QUANDO L’UMP RINCORRE MARINE LE PEN

 

“NOI ITALIANI SIAMO ORMAI ALTAMENTE SENSIBILIZZATI AI PROBLEMI DELL’IMMIGRAZIONE – MALGRADO L’IPOCRITA POLITICA DEL GOVERNO CATTOCOMUNISTA ( vedi lETTA E KJENGE) – ED A QUESTO PROPOSITO RITENIAMO INTERESSANTE E PROPONIBILE UN ARTICOLO FIRMATO DA OSVALDO MIGOTTO, APPARSO SUL CORRIERE DEL TICINO IL 23 OTTOBRER 2013.- BUONA LETTURA.” F.C.- La Martinella

 

CORRIERE DEL TICINO del 23.10.13

 

di Osvaldo Migotto

 

In Francia il Front National (FN) di Marine Le Pen ha il vento in poppa. Così almeno dicono gli ultimi sondaggi, come pure un recente ballottaggio a Brignoles, nei pressi di Marsiglia, nel quale il candidato del FN si è imposto sul rivale del centrodestra. Il diffuso malcontento popolare determinato dalle pesanti conseguenze della prolungata crisi economica e l’abilità della nuova leader dell’estrema destra francese (che respinge l’etichetta di estre¬ mista) stanno mettendo in serie difficoltà i partiti tradizionali. I socialisti del presidente Francois Hollande, al potere dallo scorso anno, hanno provato ad introdurre una serie di misure per rilanciare occupazione e crescita economica, senza però riuscire ad innescare una vera inversione di tendenza.

 

L’UMP (Union pour un mouvement populaire) dopo l’uscita di scena dell’ex presidente Nicolas Sarkozy è andato in crisi per una guerra intestina scoppiata quando si è trattato di scegliere il nuovo leader del partito. Ora il presidente dell’UMP, Jean-Fracois Copé, sembra voler riguadagnare terreno sulla scena politica nazionale, approfittando anche del progressivo crollo dei consensi registrato dall’inquilino dell’Eliseo. Il cavallo di battaglia col quale Copé intende conquistare i francesi pare sia quello dell’immigrazione. Proprio ieri il leader dell’UMP ha annunciato che entro la fine dell’anno intende presentare una proposta di legge che preveda la fine dell’acquisizione automatica della nazionalità per i figli di stranieri nati sul territorio francese.

 

L’immigrazione è un tema rovente anche in altri Paesi europei, dove la crisi economica ha ridotto le disponibilità finanziarie dello Stato, costringendo le autorità ad apportare tagli a varie voci della spesa pubblica. Ciò evidentemente ha rimesso in discussione anche la solidarietà nei confronti dei Paesi più poveri e di chi da quei Paesi cerca di fuggire in Europa per costruirsi un futuro che spera sia migliore. Ma in Francia di immigrati, secondo gli slogan del Front National, ce ne sono già troppi e, visto il crescente flusso di disperati che fuggono dal Nord Africa ma anche da altri Paesi travolti da guerre o affamati dalla crisi economica, le ricette del FN rassicurano molti francesi. È probabilmente per questo che Copé ha deciso di lanciare la sua offensiva politica puntando su una delle tematiche che di questi tempi stanno facendo più che mai la fortuna politica di Marine Le Pen. Ma la scelta di Copé, apparentemente astuta, non è priva di insidie. Dalle file del Front National si sono infatti già levate voci ironiche che accusano il leader dell’UMP di proporre le stesse ricette del FN in forma edulcorata. All’interno del suo stesso partito Copé ha già dovuto registrare delle voci critiche. Come quella dell’ex ministro Patrick Devedjian che ha fustigato la proposta del presidente dell’UMP. Non certo più tenera è stata la reazione da parte del Partito socialista (PS).

 

Il portavoce del PS David Assouline ha ieri rammentato che l’abolizione del diritto di cittadinanza per chi nasce sul territorio francese è una proposta faro dell’estrema destra francese da oltre 25 anni. «Così facendo conclude Assouline – la destra repubblicana si radicalizza e si lancia in una corsa dietro al Front National a cinque mesi dalle elezioni municipali». Copé, pur riconoscendo che la legge sulla nazionalità rappresenta un «totem» per la Francia, giustifica la sua scelta affermando che bisogna sopprimere tutto ciò che attira l’immigrazione clandestina. Bisognerà ora vedere quanto queste sue rassicurazioni convinceranno i francesi sulla bontà della sua iniziativa legislativa. Di sicuro il tema farà discutere dentro e fuori le frontiere francesi, dove il tema immigrazione è diventato più che mai scottante.

 

di Osvaldo Migotto

 

14 Commenti a “QUANDO L’UMP RINCORRE MARINE LE PEN”

  • Schwefelwolf:

