IL SIGNOR CST CITTADINO E SUDDITO

 

di Giancarlo Dillena – Corriere del Ticino

 

Al signor CST hanno insegnato a scuola, oramai parecchi anni fa, che doveva essere grato alla Rivoluzione francese perché grazie ad essa lui oggi non è più un Suddito ma un Cittadino. Non c’è cioè più un Principe, che dispone di lui a suo piacimento, nel nome della volontà divina che lo ha messo sul trono e reso automaticamente giusta ogni sua scelta. È vero che anche oggi il signor CST deve sottostare a molti obblighi nei confronti del nuovo Principe, lo Stato. Deve pagare non poche tasse, deve accettare sempre nuove leggi, deve fare i conti con regolamenti e procedure non sempre facili da capire. Ma lo fa, gli hanno spiegato, da Libero Cittadino.

 

Perché può eleggere i suoi Rappresentanti in Parlamento e persino smentirli attraverso l’esercizio della Democrazia Diretta. Il signor CST dovrebbe essere quindi contento di questa sua felice condizione. Soprattutto se paragonata a quella di molti altri abitanti del pianeta, alle prese con regimi autoritari e repressivi. Da qualche tempo però comincia ad avere dei dubbi. Finché si trattava di accettare qualche decisione calata dall’alto, che lui non condivideva, ma che tutto sommato si po¬ teva anche capire, non ha avuto soverchi problemi. In particolare non si poneva interrogativi circa i reali fondamenti dei principi su cui, gli avevano insegnato, si fonda la nostra Democrazia. La musica è cambiata da quando ha visto erosa, lentamente ma inesorabilmente, la sfera della sua libertà personale. Nel nome, per giunta, del suo bene, della sua salute, della sua sicurezza. Quando aveva ottenuto la sua licenza di condurre, il signor CST circolava fino a 60 km/h negli abitati, fino a 100 fuori, fino a 130 in autostrada. Oggi questi limiti sono stati tutti ridotti.

 

E continuano ad essere diminuiti. Per la sicurezza di tutti, gli è stato detto. Quindi anche per la sua. Poi c’è la questione dell’alcolemia: il tasso consentito per mettersi al volante è sempre più basso; tra un po’, ha il sospetto, si arriverà a proibire ogni bevanda alcolica a chi guida. Una cosa che gli ricorda il proibizionismo americano. Ma, anche in questo caso, come dire di no al «bene comune»? Il signor CST ha sempre avuto cani, con i quali faceva lunghe passeggiate nei boschi. Non è mai successo nulla. Ma ora deve tenere sempre al guinzaglio il suo compagno a quattro zampe. Per giunta è stato incluso – lui vecchio e da sempre ubbidiente – nella lista delle «razze pericolose». Per bene e la sicurezza di chi non ama i cani deve quindi sempre stare legato. Il signor CST ha inoltre il grave difetto (così oramai lo percepisce) di essere un fumatore. Oramai osa accendersi una sigaretta solo a casa sua. Perché il divieto si sta estendendo praticamente a tutti gli altri posti.

 

Una volta è stato persino insultato da una madre inviperita perché, mentre aspettava il semaforo verde per attraversare la strada, stava distrattamente fumando accanto ad un bambino. Sono cose che il signor CST, singolarmente, potrebbe anche capire. Quanto meno in parte. Ma sommate gli danno la sensazione di essere stretto d’assedio. Si chiede quando gli verrà imposto un regolamento sul tono di voce da tenere nei luoghi pubblici; o prenderà una multa per aver incrociato sul marciapiede un passeggino dalla parte sbagliata; o gli verrà recapitata una diffida perché ha dimenticato accesa la luce nel bagno tutta la notte, rendendosi così reo di «spreco energetico». Da qui a stabilire che certe letture, certe parole, certi discorsi «scorretti» vanno proibiti per evitare il diffondersi di discriminazioni e pregiudizi, il passo – al signor CST sembra pericolosamente breve.

 

Quando il signor CST si lamenta di queste cose trova spesso solidarietà. Ma anche rassegnazione. E non manca chi gli ripete che tutto questo, alla fine, è «solo per il suo bene», perché il «bene comune» è anche il suo. A questo punto il signor CST comincia ad avere l’impressione che la distanza fra la realtà in cui vive e quella di certi regimi si vada riducendo in modo preoccupante. Siamo ancora lontani da talune situazioni estreme; ma ci siamo anche allontanati, e di molto, dal tipo di libertà cui lui era abituato e in cui credeva.

