Noi bersaglio, non causa del terrorismo islamico

 

“PROPONIAMO UN ARTICOLO DI GIUSEPPE LAPERCHIA, ESTRATTO DAL CORRIERE DEL TICINO DEL 24 OTTOBRE 2014, OVE SI TRATTA DEL GRAVISSIMO PROBLEMA CONTINENTALE COSTITUITO DAL TERRORISMO ISLAMICO. ANCHE IN SVIZZERA E FINALMENTE ANCHE IN EUROPA SI SONO ACCORTI DI QUESTO TRAGICO E PERICOLOSO FENOMENO: SPERIAMO CHE ALLA FINE QUALCUNO REAGISCA E NON SI LIMITI A PARLARE. “

 

Giuseppe Laperchia

 

È diventato corrente da noi raccomandare cautela e circospezione nel parlare di terrorismo islamico, per non rinfocolare le ire che lo alimentano. E in una trasmissione della televisione nostrana qualcuno ha sostenuto che soltanto così è possibile scongiurare la diffusione dell’islamofobia. Quando invece è proprio tale raccomandazione ad essere già dettata dalla paura dell’Islam. E, occorre aggiungere, dal masochismo o senso di colpa che da tempo insidia lo spirito di noi occidentali. Masochismo al quale cediamo anzitutto dietro istigazione del pregiudizio multiculturale. Secondo il quale si ritiene che tutte le altre culture meritino rispetto fuorché la nostra. Tutte le altre meritino di essere salvate fuorché la nostra.

 

A tutte vadano riconosciuti pregi, fuorché alla nostra che andrebbe invece condannata e liquidata senza riguardo. L’Occidente insomma sarebbe là causa di tutti i problemi che assillano le altre aree culturali, anzi di tutti i mali del mondo. Noi ci dobbiamo perciò addossare la colpa pure dei misfatti del terrorismo islamico, come abilmente ha insinuato alcune sere fa il conduttore della trasmissione RAI «Piazza pulita». Per cui invece di protestare per il fatto che l’Occidente è divenuto il bersaglio di ogni jihad, ci viene raccomandato di non dar peso alle offese di cui è oggetto la tradizione culturale occidentale e perfino alle persecuzioni sempre più frequenti e cruente contro i cristiani. Ci viene insomma imposto di cospargerci il capo di cenere e di vestire il saio del perpetuo contrito in nome di quella «tirannia della penitenza», che Pascal Bruckner ha stigmatizzato come il sintomo più evidente del masochismo occidentale. A motivo del quale si arriva addirittura a giustificare il terrorismo islamico perfino nella versione oltremodo feroce da esso assunto nel movimento dell’ISIS sotto la guida di Abu Bakr al Baghdadi, autoproclamatosi califfo.

 

A dare man forte a questo giustificazionismo concorre la vecchia ideologia anticapitalistica sorta con il marxismo ma sopravvissuta fino ad oggi grazie a élite intellettuali soprattutto occidentali. Le quali non hanno smesso di rigenerarsi insieme ad ogni nuova generazione, continuando a immaginare utopie o visioni del mondo alternative che non possono essere realizzate se non sulle ceneri del capitalismo e dell’Occidente. Per cui ogni movimento politico che inalbera la bandiera dell’anticapitalismo è da giustificare e da sostenere. Anche se assume un volto totalitario e terroristico. E rappresenti un pericolo letale proprio per la civiltà e la cultura occidentali. Questa intellighentsia occidentale è perciò sempre incline a solidarizzare col movimento antioccidentale che di volta in volta sale alla ribalta politica e mediatica dentro o fuori l’Occidente. Almeno dai tempi in cui ha giustificato e sostenuto l’ideologia anticapitalistica di stampo comunista in tutte le salse, soprattutto in quelle più tossiche (stalinismo, maoismo, eccetera).

 

Ma ancora più avvilente, se possibile, è il dover ammettere che tutto questo nostro masochismo o senso di colpa, tanta cautela e circospezione, non servono. Dal momento che il terrorismo islamico non è di natura reattiva ma propositiva, come da sempre va ripetendo Magdi Cristiano Allam. È dettata da mere ragioni ideologiche, tipiche cioè di ogni ideologia rivoluzionaria, d’ogni scelta rivoluzionaria per sua natura dogmatica e unilaterale. Non da scatenanti condizioni di intollerabile sfruttamento. Non rappresenta perciò una reazione inevitabile a queste ultime, ma scaturisce autonomamente dal folle proposito d’imporci, come è nell’indole d’ogni movimento animato da ideologia di stampo salvifico, la propria fede o la propria visione totalitaria del mondo. In odio naturalmente all’Occidente e ai suoi valori portanti: cristianesimo, libertà e democrazia. Il grande storico della rivoluzione francese Francois Furet ha spiegato come già il terrorismo giacobino «esaspera il significato delle circostanze che in gran parte contribuisce a creare; perché non esistono circostanze rivoluzionarie, bensì una rivoluzione che si alimenta delle circostanze».

 

E ancora: «Il terrore si deduce dal discorso rivoluzionario. La verità è che il terrore fa parte dell’ideologia rivoluzionaria». uai canio suo i ocquevme, come ci ricoraa paolo Mieli, aveva già notato cne la presa aena Bastiglia era stata preceduta da un ventennio di benessere. Per dire che una rivoluzione non è innescata necessariamente da condizioni economiche non più sostenibili, quindi rivoluzionarie. Ma che l’ideologia (il progetto) rivoluzionaria di per se stessa, per proprio conto, risulta alla fin fine veramente determinante.

 

Giuseppe Laperchia

Lascia un Commento

VOCI DEL NORD ospiterà gratuitamente suggerimenti e scritti d'interesse generale inviati dai visitatori, i quali ne assumeranno l'esclusiva responsabilità ad ogni effetto di legge.

La Redazione

Categorie
Count per Day
  • 104236Totale visitatori:
  • 19Oggi:
  • 20Ieri:
  • 184La scorsa settimana:
  • 417Visitatori per mese: