La crisi non ha insegnato nulla

 

di Alfonso Tour – Corriere del Ticino

 

Cinque anni fa, esattamente il 15 settembre 2008, con il fallimento della banca a”investimento statunitense Lehman Brothers raggiunse l’apice una crisi finanziaria che rischiò di far precipitare il mondo in una nuova Grande Depressione. I Governi e le banche centrali intervennero a suon di centinaia di miliardi per salvare il sistema bancario, ma non poterono evitare che le economie occidentali cadessero nella più grave recessione di questo dopoguerra.

 

In Europa la crisi finanziaria si è trasformata nella crisi dell’euro con la maggioranza dei Paesi del Vecchio Continente che non ha più raggiunto i livelli di PIL dell’inizio del 2008 e con altri Paesi caduti in una spirale recessiva di cui non si vede la fine. A livello mondiale ancora oggi, nonostante le eccezionali misure di stimolo fiscale e soprattutto monetario, l’economia è molto fragile ed è paragonabile ad un paziente ricoverato nel reparto cure intense che sopravvive solo grazie alle centinaia di miliardi che continuano a stampare le principali banche centrali e grazie a tassi dì interesse di poco superiore allo zero. I barlumi di ripresa appaiono dunque effimeri e non sostenibili nel tempo. Ma ciò che è più grave è che questa crisi è stata sprecata. Infatti nulla, o molto poco, è cambiato.

 

Il mondo politico non ha avuto la volontà di prendere il diavolo per le corna e di cercare di aggredire le cause della crisi, che erano dovute alla deregolamentazione del settore finanziario, alla speculazione senza freni, favorita dagli strumenti della nuova ingegneria finanziaria, a una dotazione di capitale insufficiente delle banche e a un incitamento all’indebitamento di famiglie e imprese, il cui simbolo sono stati i mutui ipotecari subprime americani. Insomma, in questo lustro non si è riusciti a porre rimedio a quelle liberalizzazioni del settore finanziario, figlie delle politiche liberiste imperanti negli anni Novanta, che sono state all’origine della crisi. Infatti non si è riportato il settore bancario a svolgere la sua funzione primaria di intermediazione tra risparmiatori e creditori e dunque di sostegno all’economia reale.

 

Oggi le grandi banche too big to fail sono ancora più grandi, l’aumento dei requisiti di capitale (difficili da verificare) sono unicamente palliativi dati in pasto all’opinione pubblica e non sono stati posti limiti o divieti ai nuovi strumenti finanziari. Ad esem pio l’obbligo per le banche di scambiare I derivati in mercati regolamentati è già stato aggirato dal sistema finanziario ombra (Hedge Fund, tondi Private Equity, eccetera) che oggi controlla la metà di un mercato in continua crescita. Insomma, i rischi sistemici emersi nell’autunno del 2008 sono ancora presenti oggi, anche poiché non si è avuto il coraggio dì ripristinare la legge Glass-Steagall che separava fino alla fine degli anni Novanta l’attività delle banche commerciali, attive nella raccolta del risparmio e nell’erogazione dei crediti a famiglie e imprese, dalle banche di investimento impegnate nelle operazioni finanziarie a maggiore rischio.

 

Anche a livello di politica economica nulla è cambiato. Cinque anni fa si disse che la crisi fu anche provocata da politiche monetarie troppo espansive che favorivano un aumento eccessivo dell’indebitamento e riducevano la percezione del rischio. Ebbe ne, oggi la cura da cavallo praticata dalle banche centrali punta a ricreare esattamente le stesse condizioni di allora. La soluzione è infatti stampare soldi e mantenere a livelli eccezionalmente bassi i tassi di interesse per far riprendere l’economia. Il risultato possibile non è la ripresa, ma la creazione di nuove bolle speculative. Dunque a nulla sembra che siano servite le grandi sofferenze dì decine di migliaia di persone che hanno perso il lavoro e che non sperano più nel futuro.

 

Il prodotto è una società dove le diseguaglianze continuano a crescere, allargando sensibilmente il numero delle persone costrette a lavorare a salari talmente bassi da rendere difficile poter avere una vita dignitosa. A nulla è servito tutto ciò. Anzi, come scrive giustamente il premio Nobel per l’economia, Paul Krugman, oggi «si stanno creando le condizioni per l’avvio di una nuova crisi mondiale senza precedenti».

 

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