Se il fallimento del Terzomondismo vuol dire l’invasione dell’Europa

 

CARI LETTORI, VI PROPONIAMO UN ARTICOLO CHE RITENIAMO MOLTO IMPORTANTE PER UNA BUONA COMPRENSIONE DEGLI ULTIMI TRAGICI AVVENIMENTI. LO SCRITTO, A FIRMA DI ROMANO BRACALINI, E’ APPARSO IL 6 OTTOBRE 2013 SUL QUOTIDIANO ON LINE “ L’INDIPENDENZA “. VERAMENTE INTERESSANTI E VALIDI SONO I COMMENTI DEI LETTORI, IN PARTICOLARE QUELLO DI “RENATO” DEL 5 OTT.2013.“ F.C.

 

di Romano Bracalini

 

naufraghiQuest’uItima tragedia di Lampedusa ci obbliga a guardare oltre la retorica e le condanne d’occasione. I giornali ne son piene. Se il “Terzomondismo” è fallito la colpa non è dell’Occidente ma degli stessi africani che hanno latto un cattivo uso dell’indipendenza. E’ forse arrivato il momento di riconsiderare con occhio più sereno e distaccato l’epoca coloniale, depurata dai pregiudizi ideologici e dalle lalsità della propaganda che ne hanno decretato la condanna totale e senza appello. Lo spettacolo della più massiccia invasione migratoria dell’Europa da parte di milioni ex colonizzati africani e medio-orientali, ci olire l’occasione di un esperimento nuovo. Il Terzo Mondo ha clamorosamente tallito e l’Europa, con tutte le migliori disposizioni, non potrà a lungo sopportarne il peso.

 

Sono molti gli intellettuali non conformisti, specie in Francia e in Inghilterra, a pensare che al Terzo Mondo airo-asiatico converrebbe un nuovo colonialismo “umanitario”. Sono molti in Gran Bretagna, anche tra i laburisti, a pensare che gli inglesi non devono più scusarsi per la loro storia coloniale.Anzi ne devono andare lieri.Esemplare il caso della Liberia. Dal 1847 repubblica indipendente dell’Africa Occidentale voluta dal presidente americano Monroe con schiavi neri americani liberti, da anni è dilaniata da una spaventosa guerra civile che ha sprofondato il paese nella miseria e nel caos. La Somalia, ex colonia italiana, indipendente dal 1960, è preda delle corti islamiche che hanno distrutto ciò che gli italiani avevano costruito. In Gran Bretagna la riabilitazione dell’impero risale ai primi anni Novanta, allorché le guerre tribali in Somalia e in quasi tutto il continente africano, regredito alla miseria e alla schiavitù delle origini, suggerirono a intellettuali e politici liberali l’idea di stabilire in Africa nuove cobnie sotto amministrazione ONU.

 

Altri invece avrebbero preterito affidarne il mandato alle vecchia potenze coloniali. Già nel 1950 l’Italia ebbe il mandato fiduciario della Somalia fino al 1960. Quando se ne andòjl paese precipitò nella dittatura di Siad Barre fino alla guerra civile permanente d’oggi. Sono stato con una troupe RAI in Somalia e in Eritrea. Mi sorprese la simpatia con cui venivamo accolti. Scorsi un sincero rimpianto per i fontani anni della presenza italiana. In Etiopia, dove poi passammo, i vecchi nel toro italiano ci accoglievano al grido “Mangerìa, mangerìa”.

 

A maggior ragione si impone una rilettura del colonialismo italiano, perché a rivalutarlo non sono i nostalgici dell’impero fascista ma gli africani medesimi. E’ difficile pensare che l’Etiopia, l’Eritrea, la Somalia e la Libia fossero in peggiori condizioni d’oggi e che lo stesso fascismo fosse più disumano e tirannico dei regimi vigenti laggiù. Ne sappiamo abbastanza per affermare, senza sbagliare, che Graziani non fu peggiore di Hailè Selassiè, sotto il cui regno feudale vigeva la schiavitù, la tortura e la discriminazione razziale e religiosa, o di Menghistu che introdusse una feroce dittatura comunista; e di certo Italo Balbo, governatore della Libia, fu più liberale di Gheddafi. La Somalia non aveva nemmeno un nome e una lingua scritta quando gli italiani nel 1905 la riscattarono dal sultano di Zanzibar. Era nota come “terra dei somali”. Nessuno la voleva.

 

I somali erano un’accozzaglia di tribù bellicose in lotta tra toro. Dopo l’indipendenza è tornata ad essere campo di battaglia dei “signori della guerra”. Gli eritrei, dopo l’indipendenza dall’Italia e poi dall’Etiopia, che aveva annesso il paese militarmente per avere accesso al mare, emigrano in Europa e chiedono un trattamento di favore all’Italia in qualità di ex sudditi italiani, qualifica rivendicata con vanto. I morti di Lampedusa erano eritrei e somali. Contro l’evidenza dei fatti la vulgata cattocomunista continua a sostenere la menzogna dottrinaria di scuola sovietista che “l’uomo bianco” occupò le terre d’Africa e derubò gli abitanti delle toro ricchezze. Quali? Quando la colonizzazione europea ebbe inizio l’Africa nera era immersa nelle tenebre dell’ignoranza e dalla superstizione.

 

Le risorse del continente sarebbero rimaste improduttive se non le avessero messe a frutto gli europei che abolirono la schiavitù, misero fine alle lotte tribali, portarono governi civili, leggi moderne, scuole, amministrazioni efficienti e sistemi di lavoro allora sconosciutilutte cose che permisero alle colonie di crescere e prosperare in pace. L’indipendenza e la decolonizzazione hanno riportato l’Africa ai tribalismi, alle guerre e alla miseria del passato. Del resto i popoli afro-asiatici che cercano scampo in Europa non dovevano trovare il dominio europeo così insopportabile se mezzo secolo dopo l’indipendenza preferiscono di gran lunga gli antichi dominatori ai toro feroci tiranni sanguinari. In Africa morto un Gheddafi se ne fa un altro. Oggi l’Africa sopravvive con gli aiuti e la pietà dell’Occidente e con le rimesse degli emigranti.

 

Ma quello che l’Europa invia per alleviare le miserie della popolazione finisce in gran parte nelle mani dei despoti che se ne servono per finanziare le toro guerre personali; e il popolo rimane a bocca asciutta. Bel risultato!

 

6 Commenti a “Se il fallimento del Terzomondismo vuol dire l’invasione dell’Europa”

  • Schwefelwolf:

    Vorrei aggiungere due brevi considerazioni, una rivolta al passato, l’altra al futuro.

    Prima considerazione, rivolta al passato: questi “migranti” protagonisti della “tragedia*” sono figli/nipoti di quei neri che meno di cinquant’anni fa hanno massacrato a colpi di machete gli “imperialisti” (coloni) bianchi – donne e bambini compresi – per imporre (con successo) il proprio diritto all’indipendenza e all’autodeterminazione. Chi, come me, ha passato da un po’ i sessant’anni dovrebbe ricordare gli slogan di allora: “l’Africa ai neri”, “via i bianchi”, e cosí via: tante parole per nascondere la realtà di un massacro “giustificato” solo dall’utopia anticolonialista. Di tutto ciò le giovani generazioni europee non vengono assolutamente informate: non una parola. E’ persino difficile trovare un libro che ne parli. L’unica fonte – per quanto “modesta” – che si trova ancora con una certa facilità, è il documentario “Africa addio” girato da Jacopetti nel 1966, che peraltro anticipava – facile profeta – ciò che la realtà ha poi brutalmente confermato..
    Prima di affogare nel proprio sangue – e nella propria darwinistica arretratezza – l’“indipendenza” nera si è infatti concessa un bel bagno nel sangue di quei coloni (“colonizzatori”) cui fa cenno l’articolo: il tutto sotto gli occhi compiaciuti (e lontani) dei tanti intellettuali radical-chic dei salotti “bene” europei.
    Chi – come me, nel mio piccolo, e tanti altri ben piú qualificati di me – sottolineava già allora che questa utopia libertaria partorita dalle menti dei “liberal” americani avrebbe portato – nell’arco di pochi decenni – a dover mantenere, noi, le centinaia di milioni di individui “finalmente liberi dal giogo del colonialismo” e “padroni del proprio destino” – ma incapaci non solo di stare in piedi da soli ma anche semplicemente di arare un campo senza un bianco a dirigerli, pardon: ad assisterli – veniva considerato “razzista”. Tutti possono imparare – si sosteneva – se solo vengono aiutati… Si è visto.

    Adesso li abbiamo aiutati per cinquant’anni, e loro – piú in crisi che mai – pretendono ormai di essere mantenuti non solo a casa loro, ma anche a casa nostra. Per noi – ovviamente – il diritto all’autodeterminazione non vale.

    Seconda considerazione, rivolta al futuro. Nel 1950 la popolazione europea (immigrati compresi) era di 547 milioni di abitanti, quella dell’Africa (bianchi compresi) di 227 milioni, cioè meno della metà. Nei 50 anni successivi (cioè fino al 2000) quella europea è salita a 727 milioni (+ 33%), quella africana a 819 milioni di individui, con un incremento del 261% (duecentosessantuno-per-cento in 50 anni!!!). Per il 2050 l’ONU prevede (dati 2008) una popolazione africana di quasi 2 miliardi di abitanti (precisamente: 1.998 milioni) con un ulteriore aumento del 93% in poco piú di 40 anni. Un’esplosione demografica permanente, evidentemente piú potente di tutte le guerre, epurazioni, epidemie e carestie che accompagnano fedelmente – e dilaniano – l’Africa nera dal momento della sua “emancipazione”.