 

Il guaio è che questa situazione non è dovuta alla presa di potere da parte di governanti più autoritari dei precedenti. Anzi, la sua impressione è semmai che i nuovi arrivati siano più deboli e incerti dei predecessori. Forse è per questo che hanno permesso, o addirittura assecondato, l’avanzata di certi personaggi, che a suon di programmi di sensibilizzazione, campagne di propaganda, allarmi, hanno fatto di lui, fino a ieri Cittadino Libero, un Cittadino Sotto Tutela.
Che, stranamente, somiglia sempre di più al Suddito di una volta.

 

di Giancarlo Dillena

 

21 Commenti a “IL SIGNOR CST CITTADINO E SUDDITO”

  • Schwefelwolf:

    Quello che fa impressione – e, nel mio caso personale, comincio a nutrire il sospetto che si tratti ormai piú di depressione che di impressione – è l’indifferenza generale: di tutti – dei singoli, delle famiglie, dei gruppi, dei partiti (nessuno escluso: dalla sinistra estrema alla destra estrema). Ci stiamo avvicinando a passi da gigante a quello che solo trenta o quarant’anni fa sembrava anora un romanzo (molto interessante) di fantapolitica, cioè “1984” di Orwell, il “Grande Fratello” (ovviamente non quello della vaccata televisiva).

    Viviamo ormai in un mondo in cui una presunta mega-evasione fiscale (tutti buttano lí cifre a caso: una volta 120, una volta 160, qualcuno parla di 180 miliardi: senza che nessuno mai dica come sono calcolati/accertati. Certo – se si includono quelli della Mafia, Camorra & Co. ci può anche stare: ma non sono comunque miliardi recuperabili con i controlli sugli scontrinini o sulle carte di credito). E gli altri? Dove sono? Chi li quantifica? Come?
    Tutte domande senza risposta vera.

    La risposta che viene data – e accettata nell’indifferenza generale – è che per “scovare” gli evasori deve essere data allo ” Stato” (e chi è?) la facoltà di vedere quante volte vado in pizzeria o se mi compro un libro o la “Gazzetta”. Poi parlano di leggi sulla privacy! Lo stesso “Stato” sottoscrive – senza chiedere nulla a nessuno – trattati internazionali che ci costringono a far entrare milioni di clandestini non potendo affondare a cannonate le “carrette” del mare nel momento in cui invadono le nostre acque territoriali. Ci fanno “ingoiare” l’euro e la globalizzazione senza una traccia, una goccia di conferma popolare. E parlano di democrazia…

    Il tutto, ripeto, nell’indifferenza generale. Cento anni fa saremmo andati tutti in piazza, per molto meno, con fucili e forconi…
    E invece stiamo qui tutti come tanti capretti ad aspettare la prossima Pasqua, consolati & rimbecilliti dalle ripetitive (quanto vuote) promesse delle varie Leghe, Case della “Libertà” (? libertà di chi?), Scelte “civiche” (?), Partiti multietnici, pardon, Democratici & Sinistre varie.

    Apriremo mai gli occhi?

  • lombardi-cerri:

    Carissimo Schwefelwolf,
    Lei si lamenta dell’indifferenza generale e si domanda il perchè.
    Semplicissimo!
    Perchè la gente dalla pelle corazzata , quella gente che ha vissuto la guerra dall’una o dall’altra parte, la gente che ha patito la fame (non l’appetito, la fame ) , la gente che ha visto centinaia di morti ammazzati in mille modi,la gente alla quale è stato insegnato di reagire agli attacchi con adeguata misura, ricordandosi sempre che “l’arma non si deve mai estarre per minacciare, ma se lo si è costretti a fare è solo per uccidere”, quella gente che , quando ancora aveva un briciolo di energia, è stata fermata da Bossi, stupidamente, quella gente è morta o sta per morire!
    E’ stata sostituita da una schiera di “figli di mamma” che mentre è velocissima a trasformare i desideri in diritti, attende sempre che qualcuno gli risolva il problema.
    Forse, e dico forse, quei giovani leoni , ridotti alla fame se non addirittura alla schiavitù tipo quella vigente, sino a poco tempo fa nei paesi comunisti , si sveglieranno, se no cinque minuti prima di morire mi rivolgerò verso di loro facendo il cenno dell’ombrello e morirò contento.
    La saluto.

    • Schwefelwolf:

      Caro Cerri-Lombardi,

      mi piacerebbe tanto darLe torto – ma sarebbe un insulto alle nostre intelligenze, e aggiungerei: anche a quella di colui che generosamente ci ospita, Federico Caravita. Le darei quindi pianemente ragione, compreso il saluto dell’ombrello: ma ho una figlia di 10 anni e non credo che lei meriti quel saluto. Temo di lasciarle un mondo nel quale io non avrei alcuna voglia di vivere: un mondo in avanzato stato di putrefazione, dimentico di tutto ciò che è stato l’operato di decine e dedine di generazioni, dimentico della propria dignità e delle proprie radici. Un mondo che azzera demenzialmente/criminalmente ogni differenza, che ritiene razzista distinguere fra Schubert e Jimmy Hendrix, fra Olivetti e un vú cumprà, fra un onesto lavoratore e uno zingaro. C’è da dire che se questo è razzismo, morirò inneggiando al razzismo…
      A proposito di razzismo: sono stanco e non piú giovanissimo – e pertanto non ho voglia di impegnarmi in avventure donchisciottesche… ma, avessi dieci anni di meno, penso che mi farrei avvocato degli orang-utan e denuncerei Calderoli. Come si permette di fare paragoni di quel genere? Non ha mai visto quanto umanità c’è nello sguardo di un orango?
      Se proprio voleva parlare – in chiave negativa – di scimmie, avrebbe fatto meglio a scegliere babbuini o mandrilli.

      Sarò certamente prevenuto, ma negli occhi della “nostra” ministra dell’integrazione non vedo (oggettivamente) traccia di intelligenza, almeno non come quella che ho sempre visto – unita (purtroppo) a molta malinconia – negli occhi degli orang utan degli zoo europei: sguardi a volte persino strazianti, come quello di una madre orang utan che ho visto – se non ricordo male – nello zoo di Francoforte. Negli occhi della “nostra” ministra non vedo nulla di tutto ciò. Di “umano” (si fa per dire) vedo nei suoi occhi solo un immenso odio nei nostri confronti, lo stesso odio che avevano, negli occhi, i suoi padri e nonni: i vari mau-mau & consorti che hanno mandato via “i bianchi” dalla terra dei “neri” (cioè l’Africa) squartando a colpi di machete donne e bambini bianchi, nonché i neri che non si associavano alla “lotta di liberazione” (i “collaborazionisti!”)… Ci hanno mandato via dal “loro” continente nero in un fiume di sangue – e adesso pretendono di avere diritto – come negri – a vivere in un’Europa che non può essere – a loro avviso – solo “bianca”. Delle due l’una: o avevano ragione allora – e in quel caso dovrebbero starsene a casa a godersi la loro “Africa nera” – o avevano torto: e anche in quel caso dovrebbero starsene a casa loro, visto che non possono chiedere ospitalità ai figli/ nipoti di coloro che hanno macellato.

      Comunque non è colpa loro, sono quello che sono – cioè negri. Siamo noi, purtroppo, che invece di affondarli in mare preferiamo suicidarci – e “suicidare” la nostra cultura, cioè il nostro passato – e insieme anche il futuro dei nostri figli.

      Niente radici, niente memoria: ci lasciamo mettere nelle mani di coloro che hanno macellato i nostri nonni & padri e li manteniamo a spese dei nostri contribuenti. Tutto ciò senza che chi decide del nostro destino chieda niente, a nessuno…
      Parafrasando Schopenhauer: piú conosco la “democrazia” (cioè questa farsa oligarco-plutocratica di “democrazia”) , piú amo la dittatura.

      Mi fermo qui. Meglio non aggiungere altro…

  • lombardi-cerri:

    Carissimo Schwefelwolf,
    il mio gesto di saluto non sarà diretto al mondo intero, ma solamente alla sgangherata italia :
    Per quanto riguardal’avvenire di sua figlia l’unica cosa che posso consigliarle è di mandarla fuori d’Italia .
    Ci sono moltissime nazioni in cui potrà crearsi una vita decente.
    Solo un miracolo potrà raddizzare all’ottimismo le mie considerazioni: la spaccamento dell’Italia e la sua completa distruzione come Stato.
    La saluto

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Cerri,

    anche in questo caso non posso che condividere il Suo suggerimento: ho cercato di favorire, per mia figlia, l’apprendimento dell’inglese, ritenendo che Australia&Nuova Zelanda siano probabilmernte gli ultimi angoli della terra che possano offirire, a medio termine, condizioni di vita accettabili per un occidentale.

    Col senno di poi anch’io sceglierei oggi quei Paesi, invece di andare – come ho fatto piú di quarant’anni fa – in Germania, attratto da una cultura ed una civiltà che non sapevo ormai morta. Ma, all’epoca, sentivo ancora fortissimo il legame con la nostra cultura europea, da Dante a Goethe, da Verdi a Wagner, da Kant a Nietzsche, da Leopardi a Schopenhauer. Oggi – visti abbandonati, vilipesi e gettati alle ortiche quei riferimenti, sostituiti ormai da buffoni indegni di qualsiasi cognome – prenderei invece seriamente in esame (e se qualcuno quarant’anni fa mi avesse detto che oggi avrei sostenuto questa idea, lo avrei considerato pazzo) anche la Russia: mi sembra ancora abbastanza immune – con tutti i suoi difetti – dalla globalizzazione ‘liberal’ dei nostri liberatori americani. E – almeno sino ad ora – anche dalla lobby pluto-eurocratica di Bruxelles…

    Sarei comunque contento di vedere mia figlia, fra dieci o quindici anni, in Nuova Zelanda o in Russia. Non credo che qua – non solo nella “sgangherata” “Italia” (e cos’è l’Italia, oltre all””entità geografica” di Metternich?) ma in tutta Europa – possa trovare un mondo “accettabile”. O almeno un mondo ancora “occidentale”. Qui, in Europa, fra trent’anni avremo una sorta di euro-brasile: un supermix multietnico-multiculturale privo di qualsiasi traccia di radici e di cultura… Finalmente l’one-world voluto da F.D. Roosevelt e dai suoi numerosissimi amici & nipoti.

    Ma qualcuno ci ha chiesto se lo volevamo o se lo vogliamo anche noi?

    Ricambio, cordialmente, i saluti.

  • lucia:

    ho evitato a lungo di intervenire ancora in questo blog, ma stavolta non riesco ad esimermi.

    Caro Scwefelwolf,se è vero che lei ha una figlia di 10 anni. non le è permesso di essere così pessimista .E’ giusto essere critici ma non è giusto essere pessimisti.Per la religione il pessimismo è un peccato (credo che rientri,col nome di accidia,tra i vizi capitali) e per il laico il pessimismo è la peggiore delle eventualità,quella ,che togliendo la voglia di vivere rende il soggetto un peso per la società, tanto che la società laica ritiene il male di vivere uno dei requisiti per poter accedere,col nome di disagio psichico,al diritto all’aborto e ora sembrerebbe anche al suicidio assistito.Vedi la recente morte di quel magistrato che è andato in Svizzera a pagare per suicidarsi per la paura di morire di malattia!)
    ,
    E non si auguri di vedere sua figlia andare in Australia o in Nuova Zelanda. Andrà dove vorrà lei.
    Anch’io ho dato ai miei figli l’opportunità di conoscere l’inglese di usare i nuovi mezzi di comunicazione e ho poi scoperto che in realtà a loro non va l’idea di andare lontano ,come non è andata neanche a me quell’idea,nonostante le difficoltà ,che ci sono sempre state per tutti e per ogni generazione.Del resto non sono scappati neanche i miei genitori quando si sono trovati praticamente in mutande dopo la guerra e perché dovremmo andarcene adesso?
    Abbiamo subito un genocidio culturale?Si,E allora vediamo di porvi rimedio,a livello personale prima di pretenderlo da una autorità che non potrà mai farlo.se non diventando invasiva come quella che ora stiamo subendo. Io ,complice l’età,ho ripreso alla grande a parlare il mio dialetto e perfino a scriverlo perché nel mio paese l’imput dato dalla lega circa il recupero della nostra cultura,strenuamente avversato e ridicolizzato, ha però dato frutti e la consapevolezza del valore della nostra parlata è sopravvissuta e ha preso forza solo dopo il disastro del partito.E’ nata da un giornalino locale,bimestrale non leghista,,l’inziativa di proporre alla traduzione in italiano i vocaboli dialettali e pubblicare piccole storie scritte in dialetto.Poca roba?No.E’ uno dei risultati che la lega,accusata di non aver fatto nulla,ha invece conseguito,forse il più imporante.Mi risulta che in molti paesi ci siano di queste iniziative,E dunque?Coraggio.Smettiamo di essere pessimisti,di accusare a destra e a manca. Bossi ha seminato a dispetto di quanto vanno dicendo certi Soloni nostrani.Adesso ,mentre costoro continuano a recriminare sul passato ,bisogna curare il campo e non lasciarlo seccare.
    Quanto alla onorevole Ministra per l’integrazione,sarebbe saggio ignorarla.Fin che va alle feste di SEL o del PD o del PDL e di Scelta Civica o di pinco pallino, chi se ne frega.Sarà da combattere qualora portasse al Parlamento qualche provvedimento preciso riguardante lo ius solis,che sembra essere il suo unico cavallo di battaglia.Del resto cosa volete che ne sappia lei di cultura italiana o padana se non quella ammanita da quattro libri quattro che questi poveri diavoli sono costretti a leggere e imparare a memoria per il privilegio di diventare italiani..E’ stata messa lì apposta per provocare proprio quello che provoca.:,polveroni mediatici in danno nostro.Se dovesse passare in parlamento un provvedimento di quella portata,sarebbe anche da aspettarsi una violenta reazione,perchè un conto è parlare a vanvera e un conto è fare le cose a vanvera in danno di qualcuno.E non credo che le sarà permesso di farlo.Promuoveatur ut moveatur,si dice di gente che si vuole mettere da parte perché scomoda o semplicemente rompiscatole .E sucesso a Peppone e a Don Camille e potrebbe essere il caso della Boldrini,presenzialista piuttosto che presidentessa della Camera e di questa nostra ineffabile oculista,Ineffabile perché di lei non si può dire nulla se non che è bella,brava e intelligente.e al massimo la puoi paragonare a una farfalla esotica o a una libellula ,Mai comunque a un qualunque animale che sia bipede o quadrupede,neanche ad un elefante ,quando riuscisse ad entrare in un negozio di cristallerie e a sfasciare tutto,come appunto sta facendo questa signora.Si potrebbe chiederle cosa preferisce,Saluti a tutti.