    Non avverrà mai. Il Fronte Nazionale non vincerà mai le presidenziali.
    Dovesse però avvenire l'”impossibile”, l'”impensabile”, l'”inimmaginabile” – sarebbe la volta che i francesi, dopo aver dato un bel contributo a distruggere l’Europa (a piú riprese, dal 1789 al 1939) – potrebbero diventarne una (piccola) ancora di salvezza. Penso infatti che la Francia sia orami l’unico Paese in grado di far saltare il “progetto Europa” targato Bruxelles: è – de facto – l’unico Paese membro che abbia conservato un minimo di vera sovranità. Ed è l’unico che può mettere a nudo la truffa collettiva cui viene sottoposta, dai tempi di Maastricht e di Lisbona, l’Europa – intesa come insieme di Stati sovrani (a parte la Germania, che fa numero a sé, non essendo sovrana neanche de jure). Gli altri Stati della “UE” – “Unione”? – sono solo pedine. E’ imbarazzante sentire i “nostri” politici parlare come se l’Italia – in Europa – avesse un valore concreto, superiore a quello di una qualunque scartina, come se qualcuno – a Bruxelles, a Parigi, a Bonn (pardon: volevo dire Berlino) o a Francoforte – si interessasse di ciò che pensa o fa l'”Italia”: quella di Badoglio o di Andreotti, di Berlusconi, di Prodi o di Letta. Ma la Francia – anche grazie a de Gaulle – non è l’Italia: e se la Le Pen dovesse veramente un giorno arrivare a quel famoso “51%” …, be’: stapperei una bella bottiglia di champagne. Francese, ovviamente.

  • gl lombardi-cerri:

    I leccapiedi che ci governano sperano sempre in un tozzo di pane che la Germania lasci distrattamente cadere . Ritengo tale speranza vana poichè nessuna delle grandi nazioni , Germania in testa, ha dimenticato le innumerevoli figure di Pulcinella che l’Italia ha fatto nell’arco di decenni.
    Credo invece che lei farebbe bene a comperare una bottigli di champane francese, perchè qualla gente si ricorda ancora comesi fa a cacciare i mori e ad erigere e far funzionare egregiamente le ghigliottine.
    PS Se non ricordo male la Francia ha trattenuto il proprio oro: Non si sa mai:

  • lombardi-cerri:

    Credo che in sede europea l’Italia sia nota quasi esclusivamente per i “giri di valzer”.
    Per quanto riguarda la Francia, la inviterei ad acquistare una bottiglia di champagne, perchè è una nazione che ha cacciato i mussulmani con Carlomagno, ha istallato, al momento opportuno, le ghigliottine e ,con de Gaulle, ha mantenuto alta la dignità nazionale.
    P.S. Credo infine che l’oro della Banca di Francia, Parigi non l’abbia mai mollato, nonostante le pressioni.

    • Schwefelwolf:

      Accoglierei volentieri l’invito all’acquisto della bottiglia di champagne: preferisco tuttavia attendere la conferma degli eventi da festeggiare. Ripeto, resto scettico.

      Al margine vorrei inoltre – sommessamente – ricordare che la “Francia” di Carlomagno [e di Carlo Martello], quella che ha respinto gli islamici, non è quella dei Francesi bensí quella dei Franchi. Era – quello dei Franchi – un regno che si estendeva dalla Provenza alla Burgundia, a tutta la Germania occidentale e meridionale, fino all’attuale Austria: di quel regno la futura Francia era solo la regione occidentale. Ai quei temi non esistevano ancora né i “Francesi” né, tantomeno, i “Tedeschi”: gli albori della futura Francia si delineano all’orizzonte solo duecento anni dopo, con l’avvento al potere della dinastia capetingia

      Il fatto che i Francesi abbiano poi deciso di “scippare” disinvoltamente ai Franchi la dinastia carolingia – trasformando Karl / Carolus Magnus in un improbabile “Charlemagne” – rientra perfettamente in certe tradizioni d’Oltralpe: non sono stati forse i “cugini” francesi quelli che hanno “scippato” all’Italia il Rinascimento, riconfezionandolo nel marchio francese di “Renassaince”? Che bravi! Invece di ringraziare Caterina de Medici per aver insegnato loro l’uso della forchetta…

      Storie – e battute – a parte. Gli islamici respinti a Poitiers dai cavalieri “cristiani” erano comunque culturalmente (matematica, astronomia, filosofia) assai superiori ai loro avversari, ai difensori dell’Europa. Quelli di cui parliamo oggi non hanno nulla a che vedere con quegli islamici “illuminati”: quelli di oggi sono islamici semianalfabeti che proprio la Francia ha riversato – nel corso dell’ultimo secolo – a decine e centiniaia di migliaia sul resto d’Europa: dando loro prima un’uniforme francese e un fucile… e poi la cittadinanza francese.

      Credo che molti, e soprattutto molte, abbiano ancora molto “vivo” – nell’Italia del Sud – il ricordo di quelle “truppe coloniali” francesi (i “liberatori” marocchini, algerini, tunisini). Un ricordo peraltro molto simile a quello che altre truppe coloniali francesi hanno lasciato nelle regioni della Germania occupate dopo la I GM, dal 1919 al 1930 (Renania e Ruhr).
      Pochi ricordano, tuttavia, come sia stata proprio la Francia ad offrire la “cittadinanza automatica” – per diritto – all’intera popolazione di un-ex colonia maghrebina (cioè all’Algeria), innescando cosí un processo migratorio (dopo gli algerini sono arrivati – ovviamente – marocchini e tunisini) che si è trasformato nell’attuale “inarrestabile” (?) ondata.

      Se dopo aver combinato tutti questi disastri i Francesi dovessero oggi decidere di svegliarsi – in extremis – e di tirare il “freno a mano” (Le Pen): ben vengano ! Meglio tardi che mai! Parafrasando una conzonetta d’altri tempi: aspetto e spero. Ma non sono disposto a scommetterci un centesimo.

      Per quanto concerne – infine – l’oro: condivido la Sua valutazioe. Penso che se lo siano tenuto ben stretto, a differenza di quei disgraziati dei tedeschi che sono stati “sollecitati” a lasciare la gran parte delle loro riserve auree in “luoghi” (e mani) “piú sicuri”: cioè nel cavò della Federal Reserve di New York (da dove peraltro sembra sia sparito tutto o almeno la gran parte) nonché – in quantitativi minori – anche a Londra e a Parigi. I Francesi non hanno quindi solo il loro oro, ma anche una parte di quello tedesco.

  • lombardi-cerri:

    Non sono fanatico ammiratore dei francesi e di nessun altro in genere,però ammiro il guizzo che, di tanto in tanto, tirano fuori.
    Ed è questo che mi fa bene sperare.
    Non spero nei tedeschi perchè sono stati geneticamente quasi distrutti (20 ML di morti su circa 80 ML sono una bella percentuale)
    Non spero negli italiani perchè non sono mai esistiti, come nazione,avendo sempre avuto, DNA, cultra e storia robustamente diversi.
    Visto che Lei è particolarmente appassionato di storia La invito a rileggersi quella dell’invasionaraba della Sicilia e della Spagna, preceduta e accompagnata dalle scorrerie piratesch nel Meiterraneo .
    Alla luce di quanto accaduto sinora, non Le sembra che, non disponendo più della cultura di un tempo (neanche in minima parte) QUALCUNO stia mandando avanti i disperati con il progetto, armandoli in un secondo tempo, di riuscire a conquitare ciò che gli è stato impedito con Lepanto e Vienna ?
    E questo qualcuno come al solito, è sostenuto dai traditori italiani.

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Cerri,
    devo confessare che mi attendevo una Sua risposta: il nostro sta quasi diventando, piú che un romanzo, un dialogo via blog e trovo – con il nostro ospite Federico – che sia uno scambio interessante.
    Condivido la Sua visione del “guizzo” che i francesi riescono di quando in quando a produrre. Alla sua valutazione dei tedeschi aggiungerei che, dopo l’eliminazione fisica di tanti individui – (non credo tuttavia siano stati 20 milioni: a me risultano ca. 9 milioni: 3,25 Mio. di soldati, 3,64 Mio. di civili deceduti durante la guerra e oltre 2 Mio. di civili morti dopo la guerra in seguito a deportazioni, persecuzioni, linciaggi, violenze etc.) – i restanti/sopravvissuti sono stati oggetto di una pluriennale, meticolosa, capillare overdose di “rieducation”, che li ha trasformati, almeno apparentemente, in quella brutta copia di eunuchi “euroamericani” disposti ad accettare qualsiasi cosa pur di continuare a far soldi e a riempirsi di birra.
    Concordo anche per l'”Italia” che era – ed è rimasta – quella di Metternich: un’entità geografica.

    Confesso invece di conoscere assai poco la storia dell’invasione araba della Spagna e della Sicilia: l’unica cosa che (piú o meno) conosco è l’interessante ruolo che la cultura arabo-siciliana ha avuto nella formazione culturale e nella vita dell’imperatore Federico II di Hohenstaufen – non per nulla definito, nella storiografia tedesca: “il Siciliano”. Dovesse Lei alludere alle attrocità commesse da arabi e pirati saraceni, be’ direi che sarebbe necessario tener conto dei costumi dell’epoca. Se non ricordo male – ad esempio – il padre di Federico II, Enrico VI decise di garantire la successione al proprio figlio facendo rinchiudere a vita, in una torre, l’intera famiglia del proprio ex-contendente alla corona normanna, Tancredi di Lecce, ed in particolare il di lui figlio, ancora fanciullo. Per andare sul sicuro Enrico fece tuttavia evirare ed accecare il pargolo – prima di rinchiuderlo nella torre – in modo da escludere ogni eventuale successiva discussione. Diciamo che, a quei tempi, la crudeltà era la regola. Ma forse ho frainteso il Suo accenno.

    Sono, infine, pienamente d’accordo sull’esistenza di un QUALCUNO che mandi avanti questi “disperati” analfabeti e che li mandi qui a conquistare – con l'”arma” demografica della riproduzione a ciclo continuo e a spese dell'”organismo ospite – l’Europa. Non credo tuttavia che questo QUALCUNO sia arabo od islamico: penso anzi che – se vogliamo parlare di religione – si tratti, nel caso, di una religione assai piú antica, che ha – in molti suoi credenti – rappresentanti leader di quel potere che, dagli Stati Uniti, cerca di realizzare il mitico “one world” di rooseveltiana memoria: il mondo omogeneizzato, un immenso mercato di “consumatori” privi di qualsiasi forma di cultura, tradizione o identità, totalmente soggetti al controllo globale di un’elite di “illuminati”. Mi sbaglierò (anzi: spero di sbagliarmi) ma siamo ad un passo da Orwell…

  • lombardi-cerri:

