Lega Story

 

di Gian Luigi Lombardi-Cerri

 

Quando trent’anni fa sono entrato nella allora costituenda Lega, le idee in vigore erano poche ma precise : 1 .-anti comunismo sostenuto da gente che si era battuta contro il fascismo ( armi in pugno e non chiacchiere) ma che si era inquadrata ed era pronta a battersi contro il comunismo ( sempre armi in pugno) 2.- indipendenza totale da Roma, senza se e senza ma. Erano idee semplici, facilmente comunicabili e comprensibili da tutti. Il programma della Lega Il primo programma della Lega si manteneva, in modo semplice e piano su questa linea direttiva ed era SCRITTO.

 

Successivamente le modifiche sono diventate orali, oltre che personali, fino all’ultimo programma che, addirittura, è diventato UMORISTICO, tanto si evidenziano i due miseri ed eterei obbiettivi. Vorrei riassumere brevemente , per gli ignari, i passaggi di un qualunque programma serio :
-Definire gli obbiettivi
-Determinare le modalità di RAGGIUNGIMENTO dei medesimi
-Delineare i costi
-Definire i tempi
-Definire i responsabili
-Definire le modalità di controllo oggettivo degli obbiettivi raggiunti
-Comunicare agli interessati ( nello specifico agli elettori ) l’intero programma
Leggendo le più recenti dichiarazioni degli esponenti della Lega ( non si sa più, visto chi comanda , se comanda ancora un padano o alcuni rappresentanti del Sud ) non si capisce un accidente di quali programmi (reali e non pure intenzioni) siano decisi a seguire. E non mi si dica che in Regione la Lega ha realizzato alcune interessanti modifichine allo status delle Leggi. E’ vero e saranno anche interessanti, ma se prometto ad un tizio di offrirgli un pranzo, non è offrendogli una coca cola che dichiara di aver io saldato il conto. E non mi si dica che “gli altri partiti sono peggio”, perché l’obbiettivo non è quello di scegliere, tra due partiti, sempre pronti ad un accordo quando ci siano da spartirsi le poltrone.

 

Anche qui è fuorviarne dire un qualcosa di concettualmente simile a : “preferisci un pugno sul naso o un calcio negli stinchi ?” E pure non mi si dica che: ” prima di protestare, perché la Lega non ha fatto niente, gli si dia il 51% e poi si potrà contestare!”. Dichiarazione di una stupidità abissale poiché in un sistema democratico mai, un solo partito ha raggiunto il 51%. Ricordo solo che prima di parlare i cosiddetti responsabili dovrebbero avere sempre ben presenti due insegnamenti : Gli agnostici Giosuè Carducci :” Chi potendo esprimere un concetto con 10 parole lo esprime con venti lo ritengo capace di qualsiasi mala azione” I credenti Discorso della montagna” : “Se si, si ;se no,no ,il di più è del demonio”. È ancora valido il nome Lega Nord ? Dopo poco meno di trent’anni in cui ci siamo battuti per Padania e Lega Nord, ora è cambiato tutto.

 

Da ” Lega Nord”è stato perfino cancellato il completamento “per l’indipendenza della Padania” Ora si parla solo di Nord. “Prima il nord”, si proclama! Quale Nord ? Il Nord Italia ( nell’accezione comune del binomio), Polo nord, Nord Europa o Nord Calabria ( che sembra sia il concetto più in voga ora ) ? Il nome è sempre stato abbinato ad un programma. Se si cambiano , come sono cambiati, nome e programma, cosa sperano i giovincelli di belle speranze e qualche vecchio semi-“rinco” di fottere ancora una volta i padanisti convinti ? Tranquilli ! L’andamento dei risultati delle elezioni evidenzia una curva discendente di una costanza spaventosa (nella direzione dello zero). Ragazzi ! Se non ve ne andate per vostro conto verrete cacciati a colpi di voti mancanti : non è obbligatorio essere esperti in un qualsiasi settore, basta solo , umilmente, di riconoscere la propria carenza e di trarne le conseguenze del caso! Chi blatera di Prima il Nord è all’altezza ? Da qualche campione di curriculum letto di sfroso, perchè mai pubblicato sembrerebbe proprio di no, anche se dovessimo accertare che detto campione sia vero. Per creare un nuovo indirizzo politico occorre avere l’intelligenza e la preparazione di un Miglio, ma anche solo per realizzare quanto da lui meravigliosamente delineato non basta essere bravi solo al flipper o al calciobalilla.

 

Un tempo , quando si doveva assumere una cameriera si chiedevano le referenze , oggi basta che uno sviolini il suo superiore politico e si faccia vedere ad un po’ di banchetti, e, soprattutto , dica sempre di sì, che viene promosso sul campo senza neppure passare al giudizio di quelli che dovrebbero votarlo. Ed il livello di preparazione è abbondantemente monitorato dal fatto che , dopo qualche mese, non si trova neanche la traccia di un pur minimo programma di lavoro. Ad inquadrare i personaggi in discussione vale la vecchia definizione : “Gente cui si fa notte innanzi sera”, magari con l’aggiunta di quel che segue Conclusione Sono passati i fatidici 100 giorni. Il nuovo presidente della Lombardia ha chiaro, davanti a se che sarebbe ora che si dedicasse “a fare qualcosa ” al di là delle dichiarazioni di principio ? Perfino Bonanni (CISL) glielo ha ricordato . Invece il silenzio è assordante a causa, probabilmente, della mancanza di idee del forse unico, suggeritore .

 

Ma allora non sarebbe il caso che certa gente si ritirasse al bar del suo paese dedicandosi alle carte e al biliardo, dove, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe costretta a pagare una consumazione , data la posizione di perdente ? Mi si dirà, citandomi la relazione sbandierata sulla Padania : ma qualcosa è stato fatto ! E’ vero, ma non quello che è stato promesso e, cosa fondamentale i primi passi fatti o da fare in direzione delle due promesse. Ha ottenuto infinitamente di più Pannella con i suoi quattro gatti al seguito. Tra parentesi ho l’impressione che quella relativa al trattenere il famoso 75% non ci sia ben chiaro ( in testa ai proponenti) il 75% di che cosa. DellTrpef pagata al Nord ?, delle vari accise ?, dell’IVA, eccetera, ossia di quali tasse dirette ed indirette , che sono tantissime.

 

di Gian Luigi Lombardi-Cerri

 

11 Commenti a “Lega Story”

  • Schwefelwolf:

    La Lega ha commesso un errore fatale. Ha chiamato a sé un popolo di vittime, di salassatti, sfruttati ed oppressi, un popolo nauseato da corruzione, clientelismo, assistenzialismo e malversazioni sistemiche promettendo, a quel popolo, finalmente “pulizia”: a morte i ladri! via da “Roma ladrona”! Lo ha chiamato, lo ha raccolto – e poi lo ha tradito. Chi si proponeva in quei termini, a quel popolo, non poteva poi sedersi alla tavola che voleva bruciare, non poteva diventare “culo e camicia” con la “casta” dei corruttori & malversatori. Invece lo ha fatto, e adesso ne subisce le inevitabili conseguenze.

    L’errore della Lega diventa però – a mio avviso, e invertendo la famosa frase di Talleyrand – oltre che un errore anche un crimine. Parlo per me, e spero di sbagliarmi: ma temo che il tradimento subito dalla Lega abbia definitivamente distrutto, nella popolazione del Nord-Italia, ogni speranza. Qualora anche dovesse costituirsi un nuovo movimento: come fidarsene? Anche la Lega a parole & promesse era imbattibile. E poi cosa ha fatto? Il potere corrompe – e pochi sanno resistergli.

    Personalmente penso che tornerò quindi a fidarmi solo quando ci sarà qualcuno che abbia dimostrato – come si faceva una volta: sul campo – la propria onestà ed affidabilità.

  • lombardi-cerri:

    Uno deve dimostrare il proprio valore evidenziando quello che ha combinato nella vita sino al momento in cui si vuole candidare ad una qualsiasi carica pubblica.
    Purtroppo nella storia della Lega si è verificato un fatto negativo:
    Chi lavorava prestava la propria opera nel partito, nei momenti liberi, mentre chi aspirava ad una seggiola era prontoe disponibile tutto il giorno.
    Come complemento di questa situazione chi comandava era sensibilissimo alla lode e abbastanza fifone
    Da ciò quello che ne è seguito.

