Il venerdì nero degli italiani

 


PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO APPARSO IL 24 GENNAIO SUL CORRIERE DEL TICINO E FIRMATO DA ANDREA COLANDREA. Come possiamo notare i vicini svizzeri ci osservano e criticano. Fortunati loro che possono vantare un fisco civile e moderato. F.C.

 

COMMENTI – CORRIERE DEL TICINO del 24.01.2014 – di Andrea Colandrea

 

Tutti lo sanno: l’Italia è e resterà un paese dal fisco estremamente esoso. Lo sanno le imprese, migliaia delle quali, a ritmo impressionante, sono state e continuano ad essere costrette a chiudere i battenti, schiacciate dalle inclementi cartelle esattoriali cui non riescono a far fronte; lo sanno benissimo anche i cittadini comuni, tartassati da politiche governative che li chiamano in causa con prelievi fiscali sempre più invasivi, ogni qual volta che si avvicina una scadenza di pagamento protesa a rimpinguare le casse (senza fondo) dello Stato.

 

Ma c’è un fardello in più a pesare sul martoriato contribuente italiano che va a braccetto con i nuovi balzelli che via via si presentano sul suo cammino: quello delle modalità di riscossione di questi stessi tributi da parte di Equitalia: un ente, detto per inciso, che di equo non ha proprio nulla, anzi, che per coerenza, dovrebbe trovarsi un altro nome, dato che le disparità fiscali esistenti nel Paese – in particolare nel confronto tra ceti meno abbienti e classe politica – hanno una velocità di crociera tutta loro e che nonostante i ripetuti proclami dei leader politici, non accennano a diminuire. Si diceva delle modalità di riscossione. Quest’oggi, in tutta Italia, è “il venerdì nero”.

 

In quasi 2400 Comuni dalla Lombardia alla Sicilia, i cittadini – entro stasera – sono stati chiamati a versare la mini-IMU, ovvero parte della famigerata tassa sulla proprietà immobiliare, promossa dal governo Letta tra mille peripezie partitiche, e che è mirata ai proprietari di prime case e relative “pertinenze”, titolari di terreni agricoli e all’insieme di coloro ai quali la legge riconosce gli obblighi dell’imposta più discussa nella vicina Repubblica (gli italiani residenti all’estero ne sono stati risparmiati, almeno per ora), È inoltre pure la data di scadenza per il versamento della Tares, la tassa sui rifiuti (col “modello 24” o bollettino postale), che ognuno, in una corsa contro il tempo, ha dovuto cercare di saldare a modo suo per evitare l’onta delle sanzioni e degli interessi di mora dall’entità comunque sempre poco trasparente al cittadino medio. Inutile dire che la corsa al versamento della tassa si è trasformata in una “via crucis” per milioni di italiani.

 

Gli organi d’informazione d’oltre confine, negli scorsi giorni, hanno registrato situazioni davvero imbarazzanti, in virtù delle quali la nota inventiva italiana va purtroppo letta in chiave tutt’altro che creativa. E ciò anche alle porte del Canton Ticino: nelle vicine Province di Como e di Varese, ì contribuenti, un po’ come in tutta Italia, hanno invaso in massa i locali CAF, i Centri d’assistenza fiscale e gli stessi sportelli comunali, sobbarcandosi – documenti in mano – colonne chilometriche per assecondare i propri doveri fiscali. Colonne che a più di qualche cittadino (e commentatore) hanno ricordato i tempi del comunismo, in fila per acquistare un tozzo di pane. Molti contribuenti hanno lamentato il tempo perso, la tortura di stare in colonna sacrificando famiglia e lavoro e soprattutto, la paura di poter tornare a casa senza “il risultato” in tasca. Per versare alcune decine di euro, l’apparato amministrativo è andato completamente in tilt.

 

Il “caos”, a rigor del vero, era stato annunciato anzitempo e a poco sono valsi i tentativi del Fisco romano di distribuire informazioni mirate via Internet: un cittadino su tre ha scoperto allo sportello che non doveva pagare nulla. Il contributo da versare per la consulenza ottenuta sulla mini-lmu ai padronati, resta considerato un pegno dovuto, non di rado superiore all’importo della stessa tassa. Ma tant’è. Alcuni Comuni, alle strette (è il caso di Bologna) sono stati costretti a imporre ai propri cittadini di fare i propri calcoli da soli.

 

Fino alla prossima tassa. Che è già in arrivo, dato che si prevede che nell’anno in corso la Tasi (la “tassa sui servizi indivisibili”), nasce con un buco di 160 milioni di euro. Coraggio, qualcuno li pagherà e c’è chi già pensa al salasso per il proprio portafoglio e alla tortura di doversi mettere nuovamente in fila.

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La Redazione

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