    Caro Schwefelwolf,
    Riprendiamo i nostri discorsi, con i tedeschi.
    Dai milioni di morti (accetto pure il 9 come sostiene Lei) cui credo che andrebbero aggiunti i 6 ML di ebrei considerati “non tedeschi” dalle statistiche ufficiali e i tedeschi delle nazioni come la Cecoslovacchia, l’Alsazia e quanti sentendosi di sangue tedesco hanno militato nella Wehrmacht.
    Tutto questo pandemonio ha indubbiamente cancellato il Geist germanico, su cui potremo anche discutere in altro momento.
    Veniamo ai mussulmani.
    Ne ho viste troppe nella mia vita, per scandalizzarmi di quanto hanno fatto i giannizzeri durante le loro invasioni, anche perché l’unico progresso fatto dalla cosiddetta “cultura” moderna (non solo mussulmana) è stato quello di ammazzare la gente rapidamente, non tanto, malignamente penso,per risparmiare dolori agli ammazzati, quanto per risparmiare tempo, molto più economicamente “prezioso “ dei dolori altrui, ma seguitare ad ammazzare in misura crescente.
    Il mio invito,a Lei rivolto è stato invece quello di cercare di dare un senso all’attuale invasione, poiché a mio avviso, se vista sotto l’unico aspetto di gente in fuga non rappresenta assolutamente nulla.
    Le considerazioni che fa lei, circa il QUALCUNO, considerazioni fatte pensando ai sostenitori di una religione antica, mi lasciano perplesso in quanto non riesco a far quadrare l’atteggiamento generale di questo QUALCUNO con la non troppo decisa difesa di Israele, nonché con l’antisemitismo imperante.
    Pensando invece a qualcun altro , ricco di petrolio, mi viene dato da fare uno stretto parallelo con Solimano il Magnifico che stando tranquillamente a Costantinopoli, scatenava i suoi Visir tra cui in primis Sokolli all’assalto di Malta.
    Pensi, proprio di Malta !
    E’ interessante notare che i Cavalieri di Malta hanno resistito sino alla vittoria , mentre , anche allora l’Europa discuteva se e come e quando andare in soccorso.
    Noti lo strano parallelo con le situazioni attuali !

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Cerri,

    non per eccesso di pignoleria, ma per amor di oggettività storica vorrei precisare – a proposito dei 6 milioni – che (a) quei “6 milioni”, oggi imposti [pena incriminazione] come “incontestabili” per legge, sono uno dei tanti incerti prodotti di “Norimberga” e (b), quand’anche fossero una cifra “realistica”, si tratterebbe comunque di ebrei prevalentemente “orientali” (polacchi, ungheresi, bielorussi, rumeni etc.) e quindi comunque non tedeschi. Degli ebrei “originali” tedeschi (ca. 533.000 nel 1933) 304.000 avevano lasciato la Germania prima della guerra: dei 214 mila rimasti in Germania dovrebbero essere morti nei Lager o in seguito a persecuzione “da 160 a 180 mila” persone (fonte: United States Holocaust Memorial Museum, Washington, DC). Di questo, quindi, si tratta: 180.000 tedeschi di origine ebraica da aggiungere al “conto” delle vittime tedesche della guerra.

    Un’osservazione in merito ai “6 milioni” di Norimberga. A parte i legislatori – che per motivi evidentemente politici ritengono necessario “cementare” legislativamente (con sempre maggior durezza e determinazione, a 70 anni di distanza dai fatti!) una visione assiomatica di quell’episodio storico, per quanto avulsa dalla realtà oggettiva – non c’è, oggi, uno storico serio che sostenga ancora quel dato. Data la complessità della materia e la carenza di fonti realmente certe sarei personalmente portato a ritenere piú verosimili i dati – assai meglio studiati e sostenuti sul piano documentale – nel frattempo accettati anche dal World Centre of Contemporary Jewish Documentation di Parigi, cioè di “un massimo di 1,2 milioni di [ebrei] morti [uccisi dai tedeschi]”.

    Sulle ragioni di queste divergenze fra “definizione assiomatica” e “realtà storica”, sulle mille radici di questa distorsione e sui motivi che inducono oggi i politici a imporre d’autorità una determinata “definizione storica” insindacabile si potrebbero scrivere – e sono anche stati scritti – interi libri, ma non ritengo sia un tema da approfondire in questa sede. Certo è che sul piano morale le differenze numeriche non fanno, a mio avviso, alcuna differenza: ma la possono fare – e penso l’abbiano fatta – quando vengono messe sul piatto di una “bilancia delle rivendicazioni”. Comunque: ritenevo doveroso mettere qualche puntino su qualche “i”.

    Molto interessante trovo la Sua osservazione sulle peplessità che scaturiscono dalle “incongruenze” insite in un’ipotetica matrice ebraica della globalizzazione che sta travolgendo il nostro mondo (europeo), nei confronti della non troppo decisa difesa di Israele – da un lato – e di un “antisemitismo imperante” dall’altro. Fermo restando che la mia ipotesi è riferita ad un mondo (quello della “finanza internazionale”) che vede indubbiamente una fortissima presenza ebraica, ma non implica ovviamente l’inversione logica, che cioè tutti gli ebrei siano coinvolti nel progetto “globalizzazione”, ritengo che una risposta a questa incongruenza si possa eventualmente trovare, sul piano storico, nelle violente controversie che attraversarono il mondo ebraico negli ultimi decenni dell’800 e soprattutto nei primi tre decenni del XX Secolo. Mi riferisco al complessimo – e storicamente anche affascinante – rapporto fra ebrei “internazionalisti” e “sionisti”, per intenderci: fra quelli che volevano restare nella diaspora e quelli che lottavano per ricongiungere il popolo d’Israele nella biblica “terra promessa”. Pur avversando – per molteplici ragioni – il progetto sionista molti (influenti & potenti) ebrei (soprattutto americani) gli diedero comunque un forte appoggio, sia finanziario che politico (si pensi solo all’entrata in guerra degli USA nella I GM a fianco della Gran Bretagna ed il suo legame con la “dichiarazione Balfour”). Ritengo che quel controverso rapporto interiore di molti ebrei “internazionali” nei confronti di Israele – con mille risvolti di difficile lettura (almeno per un goi, per un non-ebreo), risvolti spesso legati a profonde radici religiose, oltre che ad altrettanto profonde riflessioni di ordine ideologico – spieghi le tante contraddizioni che ne condizionano (penso anche reciprocamente: da parte degli Israeliani nei confronti dei loro correligionari nel resto del mondo) i rapporti.
    Fatico invece a riscontrare un “imperante antisemitismo” – almeno nel mondo occidentale: certo, nel mondo islamico è un fenomento assolutamente dominante (per ragioni peraltro abbastanza comprensibili), ma in occidente?