  • Schwefelwolf:

    Penso che questa Sua osservazione sia giusta, anche se non sono personalmente in grado – essendo sempre stato all’estero – di valutarla con cognizione di causa. La mia impressione è che le cause del “disastro Lega” siano numerose e non tutte di facile lettura. Certo il “carrierismo” e la sensibilità alle “adulazioni” hanno fatto la loro parte.

    Ritengo però – come accennavo nel mio primo commento – che il tema sia sostanzialmente chiuso. Vorrei sbagliarmi, ma la mia impressione è che si stia gradualmente – “finalmente”, diranno alcuni – tornando a fine Anni ’80: le schiere sparpagliate della vecchia DC si stanno ritrovando, lasciando Berlusconi – l’uomo che a suo tempo li ha tirati in barca salvandogli pelle e cadreghino – col cerino in mano. Ben gli sta: cosí impara a salvare ladri e truffatori. La destra “vera” torna (nella misura in cui ancora esiste) ai livelli del vecchio MSI. Al posto del “Bossi” di allora, a raccogliere schifati e nauseati è arrivato Grillo, che però non mi sembra in grado di creare un vero progetto: almeno non prima di aver chiarito – al suo interno – in che direzione spingere la barca.

    E allora per il Nord? Con la “Lega” ancora sul mercato sarà difficile che possa partire una nuova iniziativa: per quanto sempre meno, sono ancora troppi quelli che si lasciano abbindolare dalle ripetitive dichiarazioni programmatiche della Lega, mille volte ribadite e mille volte disattese (se non ribaltate nel proprio contrario). Molti – come me – pensano che chiunque si presenti, in Italia (“Padania” inclusa) promette – a parole – di essere un Robespierre ma – nei fatti – mira a diventare un Fiorito. E quindi niente. E’ l’Italia…

    Una cosa è – per me – comunque sicura: dovesse un giorno nascere un nuovo movimento “vero”, seriamente determinato ad ottenere un autentico federalismo (stile Germania), come alternativa “soft” alla secessione, dovrebbe dare per scontato, inevitabile, un “rischio Jugoslavia”. Roma e il sud non potranno mai accettare un vero federalismo, come non poteva accettarlo la Serbia. Solo partendo da questa consapevolezza, dalla consapevolezza del rischio (o della propabilità) di una soluzione cruenta e dalla determinata accettazione di questo rischio si potrebbe veramente sperare di riuscire a realizzare – magari (auspicabilmente) in modo incruento – un federalismo vero, o la secessione.

    Senza questa determinazione e senza questa consapevolezza ogni nuova iniziativa non potrebbe che finire come la Lega: a spaghettate!

  • Schwefelwolf:

    Aggiungerei, a integrazione, un piccolo ricordo personale.
    Agli inizi degli Anni’90, ai tempi dei primi grandi successi della Lega, avevo – ad Amburgo – un amico italiano: un colonnello degli Alpini che frequentava, allora, un corso della NATO presso la ‘Bundeswehrhochschule’ (Accademia dele Forze Armate Federali). Nelle nostre – frequenti – discussioni io sostenevo che il “federalismo” (di tipo tedesco) non era applicabile in Italia, perchè avrebbe significato la fine di Roma e la morte (economico-finanziaria) del Sud. Di conseguenza – argomentavo allora – il “progetto federalista” non avrebbe potuto che sfociare nella secessione. Il controargomento del mio amico colonnello era molto semplice ed inequivocabile: se il “Nord” dovesse tentare di “separarsi” (siamo ancora a inizio Anni ’90) noi – Esercito Italiano – interverremmo manu militari.
    E’ vero che quel mio amico non era il ministro della Difesa: ma era comunque un colonnello in servizio permanente effettivo, che frequentava ufficiali di Stato Maggiore e addetti militari italiani all’estero.
    Per affrontare questo genere d sfide non bastano i “Bossi” (parolai), o i Maroni (contabili). Ci vorrebbero, purtroppo, personaggi di bel altro calibro – condottieri come Sebastiano Venier: uomini sia di testa che di spada. Attributi – e capacità – che ai “nostri eroi” della Lega mancavano/mancano in toto.