    Questa esplosione demografica permanente significa – per l’Europa – una cosa sola: i “liberi, autonomi, indipendenti, sovrani ed emancipati” neri vengono, verranno e continueranno a venire – a milioni – a farsi mantenere dai loro ex-colonizzatori.

    Solo un demente – o un criminale in totale malafede – può pensare di arrestare o rallentare questa inondazione aprendole le porte a colpi di “Caritas”, di “condoni” o di “vergogne” francescane. Gli unici “colpi” che potrebbero fermare la valanga sono – brutto ma vero – quelli che la nostra inutile, inetta Marina Militare è costretta a tenere in Santa Barbara: degradata a “Croce Rossa” del Mediterraneo, e a non compiere piú il suo dovere istituzionale – cioè quello di difendere i confini – bensí il contrario. La Marina Militare non ferma gli invasori ma li salva e li sbarca in Italia. Brava! Viste queste nuove “funzioni operative”, che di militare non hanno piú neanche una traccia, sarebbe indubbiamente opportuno scioglierla e sostituirla – se proprio si volesse – con un “servizio di assistenza in mare”, che non avrebbe bisogno di costose unità da battaglia, lanciamissili, portaelicotteri & Co. Per tirar fuori i “migranti” dall’acqua basta un qualsiasi peschereccio: a cosa servono i cannoni, se poi non si usano?

    La tragedia – quella vera – non è quella degli africani, che se la sono voluta e cercata. Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala! No, la vera tragedia è la nostra, quella della nostra cultura, del nostro Paese, della nostra identità che vengono irresponsabilmente immolati sull’altare di un’utopia suicida. Cupio dissolvi, il desiderio di auto annientarsi, di negarsi il naturale diritto all’autodifesa è la malattia piú letale che una civiltà possa contrarre. Siamo quasi al punto di non ritorno: svegliamoci!

    *) Tragedia? Non mi sembra – oggettivamente – il termine giusto per definire le sorti di individui che danno fuoco alla propria nave per richiamare aiuti. Neanche Fantozzi, nelle sue farse…

  • Carissimo Schwefelwolf, ben tornato! Il tuo commento è un saggio sulla situazione e il disastro afro-italiano attuale che merita la pubblicazione. Ci permetti di di portarlo in rete? Aspettiamo una tua risposta. Complimenti ! Federico.

  • lombardi-cerri:

    I ragionamenti che fa lei , sono rigorosi, ma ovvi e, pertanto , non fanno fare carriera.
    Se uno ha in mente la carriera deve solo dire il contrario di quanto ha detto lei:
    Un centinaio di imbecilli che lo definiranno “innovatore “li troverà sempre e quindi pane e companatico saranno garantiti:

    • Schwefelwolf:

      Grazie per le confortevoli osservazioni…
      Ma mi chiedo: tutti questi “innovatori” non hanno dei figli? Non pensano alla realtà che gli vanno a lasciare? Va bene la carriera… ma a tutto c’è un limite!

      No, non credo sia questione di carriera (almeno: non solo). La realtà è che siamo nelle mani di una generazione – quella del ’68 – “venuta sú” a colpi di utopie, indottrinata – “filosoficamente” – dai vari Marcuse, Adorno, Horckheimer, Bloch & Co. e – “religiosamente” dalla teologia della liberazione e dalle pie intenzioni del “papa buono”. Col risultato che ci si è abituati a credere che i problemi reali si possano risolvere a colpi di “ideali” (soprattutto umanitari) e che comunque i “sogni” possano essere sempre e comunque trasformati in realtà.

      Dopo 50 anni di eclatanti smentite, l’utopia continua a resistere piú tenacemente che mai: e per farlo chiude strenuamente occhi ed orecchie di fronte al disastro che ha causato – e che le (e purtroppo anche: ci) sta arrivando addosso come uno schiacciasassi da mille tonnellate.

      Lo stesso discorso vale per altro – a mio avviso – per tutte le tante “teste” di questa “Medusa-utopia”, compreso il mito dell’integrazione europea e tutte le altre vaccate partorite dal sogno “liberal” americano.

    • Schwefelwolf:

      … mi correggo: avevo sotto gli occhi l’immagine della “Medusa” con la sua ricca chioma di serpi, ma penso che il riferimento decisamente piú attinente sia quello dell’Idra, con le sue teste che rinascono appena troncate…

  • lombardi-cerri:

    Qullo che lei scrive, sulle nefaste conseguenze del ’68 è indubbiamente è vero, ma mentre tali conseguenze si stanno smorzando nei paesi civili, in Italia persistono . Perchè ?
    La invito a leggeri il mio “Manuale del perfetto comunista” sul quale ho dato la mia interpretazione.

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