    Altrettanto faticoso è, per me, vedere nei “bedduini petrolieri” una minaccia come quella a suo tempo rappresentata dagli Ottomani all’assalto della “fortezza Europa”. A costo di farla ridere: nei “petrolieri” vedo anzi – oggi – piú delle vittime che dei carnefici. Hanno/avevano una sola “arma” in mano, e cioè il loro “oro nero”.

    Chi di armi ne ha altre, un po’ piú letali, cerca di accapparrarsene il piú possibile a forza di “esportazioni di democrazia” (Irak, Libia etc.) e, quando gliene viene negato il pretesto, paga in contanti: con dollari che stampa a ruota libera a colpi di 80-100 miliardi/mese. Gli arabi sono – a mio avviso – fra le piú grandi vittime della crisi finanziaria mondiale: scatenata e gestita dai personaggi di cui sopra, che si possono letteralmente comperare il mondo, a colpi di migliaia di miliardi di “valuta virtuale” di cui hanno il monopolio (FED, BCE). Il discorso sarebbe molto lungo.

    Bei tempi, quelli di Malta, di Lepanto o di Vienna! Sic transit…

  • lombardi-cerri:

    Caro Schwefelwolf,
    non ho in animo di contestarle i dati sui morti tedeschi.
    Un fatto è certo: della mentalità tedesca di un tempo non vi è neppure la più pallida traccia.,
    Eccetto che in Austria e in Baviera! E ci sarà pure una causa genetica di questo enorme buco.
    Dove trova oggi in un qualsiasi tedesco che “ein Befehl ist immer ein Befehl !” “uno ordine è sempre un ordine “ dove “ist” ( è) corretto spesso con “bleibt” (“rimane”)di chiaro imperativo a grande estensione temporale ( quasi eterna).
    Tuttavia l’argomento che amerei continuare a discutere con lei è la questione del QUALCUNO.
    1.- La finanza internazionale ( cui Lei imputa sommessamente una certa propensione al dominio FISICO) ha mezzi per dominare il mondo senza dover ricorrere alle invasioni, anche perché non è nel carattere di quella gente di assumersi responsabilità gestionali di popoli.
    E lo ha dimostrato e lo dimostra con gli interventi sin qui facilmente attribuibili.
    2.-Lei dichiara i petrolieri “poveracci”. ( mi perdoni la mia esagerazione )
    A prescindere dal fatto che vorrei essere uno di loro non solo in termini economici, ma anche di potere, Le ricordo che Bin Laden era proprio uno di loro e che i successori di Komeini giocando sul petrolio ,sul nucleare (offensivo) e sul sostegno di tutte le rivoluzioni arabe , non scherzano.
    3.-Che ne direbbe se io affermassi anche che un certo appoggetto fosse dato anche dalla Chiesa di Roma nella convinzione ( speranza, dico io)di riuscire ad accordarsi, conservando una non trascurabile fetta del proprio potere ?

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Ceri,
    non mi resta che sottoscrivere…,
    Ovviamente il termine “poveracci” era da considerarsi in relazione con coloro che per fare miliardi di dollari/euro non hanno bisogno di vendere petrolio. A differenza dell'”oro nero”, l'”oro virtuale” di FED, BCE &Co. è infattri moltiplicabile all’istante e all’infinito. Per questo ritengo che – al CONFRONTO – gli arabi siano dei poveretti… Peraltro li ritengo assai meno pericolosi: loro combattono per una cultura – la loro – che io non posso naturalmente condividere, ma che resta identitaria, garantendo di conseguenza almeno il presupposto dell'”identitarietà”, quindi l’esistenza e la difesa delle differenze, fatto – questo – che il processo di “globalizzazione” non contempla ma, anzi, esclude in toto.A ben guardare la “lotta islamica” è nata anche come reazione all’imposizione di quella “cultura occidentale” (dollari, bichini e Coca Cola) che nascondeva (a malapena) il grande progetto globalizzante dell”‘One World’.

    Ovviamente mi associo alla Sua osservazione sui “poveracci”: anche a me non dispiacerebbe essere un “poveretto” di quel genere. E mi associo peraltro anche alla Sua affermazione sulla Chiesa (non solo di Roma). Su questa decida – come diceva Nietzsche – il nostro buon gusto.

  • lombardi-cerri:

    Carissimo Schwefelwolf,
    allargando la discussione sarei interessato a dibettere con Lei il contenuto del mio articolo “Un’Europa dei popoli non assomiglierebbe mai all’URSS” pubblicato questo mese su “lindipendenza”
    La saluto

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Cerri,

    accolgo volentieri il Suo invito. Ho letto il Suo articolo – che mi era sfuggito, causa una serie di impegni improrogabili, che mi terranno peraltro occupato per i prossimi 2-3 mesi – e ovviamente ne condivido pienamente la sostanza.

    In merito alla citata dichiarazione della Magli – ““Il progetto dell’ Unione è il frutto della visione cristiano-comunista, che domina in quasi tutti gli stati europei dalla fine della seconda guerra mondiale” – aggiungerei che questa “visione” è, a sua volta, frutto di un “progetto pregresso”, molto antecedente, cui rimanda – neanche tanto velatamente – il commento di Carlo De Paoli in coda al Suo articolo.