  • lombardi-cerri:

    Carissimo Schwefelwolf,
    il suo ultimo intervento richiede una ripassatura alla storia quasi recente, una volta per tutte, ben oltre le smargiassate che ci vengono costantemente propinate.
    Lei dice “”Il contro argomento del mio amico colonnello era molto semplice ed inequivocabile, se il Nord dovesse tentare di separarsi (siamo ancora negli anni ’90) noi- Esercito Italiano-interverremmo manu militari “
    Basta questa considerazione per capire come e perchè l’Italia, al comando di siffatti ufficiali non abbia mai vinto una guerra per merito suo.
    1.- Nel Sud Tirolo con quattro gatti ,dico proprio 4 di numero, contro il “manu militari “hanno strappato tutto lo strappabile , che sarebbe tranquillamente sfociato nel distacco se l’Austria, che aveva un po’ di colpe da farsi perdonare , non avesse chiesto ai 4 gatti di smetterla.
    Ciononostante hanno beccato e continuato a beccare con la minaccia del ricominciare, condizioni meravigliose.
    2.- In che cosa consisteva il “manu militari” ?
    Non certo dell’esercito di leva la cui parte nordica non avrebbe mai sparato contro i fratelli, mentre la parte meridionale, che non ha mai brillato per fulgido eroismo, ai primi morti se ne sarebbe tornata velocemente a casa.
    Che cosa sarebbe rimasto alla “manu military” ?
    La Folgore e un pezzo del Tuscania.
    Dalla parte avversa ci sarebbero stati 20-30 mila alpini , di più o meno recente congedo perfettamente addestrati al combattimento in montagna.
    3.-Nazioni confinanti alla zona dei combattimenti come la Svizzera, la Croazia, l’Austria e la Slovenia erano , e rimangono, in diversa misura amici.
    E Clausevitz dice chiaramente che “un movimento partigiano in un territorio confinante con una nazione amica è invincibile”.
    Questo i generali italioti , al dilà delle fanfaronate del “manu military” lo sapevano bene.
    4.-Talchè sono ricorsi a due soluzioni molto romane
    4.1- “Convincere “ Bossi a scegliere la strada democratica, ben sapendo che quella strada avrebbe prodotto zero per la Lega.
    4.2- Trasformare immediatamente l’esercito di leva in esercito di volontari che sarebbe sicuramente stato composto , per il 90% , da meridionali.
    Come è in realtà avvenuto:
    Con questo colpo hanno praticamente castrato il Corpo degli Alpini (trasformando l’ANA in un efficinte e gratuito sistema di pronto soccorso) ed il Corpo dei Lagunari.
    5.Gli ufficiali di Stato Maggiore e sapevano pure bene che negli anni da Lei citati erano ancora utilizzabili (oggi molti sono vecchi e molti sono morti) personaggi che avevano fatto la guerra , che i giovani del “manu military”se li sarebbero bevuti in un sorso.

    Quindi gli italioti l’anno scampata bella.
    Tuttavia il diavolo insegna a far le pentole , ma non i coperchi e se è pur vero che le condizioni di allora per una spaccatura dell’Italia non ci sono più, c’è ora per Roma un nemico invincibile : la crisi dell’Italia aggravante della crisi economica.
    Questo porterà ( lo dice la storia dei popoli) alle fucilate ed alla spaccatura di uno Stato che non è mai stata nazione e non lo sarà mai, stante la differenza abissale tra le due parti principali Nord e Sud.
    Questo andava detto e scritto!
    La saluto con grande amicizia

    • Schwefelwolf:

