Nuovi volti, vecchi problemi

 

Osvaldo Migotto

 

Il premier italiano Matteo Renzi è sempre abile nell’enfatizzare i propri successi. Se in casa  propria fatica a mettere in ordine i conti pubblici e a rilanciare l’economia, sul fronte europeo si sta dando molto da fare per mostrarsi dinamico e concludente. Da quando lo scorso 1. luglio l’Italia ha assunto la guida semestrale dell’UE la visibilità internazionale del premier italiano ne ha sicuramente guadagnato. In particolare Renzi ha vinto, nel vertice UE di sabato scorso, la battaglia per assicurare a un politico italiano l’incarico di Alto rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune (PESC).

 

La guida del «Ministero degli esteri» europeo è infatti andata a Federica Mogherini, cavallo su cui Renzi aveva puntato da tempo. Ma in Italia vi è chi non si aspetta grandi vantaggi, sul fronte interno, da questa nomina. È da mesi che Roma cerca di coinvolgere L’UE nella gestione dell’emergenza profughi, ma di aiuti concreti per affrontare il grande flusso di migranti che quasi quotidianamente sbarcano sulle coste italiane, finora dagli altri partner europei non ne sono arrivati. Certo, con la nomina della Mogherini alla guida del PESC e del polacco Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo l’UE esibisce volti nuovi e più giovani. Ci si potranno forse attendere un maggiore entusiasmo e più energie dai due neoeletti.

 

Ma se i volti cambiano, per l’UE i vecchi problemi restano invariati, mentre se ne aggiungono dei nuovi più che mai preoccupanti. In primis la crisi ucraina, e poi la recente ma grave minaccia portata agli equilibri mediorientali, e non solo, dai sanguinari jihadisti del cosiddetto Stato islamico (ISIS). I vecchi problemi sono invece rappresentati dal delicato gioco degli equilibri all’interno del Club di Bruxelles. Un club che con il passare degli anni è andato crescendo, per vastità e numero di Stati membri, ma che oggi si trova a distanza di anni luce da queir obiettivo di integrazione politica ed economica sognato dai padri fondatori dell’Europa unita. L’integrazione economica è sicuramente progredita maggiormente di quella politica, ma ora, complice la grave crisi che tocca numerosi Stati dell’UE, e oggi non risparmia neppure la Germania, sembra non rispondere più alle aspettative. La parola d’ordine, sebbene Renzi ed alcuni altri leader europei storcano il naso, resta rigore e riduzione del debito pubblico.

 

La Merkel dunque ha fatto un regalino al premier italiano appoggiando la nomina della giovane Mogherini alla guida della diplomazia europea, ma in compenso ha piazzato il polacco Tusk alla guida del Consiglio europeo. Non è solo il primo politico dell’Europa dell’est ad assumere un incarico di prestigio ai vertici dell’UE, ma anche un conservatore, in sintonia con la cancelliera tedesca, che durante gli anni passati alla guida del Governo polacco ha saputo mettere ordine nei conti pubblici e rilanciare l’economia del suo Paese. Ad ogni modo tanto la Mogherini quanto Tusk, pur con tutta la loro buona volontà e il loro entusiasmo, si troveranno ad operare con i vecchi meccanismi che regolano il funzionamento del Club di Bruxelles.

 

Primo fra tutti la forza e la centralità, a livello decisionale, del Consiglio europeo, ossia i capi di Stato e di Governo che si riuniscono regolarmente per discutere e tracciare le scelte dell’UE. Certo, anche la Commissione e il Parlamento UE hanno un loro peso nelle decidere la rotta da seguire, ma l’ostilità di singoli Stati o gruppi di Stati a certe scelte europee continuano a rappresentare un forte ostacolo allo sviluppo di politiche europee comuni. Un imminente banco di prova sarà la scelta, o meno, di nuove sanzioni contro la Russia, per la sua aggressione nei confronti dell’Ucraina.

 

Osvaldo Migotto

 

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