    Il “progetto Europa” nasce, di fatto, (a) dal cosiddetto “statuto della Ruhr” (che “internazionalizzava” – sotto controllo interalleato occidentale – le potenziali e contese risorse industriali del bacino della Ruhr, nella Germania distrutta/divisa/occupata), successivamente cosmeticamente trasformato in “CECA” (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), poi MEC, quindi CE e poi avanti tutta verso la UE, nonché (b) da quella rete di contatti internazionali comunemente indicata come “gruppo Bilderberg”. Ambedue queste “strutture” nascono – come accenna De Paoli – dall’attività di personaggi come Monnet (e non dimentichiamo Churchill, che appena finito di progettare l’eliminazione fisica di una buona parte della popolazione tedesca [ ad es. anche con il famigerato “Piano Morgenthau”] era improvvisamente “mutato” – da ex-arci-imperialista britannico – in grande promotore dell'”unificazione europea”.

    Motore del tutto era – e continua ad essere – una “visione” non tanto catto-comunista (questa ne è solo la versione “nostrana”) quanto globalista-mondialista nel senso (e nello spirito) dell’internazionalismo ‘liberal’ americano. Sulle radici di quell’internazionalismo ‘liberal’, che affondano nel passato almeno sino ai tempi di Wilson (e probabilmente anche piú in là, ma quello è un campo che [ancora] non conosco) ci sarebbe molto da dire – come dei tanti Baruch & Co.
    Basti ricordare che si è sempre trattato di ristretti circoli elitari con immensi poteri di “influenza” (stampa, radio, cinema): “circoli” che hanno portato l’America (USA) a conquistare – con due guerre mondiali – il controllo del mondo: ambedue le volte violando tutta una serie di leggi dello stesso Congresso americano e manipolando l’opinione pubblica americana – in toto – e quella mondiale in buona misura.

    E’ quindi naturale che anche il solo concetto di “etnia”, di “identità culturale-tradizionale” o di “sovranità nazionale” sia considerato – dai promotori del “progetto” – un termine ai limiti della bestemmia, cosí come l’idea di affidare ai “popoli” la facoltà di decidere del proprio destino. Ne deriva – come Lei giustamente rimarca – una totale ridefinizione concettuale: democrazia non è piú la libera decisione di una maggioranza ma ciò che “democraticamente” risponde ai principi etici di uno spirito “democratico” per definizione, cioè quello dell’internazionalismo liberal. Ciò che non soddisfa quei criteri è – eo ipso – antidemocratico, quindi “cattivo”. Con tutte le conseguenze.

    La piú grave di queste conseguenze è, a mio avviso, proprio frutto dell’impossibilità di giungere all’auspicata “integrazione” europea mantenendo le differenti identità e culture europee. Come “integrare” Francia e Germania? Olanda e Portogallo? Austria e Grecia? Molto piú facile – anzi quasi automatica – sarebbe/sarà l’integrazione fra un’Italia “brasilianizzata” ed una Germania o Francia a loro volta “brasilianizzate”. Quando ogni Paese ex-europeo avrà una popolazione ibridizzata almeno al 50% si potrà finalmente realizzare il sogno di un “Eurobrasile”, magari con capitale Bruxelles. E allora si potrà tornare a votare “liberamente” il “partito unico dell’euro-mix” – ammesso di saper ancora scrivere…

    Chi sicuramente saprà ancora scrivere saranno i promotori di questa “etnomacedonia” globale, o meglio: i loro nipoti.

    Divagazione finale: un pensiero che riesce – per quanto in misura assai limitata – a consolarmi è quello che mi riportano saltuariamente alla mente le parole di una delle prime grandi vittime della “globalizzazione”, Toro Seduto: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”. Sarà anche banale…

  • lombardi-cerri:

    Caro Schwefelwolf.
    stante le Sue premesse , che riteno molto vicine alla realtà, si deve concludere che il desiderio di inglesi e francesi sia stato quello di distruggere fisicamente la Germania.
    Se questa è la verità storica mi viene voglia di dire che la Germania si è vendicata e si sta vendicando molto bene . Ha costretto l’Inghilterra a stare fuori e la Francia l’ha relegata in una posizione di chiara sudditanza.
    Quello di cui non riesco ancora a convincermi che i potentati finanziari abbiano governato e governino tutto questo.
    Credo che il mondo sia diviso in tre grandi fasce.
    -La fascia di coloro che aspirano a farsi gli affari propri, infischiandosene della collettività ed usando tutti i mezzi possibili per ridurre gli ostacoli al proprio avanzare.
    A questa fascia appartengono i potentati economici i quali non sostengono nessuna filosofia .
    Al massimo , e abbiamo numerosi esempi , fanno il liberal o acquistano la tessera di un partito per essere facilitati nel raggiungimento dei propri obbiettivi.
    -La fascia di quelli che si ritengono”salvatori del mondo “ : E questi adottano una filosofia politica o addirittura ne inventano una a proprio uso e consumo.
    Credo che a questa fascia appartengano i “facitori dell’Europa” i quali si comportano secondo gli ideali che avevamo da bambino: essere un generale avente a disposizione tanti bei soldatini che combattono e si fanno ammazzare senza discutere mai e con una fede incrollabile.
    -La fascia di coloro dotati di istinto di socialità ( non di socialismo) che attraverso proposte ed atti concreti cercano di dare una mano per eliminare le evidenti storture del sistema, tenendo ben conto di come è fatta l’umanità e, quindi, senza darsi a voli pindarici.
    Ed ora veniamo alla cosiddetta integrazione europea.
    A mio modesto avviso non c’è proprio niente da integrare.
    Ogni etnia mantenga tranquillamente i suoi usi e costumi. Non vedo proprio perché i tedeschi dovrebbero rinunciare al delizioso “eisbein” mangiando al suo posto il capretto all’anglosassone.
    L’unica cosa da fare ( che peraltro hanno iniziato a realizzare in un modo goffo e stupido con i piselli e gli zucchini) è di realizzare una certa standardizzazione delle procedure fondamentali lasciando campo ai singoli popoli il dettaglio operativo.
    Esempi tipi sono : la normalizzazione dei processi fiscali e del processo giudiziario.
    Voglio solo ricordare , concludendo, che dappertutto, dove si producono miscele , se non si effettuano controlli rigorosi”la moneta cattiva scaccia quella buona”.
    La saluto
    gian luigi lombardi-cerri