      Ricambiando, con pari amicizia, i saluti, La ringrazio per la chiara panoramica rapidamente tratteggiata – che naturalmente condivido (al di là del fatto che mi sembra sostanzialmente incontrovertibile).
      Il Suo riferimento alla crisi e ai suoi (probabili) effetti disgreganti apre peraltro un nuovo scenario che richiederebbe – e meriterebbe – una serie di approfondimenti che porterebbero veramente molto lontano.
      Farei un esempio (per tutti): ammesso – e non necessariamente concesso – che l’Italia abbia ancora la possibilità (in assoluto) di superare la crisi – che non abbia quindi già passato il famoso “punto di non ritorno” – certo è che questa (remota) possibilità può sussistere SOLO per un’Italia (Grecia, Spagna, Portogallo etc.) fuori dall’euro. Nell’euro l’Italia è comunque condannata: a meno che “qualcuno” (e qui si toccano tasti delicati) non riesca a costringere i Paesi “forti” (Germania in primis) a rilevare il mantenimento – a tempo indeterminato – del “Club Med” (un po’ come è riuscita a fare Roma per almeno 70 anni, costringendo il nord a mantenere il sud). Darei per scontato che “qualcuno” – tanto per non fare nomi: i tanti, potenti amici e sponsorizzatori del professor Monti e dei vari Draghi – (a) non tollererà l’uscita dell’Italia dall’Euro e (b) di conseguenza questo tentativo lo farà: anzi, sostazialmente il tentativo è già in pieno corso (Unione bancaria, Eurobond etc.). La crisi dell’Italia – che da sola porterebbe assai verosimilmente alle conseguenze da Lei tratteggiate – può assumere, innestata nel contesto europeo, dimensioni, connotati e conseguenze totalmente diversi e probabilmente – ad oggi – ancora imprevedibili.
      Ormai siamo tutti – nostro malgrado – coinvolti in una partita che ci vede (Italia in generale e ogni singola componente di questa “entità geografica”) nel ruolo di pedine. Quali saranno i “gradi di libertà” ancora ammessi dal “sistema”? Cosa ci porterà ancora la “globalizzazione” (in senso di: immigrazione selvaggia, indottrinamento multiculturale, “macedonia” demografica)? Gli interrogativi sono infiniti – e le risposte, per il momento, assai poche.

  • lombardi-cerri:

    Carissimo Schwefelwolf
    Ormai le nostre mail stanno sempre più prendendo l’aspetto di romanzi.
    Al solito mi riferisco ai suoi scritti.
    Crisi italiana.
    Lo sviluppo della situazione italiana, a mio modesto avviso ha una strada ormai definita nonché veloce. In Italia non esiste , o per lo meno non è in vista una persona di sufficiente cultura e autorità per raddrizzare la barca.
    I politici di cui di dispone, frutto di un processo di selezione alla rovescia in cui prevalgono i peggiori ,in senso culturale, del paese, hanno, come unica capacità quella di aumentare e tasse con accorgimenti che superano l’infantilismo, per tentare di addolcire la pillola.
    Chi oggi ha 3-400 euro di pensione al mese (3×400 =1200 per una famiglia di tre persone ) di fronte ad un ulteriore aumento di prezzi + un aumento di tasse per un totale del 10 % ha come unica soluzione , oltre a quella di lasciarsi morire di fame , di impugnare un’arma qualsiasi con la quale uccidere, uccidere, uccidere!
    E questa situazione “ la va a pochi” !
    Chi subentrerà ?Non lo so ! Non ho la sfera di cristallo.
    Veniamo ora all’Europa ed alla tanto accusata Merkel.
    Che la Merkel faccia gli interessi del suo paese è lapalissiano. Solo in un paese come l’Italia non è successo e non succede che i politici facciano gli interessi della collettività.
    Il punto chiave è evidenziato da un fatto semplice.
    Le carenze della gestione italica, oltre a quelle dei politici, sono evidenti se analizzate con i collaudati criteri dell’organizzazione industriale : eccessivi costi di struttura e schemi organizzativi ultra medioevali .
    Solo uno tecnicamente sprovveduto come Davide Giacalone poteva scrivermi che sono ridicolo a pensare di gestire lo Stato, come un’azienda.
    Gli eccessivi costi di struttura non sono solo nel numero dei dipendenti pubblici , ma, sopratutto nel lor pessimo rendimento.
    E questo avviene sia perchè in troppi non hanno voglia di lavorare e perchè si avvalgono di metodologie operative di gran lunga obsolete
    Per quanto attiene gli schemi organizzativi vi sono che evidenziano la follia organizzativa :: 150-250.000 Leggi italiche contro le 5-8000 Leggi dei paesi civili. E questo a puro titolo di esempio.
    Chi osa ancora dire , con questa situazione, che “non è ammessa l’ignoranza della Legge” quando nemmeno i giudici e gli avvocati le conoscono tutte e quindi, conseguenza fatale, il cittadino semplice, prima di ogni sua azione non è in grado di sapere se detta azione sarà considerata lecita o meno
    Ma veniamo all’uscita dall’euro.
    Dentro o fuori euro , se non si risolvono i problemi della struttura la catastrofe è solo di pochissimo differita.
    Sono sempre stato accanito nemico nell’ingresso nell’area euro , non perchè odiassi i tedescvhi , ma semplicemente perchè Prodi e C. pensavano di farsi pagare il debito pubblico dagli “stupidi” tedeschi , evitando così la propria , dolorosa, riorganizzazione.
    Ora l’uscita è auspicata nella speranza che con una svalutazione a due cifre il debito ( in gran parte dello Stato) venga caricato sulle spalle dei creditori (i cittadini).
    Comunque vadano le cose la spaccatura dell’Italia chesarebbe stata evitata “manu militari”, è scritta nelle stelle.
    Carissino Schwefelwolf, alla mia età non posso fare più nulla , ma ho la coscienza a posto per aver operato , per la collettività, tutto quanto era in mio potere di fare per cercare di salvare la baracca. Invano !

