La voce dei cittadini e il volume

 

= PROPONIAMO UN ARTICOLO DEL DIRETTORE DEL CORRIERE DEL TICINO, SIG. GIANCARLO DILLENA, PUBBLICATO IL 5 NOVEMBRE 2014, NEL QUALE, CON VERO SPIRITO DEMOCRATICO ELVETICO, ACCENNA A CERTE â??DEMOCRAZIE DALL’ALTO?, CON CHIARO RIFERIMENTO ALLA NOSTRA SGANGHERATA PSEUDO DEMOCRAZIA. SIAMO SEMPRE DEL PARERE CHE NOI ABBIAMO MOLTO DA IMPARARE DALLA SVIZZERA, IN TERMINI DI DEMOCRAZIA…. E DI ALTRO! F.C.

 

Giancarlo Dillena

 

Si può trattare la democrazia diretta come un altoparlante, ricorrendo alla manopola del volume per abbassarlo ogni volta che emette suoni non graditi ad una parte degli ascoltatori? Direi proprio di no. Perché la democrazia diretta non è semplicemente un megafono al servizio dell’una o dell’altra parte, per gridare più forte; è una colonna portante e insostituibile su cui si regge, nella sua collaudata peculiarità, l’intero sistema democratico elvetico. È l’istituto che permette alle scelte politiche di ancorarsi nel tessuto sociale del Paese. Nella forma, quando la risposta delle urne è positiva, di un consenso attivo e non solo – come avviene altrove – in quella di un’accettazione passiva, quando non semplicemente rassegnata.

 

E, quando la risposta è negativa, in quella di un segnale chiaro e inequivocabile della necessità di cercare nuove strade; per ritrovare, con una soluzione condivisa, quella sintonia fra il cittadino e i suoi eletti che sola permette di implementare efficacemente le decisioni. Questi concetti vanno tenuti sempre presenti. In particolare quando, come nei tempi recenti, si assiste ad un moltiplicarsi di «riflessioni» critiche sul funzionamento della nostra democrazia diretta e sui rischi connessi ad eventuali «abusi». Si riflette, in queste ansie, il disagio generato in una parte della classe politica (ma anche degli ambienti economici) dai risultati di recenti votazioni popolari, prima fra tutte quella «contro l’immigrazione di massa», che tanti grattacapi sta provocando nei rapporti con l’UE.

 

E con esso il timore che questo stesso risultato possa incoraggiare ulteriori iniziative e referendum analoghi, nel segno di una crescente destabilizzazione della governabilità del Paese e delle sue relazioni internazionali. Preoccupazioni legittime e fondate, che non solo possono, ma devono animare un dibattito allargato. Purché questo non si concentri su un unico obiettivo: quello di togliere peso e incisività alla democrazia diretta per rendere più libero da possibili «intralci» il cammino delle scelte politiche calate dall’alto. Se da un lato è sicuramente giusto non considerare gli istituti della democrazia diretta, quali oggi li conosciamo, come un tabù intoccabile, ma piuttosto come un sistema imperfetto e quindi perfettibile, dall’altro non bisogna dimenticare che essi si inseriscono in un equilibrio complesso e delicato, storicamente consolidato, che non può essere modificato senza incidere sulla sostanza. Ciò non significa che le scelte popolari siano sempre le migliori possibili. A seconda dell’oggetto, del contesto, di fattori contingenti, il voto può anche generare situazioni di impasse e difficoltà non facili da gestire, per chi governa. In questo caso il primo elemento da cogliere è che le soluzioni bocciate sono quantomeno percepite come insoddisfacenti, premature e inadeguate.

 

E su questo bisogna quindi prioritariamente lavorare, in vista di superare il nodo, piuttosto che rifugiarsi nel catastrofismo di chi bolla ogni scelta contraria alle proprie convinzioni come una sorta di naufragio apocalittico. Anche e soprattutto perché il meccanismo stesso della democrazia diretta contiene le premesse per andare oltre. Permette infatti, per chiara indicazione costituzionale, di tornare in qualsiasi momento sul tema, all’insegna di nuove possibili soluzioni, che tengano conto delle scelte fatte ma anche e soprattutto dei problemi che il dibattito ha fatto emergere. In questo stanno la forza e il grande pregio del sistema misto elvetico, pur con i suoi inevitabili e innegabili limiti (complessità, lentezza, difficoltà nel conciliare sensibilità a volte molto distanti).

 

Giancarlo Dillena

 

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