    • Schwefelwolf:

      Caro Lombardi-Cerri,
      sarebbe certamente un faccenda “lunga”, andare ad esaminare nel dettaglio i mille tasselli (storici, culturali, politici ed economico&finanziari) che nel loro insieme vanno a comporre il “mosaico” della realtà storica, via via in costante evoluzione nel corso dei decenni. Pur essendo un tema che mi affascina terribilmente, e che mi induce a leggere sempre nuovi libri in materia, non ritengo di essere in grado di affrontare con un minimo di decoro una tematica cosí complessa.
      Ciò nonostante, nella misura in cui penso di poter parlare di qualche singolo aspetto, tenterò di farlo.
      Per quanto concerne le “intenzioni” alleate in merito alla Germania alla vigilia della, durante la e alla fine di questa “seconda fase” di quella che sempre piú spesso viene chiamata “II Guerra dei Trent’Anni”, sono state scritte dozzine, se non centinaia di autorevolissimi libri. In sintesi ritengo si debbano fare distinzioni: (a) la Francia – marginalizzata dalla schiacciante “sconfitta lampo” subita nel ’40 – voleva solo vendicarsi, ritagliandosi il piú possibile parti delle regioni occidentali della Germania sconfitta, ma non aveva un reale potere contrattuale (a Yalta non c’era, a Potsdam è entrata di scuffio e solo su insistenze inglesi); (b) la posizione inglese è piú complessa: la linea di Churchill va distinta da quella dell'”Inghilterra” nel suo insieme. Per opposte ragioni ambedue le fazioni NON volevano comunque un’ulteriore distruzione della Germania. Churchill voleva anzi “coinvolgerla” in un fronte antirusso. Nel frattempo persino lui aveva capito che il vero nemico dell’Empire non era mai stata la Germania, ma proprio il “suo” alleato americano. Quando l’ha capito era però ormai troppo tardi e l’Empire, nen nome del quale l’Inghilterra aveva affrontato due guerre mondiali, era ormai perso (per espressa volontà di Roosevelt). (c) la Russia NON voleva la distruzione della Germania. Stalin l’avrebbe anzi voluta mantenere unita – per quanto “socialista”. Di fatto è rimasta assai piú “tedesca” – nel senso dell'”Ist und bleibt” – la cosiddetta DDR che non quella riedizione di “Rheinbund” che ha poi preso nome di Repubblica Federale (d) chi ha veramente voluto la disgregazione della Germania è stata, insieme alla Francia, l’America. Una parte degli americani (tutta la lobby ebraica e una parte dell’amministrazione Roosevelt nonché delle Forze Armate, Eisenhower in testa) voleva anche l’applicazione concreta del “piano Morgenthau” (distruzione completa di tutte le risorse industriali tedesche, “ruralizzazione” etc.). Una sempre piú accesa opposizione interna americana riuscí a frenare – almeno in parte – i propositi piú “punitivi”. In ultima analisi ne è derivata la decisione di eliminare quello che Lei giustamente chiamava “spirito tedesco”: con un’azione massiccia, capillare e molto estesa nel tempo (la famosa “re-education”) i tedeschi vennero evirati e trasformati in quelli che vediamo oggi: ottimi uomini d’affari, praticamente privi di identità storica e culturale, convinti di essere figli, nipoti, pronipoti etc. di una lunga stirpe di criminali. Fra qualche anno cominceranno a credere che in Belgio i loro bisnonni si divertissero a mozzare le mani ai bambini (la famosa leggenda lanciata dagli inglesi nel 1914/15)…
      Un celebre giornalista americano, Walter Lippmann, sintetizzò il progetto in una frase: “L’obiettivo di una ‘rieducazione’ può essere considerato veramente raggiunto solo quando la propaganda bellica dei vincitori entra nei libri di storia dei vinti e viene accettata come verità dalle successive generazioni”.
      Queste non sonoi – a mio avviso: purtroppo – “idee” mie, bensí fatti agevolmente ed abbondantemente documentabili.