  • Schwefelwolf:

    Carissimo Lombardi-Cerri,
    spero non Le dispaccia se aggiungo, al summenzionato “romanzo in fieri”, una breve puntata: questa volta, tuttavia, per esporre – su un punto importante – un’opinione nettamente divergente dalla Sua.

    Perfettamente d’accordo sulle Sue osservazioni relative all’Italia: temo solo che l’agonia sia nettamente piú lunga di quanto mi sembra di leggere nelle Sue righe. Non posso invece condividere le Sue valutazioni relative alla Merkel. Conoscendo – e amando – la Germania, posso dirLe che la cancelliera – come il suo “padre spirituale” Kohl – non ha mai difeso gli interessi della Germania intesa come “popolo tedesco”, ma li ha (come Kohl) sempre sacrificati al “vincolo occidentale” sottoscritto a suo tempo da Adenauer (il “cancelliere degli alleati”, come ebbe a titolarlo – in un celebre discorso al Bundestag – il capo dell’opposizione socialdemocratica Kurt Schumacher). Questo “vincolo occidentale” si traduce – cosa che in Germania continua ad essere un tabú – in una sostanziale, reale rinuncia (non solo de facto ma anche de jure) alla propria sovranità. Nessuno ricorda, ad esempio, che all'”unificazione” tedesca “raggiunta” da Kohl si sono affiancate: [a] una conferma a tempo indeterminato (nel 1990!) di ampie parti dello “Statuto d’Occupazione”, con relativa limitazione di quella sovranità che il “trattato 2+4” teoricamente aveva appena ripristinato; [b] la contestuale sostituzione dell’art. 23 del “Grundgesetz” (l’articolo che impegnava i tedeschi – per quanto in forma indiretta – a riunificare il loro Paese) e che ora, nella sua nuova stesura, vincola invece (costituzionalmente) la Germania all’integrazione europea e al superamento dello Stato nazionale; infine [c] la rinuncia tedesca al marco – richiesta dalla Francia (da Mitterand) – e certamente non voluta, ma anzi subita, dai tedeschi.

    Sottolineo questo fatto – ampiamente documentato/documentabile – non per partito preso, ma per le implicazioni politiche che continua e continuerà ad avere. Per l’Europa la Merkel ha caricato sul futuro dei tedeschi (dei loro figli e nipoti) un maggior debito di molte centinaia di miliardi (c’è chi parla di 6-700 miliardi), ha pesantemente tagliato la spesa sociale (non solo quella “parassitaria” ma anche quella “giusta”) e continua a riversare fiumi di miliardi nel buco nero del debito di altri Paesi (Grecia, Spagna etc.).
    Ritengo – a differenza Sua – che la Merkel stia facendo solo gli interessi di importanti gruppi di potere solo formalmente “tedeschi” (banche e grande industria d’esportazione: quindi “tedeschi internazionali”), a carico del popolo nel suo complesso e – soprattutto, in primis – a favore di quel grande “progetto” che viene chiamato “Europa” ma che ha le sue radici – come tutti sappiamo – in ben altra cultura, storia e tradizione, che di “europeo” ha ben poco.

