefinita natura, ma di colore diverso, con abiti che ricordano varie culture. Alla domanda di un giornalista, che chiedeva perché non si fosse semplicemente puntato sugli animali di peluche, il commissario ha avuto un sussulto: da bandire assolutamente, perché diffondono una visione «umanizzata» del mondo animale, irrispettosa della sua «vera natura». Incoraggiati, per contro, i peluche «istruttivi», come quelli che imitano organi sessuali e permettono ai bimbi di «scoprire divertendosi i meccanismi della riproduzione umana». Al capitolo «giochi di società» sono finiti all’indice tutti quelli che diffondono ideologie sbagliate, istigando ad esempio alla «sete di guadagno» (come Monopoly). Idem per quelli che comportano «esclusione» (faccio meno punti e resto fuori) e quelli che «rappresentano in modo semplificato i ruoli sociali» (guardie e ladri). Benvenuti invece quelli che educano al senso civico, come «Inventa una nuova normativa UE!». Una reporter ha aggiunto: «Quindi anche il gioco Democrazia diretta , che tanto successo ha in Svizzera?».

 

«Non è adatto a tutte le età», ha replicato un po’ stizzito il secondo vice-presidente, il portoghese Brinquedo. Molta attenzione è stata posta naturalmente al capitolo «nuove tecnologie ludiche». Al bando senza riserve, evidentemente, tutti i videogame violenti. Ma anche il semplice accesso a Internet può celare «gravi insidie»: da qui la richiesta di programmi di sorveglianza a tappeto, gestiti da un’apposita authority centrale. «Perché non dai genitori?» ha chiesto qualcuno. Risposta della commissaria francese Maitresse: «Saranno chiamati a collaborare. Ma vogliamo garantire ai bambini una vigilanza neutrale». Visto poi che uno dei rischi maggiori è costituito dalla dipendenza, per chi sta troppo davanti allo schermo, si preconizza un timer generalizzato, che stacchi il collegamento dopo 43 minuti e 17 secondi. Alla domanda: «Perché questo timing così preciso?» il commissario danese Stopur ha spiegato che è il risultato di diversi anni di studi nei vari Paesi UE, seguiti da un ancor più lungo negoziato per trovare un compromesso accettato da tutti. In conclusione si è messa particolare cura nel valorizzare i prodotti specificamente educativi, come i documentari sulla natura e il suo rispetto. A mo’ di esempio è stato proiettato un video in cui si vedono animali diversi, predatori e prede, vivere armoniosamente insieme in un parco naturale, con sullo sfondo un grande cartellone: «Sotto il patrocinio dell’Unione europea – Nel segno della pace e della cooperazione».

 

C’è stato solo un piccolo intoppo: a un certo punto sono passate alcune immagini in cui si vedeva un branco di iene in procinto di avventarsi su un maialino selvatico. Bloccato prontamente il video, Spielkind si è affrettato a precisare: «Scusate l’errore. Naturalmente toglieremo questo passaggio dalla versione definitiva. Sarebbe traumatico per i nostri piccoli, futuri cittadini». Qualcuno ha osservato che la scena gli ricordava qualcosa, a proposito di UE. Ma Spielkind ha tagliato corto, chiudendo l’incontro. Con tanti auguri a tutti.

 

Giancarlo Dillena

 

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