      Non mi risulta che la “Germania” (quale?) abbia costretto l’Inghilterra a stare fuori dalla CE, né che Berlino controlli Parigi.
      Mi sembra anzi di ricordare che Londra non abbia mai accettato di integrarsi in un qualsiasi modo in una “Comunità” europea: ha voluto solo mettere (e tenere) un “piede nella porta”, ma non ha mai accettato di “iscriversi” in toto. Per SUA scelta. La “Germania” (tornerò a scrivere Germania senza virgolette quando (e se) essa tornerà ad avere una sua vera Costituzione (Verfassung), non una pseudo-costituzione (Grundgesetz) scritta sotto dettatura e con tanto di “benestare” anglo-franco-americano e quando infine riacquisterà – se mai avverrà – la sua sovranità), la “Germania” – dicevo – avrebbe anzi gradito un’autentica adesione inglese, che avrebbe “compensato” le pretese di leadership di Parigi. La “sudditanza” francese – non si lasci ingannare – è “solo” economico-finanziario e commerciale, ma NON politica e NON militare. Al contrario: la Francia è e resta – almeno per il momento – l’unico Paese politicamente e militarmente sovrano della CE (escludo il Regno Unito perché in questi settori, come in quello finanziario-monetario, si tiene comunque fuori). E la Francia ha a tutt’oggi (almeno teoricamente) il diritto di intervenire militarmente in Germania (vedasi Clausole delle Nazioni Nemiche, art. 53, 77 e 107 della Carta delle Nazioni – clausole che, a stretto rigore, varrebbero anche per l’Italia!)

      Tutta questa realtà – sin qui tratteggiata – non si sarebbe mai venuta a creare senza quel fenomeno che comincio a percepire veramente, e sempre piú distintamente, solo negli ultimi anni: un fenomeno che vorrei definire con termine che è diventato titolo di un libro: “Der Moloch” – il Moloc – cioè quel vorace capitalismo presbiteriano che ha generato, a colpi di furti e rapine, la potenza americana.
      Elemento “portante” di quel capitalismo da cavallette è ciò che i nostri amici & alleati hanno stabilito essere il loro “manifest destiny”, la loro missione storica basata su un monopolio della morale: ciò che è americano, o nell’interesse dell’America, è giusto e bello. Il contrario è brutto, riprovevole, esecrabile, da distruggere: Cartago delenda est. Questo concetto – del “destino manifesto” – risale, originariamente, ad un articolo pubblicato nel 1845 – quindi quindici anni prima della Guerra di secessione – nella rivista „The United States Democratic Review“ dal giornalista newyorkese John L. O’Sullivan, in cui lui scriveva che era “il destino manifesto della Nazione [americana] quello di espandersi e prendere possesso dell’intero continente che la Provvidenza ci ha affidato per sviluppare il grande esperimento della libertà e per una lega di Sovrani uniti.“ Da lí nasce il diritto “naturale” di depredare gli indiani, di condurre guerre con tutti coloro che ostacolano la “missione americana”, di imporre la dottrina di Monroe e via cosí – fino all'”One World” da loro imposto con il 1945. Dietro a quel capitalismo aggressivo, commerciale ed economico, si è però sempre nascosto un capitalismo finanziario (e monetario) ancor piú pericoloso (anche per gli stessi americani: basti pensare al 1929) che ormai giganteggia agli occhi di tutto il mondo. Ma questo sarebbe un discorso ancor piú ampio – e al di là della mia competenza.

      Per quanto concerne, infine, l’integrazione, non alludevo ovviamente ai costumi (magari anche gastronomici). Parlavo di aspetti assai piú sostanziali, quali: senso dello Stato, della comunità, capacità di coordinazione, formazione professionale e cosí via. Nonostante il generale degrado dei valori in tutta Europa – basti guardare un tedesco di oggi e metterlo a confronto con uno del ’30 – restano ancora differenze sostanziali: già fra un palermitano ed un milanese, non parliamo di Roma e Berlino. Quello che in Italia è “normale” (da Berlusconi alla Cancellieri, dalle “pensioni d’oro” alle 27.000 guardie forestali siciliane – e chi piú ne ha piú ne metta) sarà magari “normale” anche in Grecia o in Portogallo, ma certamente non lo è in Germania o in Danimarca – e neanche in Francia. Per “integrare” realtà cosí differenti in un solo “organismo statale europeo” non basterà sedersi a Bruxelles e buttare giú “testi unici” in materia tributaria o giuridica: per farlo si dovrebbero avere magistrature o agenzie delle entrate “strutturalmente compatibili” – cosa, questa, impossibile per motivi etnico-culturali, antropologici. Io penso che in Italia non si riuscirà mai neanche a “europeizzare” abbastanza il Sud da renderlo capace di stendere un qualsiasi bilancio suscettibile di revisione. Quando per decenni intere regioni non sono in grado di rendicontare “deflussi” per decine di miliardi all’anno, come si può pensare a vincoli di bilancio? L’unica possibilità di “integrare” realtà cosí diverse è di integrarle al ribasso: se dobbiamo promuovere anche i somari, tagliamo le materie e diamo un bel sette a tutti. Come si faceva in quella che mia madre chiamava “Terronia”.

      Per questo dicevo: una soluzione ipotizzabile – e, a mio avviso, già in fase di attuazione – è quella di meticciare tutti gli Stati europei, “brasilianizzandoli”. Già adesso, in Germania, si nota una sempre maggiore presenza di turco-tedeschi nella televisione e nella politica: un po’ come gli italo-americani di New York, pardon – di Niuuyorcche… E non c’è una pubblicità che non “suggerisca” a livello subliminale la “normalità” del multietnico: marocchini che bevono Jägermeister, eritrei che mangiano panettoni di Natale, ovviamente in abiti natalizi occidentali. Che odiosa farsa…
      Cosa dire – non è piú il mio mondo…
      Chiudo qui prima di cadere in depressione. Un saluto!

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