    L’Italia è messa malissimo, d’accordo. Non mi sembra tuttavia che la Germania sia poi messa tanto meglio: ha solo problemi diversi da quelli italiani, ma forse – per certi versi – persino piú gravi.

    Per quanto riguarda l’età e la coscienza a posto… mi associo con rammarico! Potrei avere qualche anno meno di Lei, ma la sensazione che nutro è praticamente identica. Vediamo cosa porta il futuro…

    • lombardi-cerri:

      Carissimo Schwefelwolf,
      è sempre un piacere leggere un suo scritto e se certe sue opinioni divergono dalle mie questo produce un utile aumento delle cognizioni.
      Certamente Lei conosce la Germania meglio di me , però devo dire che se i personaggi che hanno governato l’Italia avessero fatto la metà di quanto hanno fatto quelli tedeschi per il loro paese, potremmo essere più che soddisfatti.
      Quali sono i meriti fondamentali ?

      1.- Hanno mantenuto la corruzione a livelli “decenti”.
      2.- La struttura organizzativa della burocrazia tedesca non dico che sia a livelli industriali ma differisce abissalmente in positivo rispetto a quella italiana
      3.-Hanno prodotto Leggi in numero enormemente minore di quelle italiane e, sopratutto, senza VOLUTE , diffusissime e sostanziali ambiguit
      4.-Hanno costretto i Sindacati a fare gli interessi dei lavoratori e non di un partito politico.

      D’altra parte bisogna pur riconoscere che la Germania ha ottenuto sull ‘Europa un predominio che era riuscita ad ottenere solo violentemente con il nazismo.
      La Merkel, inoltre , bene o male riscuote il consenso di gran parte del popolo , consenso che sta crescendo.
      Quanto al fatto ,come scrive Lei, che in Germania comandano “tedeschi internazionali “, non ho dubbi.
      Ritengo però che vi sia un solo paese dove il popolo comanda “un po’di più “ che negli altri paesi cosiddetti democratici : la Svizzera.
      Ed ora concludo con il tracollo dell’Italia.
      Mi perdoni ma lo scrivere “ temo solo che l’agonia sia nettamente più lunga, lo classifica come inguaribile ottimista………
      Lei dimentica che politici e stampa stanno facendo di tutto (volontariamente e involontariamente) per accelerare il processo .
      E gli italiani sono perfettamente in linea con questo modo di operare.
      Non vede come la massa sia più interessata a chi andrà in letto con B. o, al massimo dello sforzo intellettuale,di riuscire a prevedere chi vincerà il campionato, che dei punti su cui stiamo discutendo.
      Temo che di Ida Magli nel suo libro “Contro l’Europa” specie nella parte che riguarda l’Italia , abbia proprio ragione.
      La saluto

      • Schwefelwolf:

        Perfettamente d’accordo – punto per punto.
        In effetti credo che l’italia sia l’unico Paese (almeno di quelli che conosco io) dove il giornale preferito dai “dirigenti” (mi riferisco a quelli che volano in ‘business’) è la “Gazzetta dello Sport”, un QUOTIDIANO! di calcio. Non sorprende che – finita la discussione sulla “partita” – gli interessi si concentrino sulle serate piú o meno brillanti di questo o quel “politico”. Con le conseguenze di cui sopra. Ricambio, con grande cordialità, i saluti. Alla prossima!

  • Carissimi Schwefelwolf e Lombardi-Cerri, vediamo con favore che i vostri ormai preziosi commenti continuano tenacemente.
    Alla Martinella ne siamo veramente soddisfatti e speriamo che il dialogo continui : a nostro piacere, e soprattutto nell’interesse dei nostri lettori, i quali godranno delle informazioni e chiarimenti che ne scaturiscono. Grazie e AD MAJORA ! – FC. e La Martinella.

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