LA MOSCHEA DI MILANO E I FRATELLI MUSULMANI

 

CORRIERE DEL TICINO del 08.02.14

 

di Marco Alloni

 

img-giornalistaPermettere ai Fratelli musulmani di contribuire alla nascita di una grande moschea a Milano è pura scelleratezza. Ciò che la giunta Pisapia confonde con un atto libertario è infatti la negazione di quel principio di relativismo che contraddistingue la sinistra europea dal suo nascere, È sul crinale fra tolleranza e intransigenza che si fonda lo spirito democratico. Non sulle concessioni à tout prix. Si può tollerare il tollerabile ma nessuna cultura libertaria può spingersi a rinunciare all’intransigenza verso l’intollerabile Come la libertà, anche la tolleranza ha un limite. E il limite di tollerabilità della Fratellanza musulmana dev’essere posto fuori da ogni retorica dell’accoglienza e aprioristico rispetto dell’alterità.
I piani vanno distinti: un conto è accogliere l’Islam e i musulmani, altra questione assumere l’Islam politico, il sala- fismo e il jihadismo come espressioni culturali compatibili con la tradizione illuministica europea. Il relativismo è fondato su un paradosso irrinunciabile: o è assoluto o non è. Nell’assolutismo del relativismo non c’è spazio per il rispetto non reciprocato. Se non teniamo conto di tale apparente aporia non capiamo alcunché. Soprattutto non comprendiamo che sostenere la costruzione di luoghi di culto adeguati per i musulmani d’Italia non equivale a soprassedere su quali frange della galassia islamica li sostengano. Il discorso critico sulla presenza islamica in terra europea si declina spesso in termini di razzismo. 0, meno ideologicamente, di politica securitaria. Entrambi gli approcci sono inadeguati.
Se è vero che temere t’islamizzazione dell’Europa è leghismo di stampo fal- laciano ofallacismo di stampo leghista – e in entrambi i casi pregiudizio antistorico – è vero infatti che ridurre la questione, con l’avvento di nuovi centri di proselitismo islamico, al pericolo terroristico o al possibile deteriorarsi dei rapportifra cristiani e musulmani, circoscrive il problema ai suoi epifenomeni. E pone al centiv solo la vieta problematica dell’integrazione. Quando, più drammaticamente, il problema sarebbe da porsi semmai in termini di compatibilità culturale. Il caso Abu Imad, condannato a 3 anni e 8 mesi per associazione a delinquere con finalità di terrorismo e poi consegnato all’Egitto, nonché le numerose inchieste penali legate al Centro culturale islamico di viale Jenner, evidenziano il problema delle infliltrazio- ni quaediste e jihadiste sul territorio italiano, e quello delle possibili derive terroristiche all’interno dell’Islam della diaspora. Nonché il rischio di recrudescenza nei conflitti interconfessionali (compresi quelli di conio antisemita e antisionista).
Ma questi sono appunto epifenomeni. La matrice del problema è in primo luogo net pensiero univoco. L’Islam politico – che ha nel deposto presidente egiziano Mohammad Morsi la sua incarnazione istituzionale – non è l’Islam come viene proposto, interpretato e diffuso dalla maggioranza dei musulmani egiziani ed europei. È l’ideologia che ha trovato nella scriteriata governarne di Morsi il suo modello ideale e pone a suo fondamento quella stessa discriminazione che caratterizza ogni totalitarismo e ha prodotto, in un solo anno, la più straordinaria opera di repressione nei confronti dell’alterità – e dunque del relativismo – che sistema di governo abbia mai conosciuto, almeno in Egitto. In perfetta antitesi con il principio culturale e politico che trova nel pluralismo il suo nume tutelare e nella democrazia la sua realizzazione, il pensiero univoco è la grande insidia da cui dobbiamo stare in guardia.
Né l’Islam wahabita – che pure cerca attraverso il suo sostegno all’esercito di El-Sisi di contenere la resistenza dei Fratelli in Egitto – né l’Islam qata- riota – che con Al-Jazeera promuove smaccatamente il progetto difratelliz- zazione avviato da Morsi – sono istanze in grado di trovare un minimo tollerabile livello di compatibilità con i principi democratici e il pluralismo. E se questi sono ifinanziatori della prossima grande moschea di Milano, una politica di apertura prona al più stolido dei libertarismi sarebbe non solo un errore politico e securitario ma la più sciagurata contraddizione di quelle ragioni che han determinato l’affermarsi della sinistra illuminata europea di cui Pisapia si professa rappresentante.
di Marco Alloni

Lascia un Commento

VOCI DEL NORD ospiterà gratuitamente suggerimenti e scritti d'interesse generale inviati dai visitatori, i quali ne assumeranno l'esclusiva responsabilità ad ogni effetto di legge.

La Redazione

Categorie
Count per Day
  • 102485Totale visitatori:
  • 3Oggi:
  • 42Ieri:
  • 230La scorsa settimana:
  • 783Visitatori per mese: