SVIZZERA-UE PURCHE’ NON SI SUPERI LA LINEA ROSSA

 

di Moreno Bernaschoni – Corriere del Ticino

 

Il Governo ha deciso ieri di negoziare un nuovo quadro istituzionale delle relazioni bilaterali con l’Unione europea. Un passo necessario, visto che Bruxelles non intende più concedere alla Svizzera lo statuto eccezionale di cui oggi gode: vale a dire la partecipazione ad un progetto multilaterale come il mercato unico restando al di fuori del quadro istituzionale e del diritto omogenei che reggono questo stesso progetto multilaterale.

 

La posizione dell’UE è comprensibile e coerente poiché lo statuto speciale ci fu accordato nella prospettiva di una nostra adesione o allo Spazio economico europeo o all’Unione europea tout court. Venendo meno queste premesse (l’adesione allo Spazio economico europeo è stata respinta dal popolo e l’adesione all’UE non è più d’attualità), Bruxelles non può più accordare alla Svizzera ciò che non accorda ai suoi membri. Non bisogna sottovalutare questo problema. Infatti, l’odierna Unione europea – in difficoltà dal punto di vista economico-finanziario e politico – teme fortemente che Paesi membri del club, forti dell’eccezione elvetica, comincino a chiedere anch’essi eccezioni e statuti speciali… come dimostra il gelo che hanno provocato le recenti richieste della Gran Bretagna di Cameron (che già non aderisce all’euro) di rimpatriare una parte dei poteri nazionali.

 

Se la richiesta di negoziare un nuovo quadro istituzionale bilaterale è comprensibile per Bruxelles, è nell’interesse della Svizzera farlo? Se riteniamo che la partecipazione al mercato unico europeo è nel nostro interesse, la risposta non può che essere affermativa. Tertium non datur: o una via bilaterale riadattata dopo la nostra rinuncia allo Spazio economico e alla prospettiva (oggi politicamente improponibile) di un’adesione all’UE, oppure una pericolosa via solitaria. Se giudichiamo che il nostro benessere dipenda oggi come oggi in misura molto importante dalla partecipazione delle nostre aziende e centri di eccellenza al mercato unico europeo (come ampiamente dimostrato nei fatti anche dopo aver fatto la tara di alcuni effetti collaterali della libera circolazione e degli accordi di Schengen), allora rinegoziare con Bruxelles appare una saggia decisione.

 

Quanto al quadro negoziale fissato dal Consiglio federale, non si può non apprezzare il grande lavoro preliminare svolto dal segretario di Stato agli affari esteri Yves Rossier. La linea rossa indicata ieri da Didier Burkhalter dimostra chiaramente i punti su cui la Svizzera, come Paese sovrano, non è disposta a trattare:
1. La ripresa automatica del diritto comunitario è esclusa; il diritto di referendum elvetico non è negoziabile
2. Le misure di accompagnamento alla libera circolazione adottate dal nostro Paese non possono essere modificate e le direttive UE sulla cittadinanza e sui lavoratori distaccati sono escluse.

 

La Svizzera accetta inoltre un’applicazione omogenea del diritto comunitario futuro e di quello presente (non di quello passato), ma in cambio vuole essere associata alla sua elaborazione. Per quanto concerne la sorveglianza sull’applicazione del diritto europeo negli ambiti del mercato unico in cui la Svizzera vuole partecipare, saggiamente le due parti sembrano intenzionate a non creare nuove istanze difficilmente compatibili con l’esigenza di sovranità degli uni e degli altri. L’aver mantenuto la competenza dell’attuale comitato misto Svizzera-UE sembra positivo, perché permette di trovare compromessi consensuali prima di appellarsi alle entità giurisdizionali.

 

Alla fine, però, in caso di divergenze occorrerà arrivare ad una decisione. Come? In questo caso, qualora il gruppo misto non fosse riuscito a dirimere la questione, la Svizzera è disposta ad accettare che il caso venga sottoposto per giudizio non vincolante alla Corte di giustizia europea. In caso di parere contrario alla posizione elvetica, Berna deve poterlo rifiutare. E l’UE, ovviamente, deve poter sospendere l’accordo in questione. Come si vede, i punti difficili ci sono eccome. E la Svizzera è chiamata a fare alcune concessioni anche in campi molto sensibili dove in gioco c’è la sovranità e la volontà di evitare sanzioni. Un percorso negoziale molto impegnativo poiché l’esito finale delle trattative dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento e del popolo. Una legittimazione che sarà tanto meno difficile da ottenere quanto più i negoziatori elvetici sapranno rimanere entro i confini della linea rossa che ieri Didier Burkhalter ha detto di voler rispettare. Ci auguriamo che sapranno farlo.

 

di Moreno Bernaschoni – Corriere del Ticino

 

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