    • Schwefelwolf:

      Mi permetta, signora Lucia, di aggiungere una nota su Boldrini & Kyenge.

      Non sono loro, che mi preoccupano, ma ciò che rappresentano.

      Con un ministro non congolese, ma varesotto come Maroni, sono entrati in “Italia” oltre un milione di extra-comunitari in poco piú di due anni! Non credo che Kyenge, Boldrini o un neo-presidente del consiglio afro-importato possa fare di peggio.

      La realtà è che ogni anno entrano piú o meno illegalmente in Europa – con o senza Kyenge – MOLTE centinaia di migliaia di esseri non-integrabili che nessuno rimanda a casa. Anzi: quando sono “qua” – in Italia, Francia, Germania o in uno dei tanti Euro-Stati – noi contribuenti europei paghiamo una loro “esplosione demografica” che ai cattivissimi bianchi è stata ideologicamente proibita a partire dal 1945 (non era parte di una politica “fascista” di difesa della famiglia?). Ma per i negri la cosa è diversa: loro, poverini, devono ancora “civilizzarsi” e quindi è normale che facciano ancora dieci o dodici figli, ovviamente a spese della “società solidale” finanziata dai nostri costributi.

      E’ vero – signora Lucia – che spesso la scelta di non fare figli o di limitarsi ad un solo figlio è legata a moventi “culturali” (ricordiamo il “’68” e “il mio utero è mio e me lo gestisco io”) ma è anche vero che molte famiglie italiane vorrebbero avere due, tre o quattro bambini ma non se lo possono piú permettere: basso reddito, alti costi, eccessivi oneri tributari. Quello che queste famiglie italiane non possono permettersi, per motivi economici, viene però regalato – senza batter ciglio e con le nostre tasse – a questi cosiddetti “disperati” (termine usato – con mio grave sconcerto – dallo stesso Maroni: buon sangue non mente!): clandestini, analfabeti, spesso criminali e comunque socialmente non integrabili e neache utilizzabili.

      Questo “suicidio” demografico non è un’invenzione di Boldrini & Kyenge: loro ne sono solo una delle tante manifestazioni odierne. Ma le radici vere sono molto piú “antiche” e neanche italiane: sono a New York, nonché, per la “filiale europea”, a Bruxelles: temo sia ormai impossibile – e comunque estremamente pericoloso – tentare di estirparle, anche solo a livello locale-nazionale…

  • Schwefelwolf:

    Come dicono i tedeschi, cara signora Lucia: “Ihr Wort in Gottes Ohr” – che le Sue parole arrivino all’orecchio di dio!
    La ringrazio comunque per l'”incoraggiamento” e – per certi versi – glielo invidio. Temo, purtuttavia, che il mio pessimismo abbia un’eccessiva componente di realismo: una “base di realtà” che io – purtroppo – non riesco ad ignorare. E’ certamente un resto del condizionamento che mi viene dalla formazione scientifica scelta a suo tempo…

    Questo non vuol dire che non sia disposto a combattere anche una guerra persa: so solo di non poterla vincere. Anzi, peggio, so che l’abbiamo persa prima ancora di avere la possibilità di combatterla. Siamo sconfitti a priori: da leggi, decreti, normative, sentenze che criminalizzano anche il piú tenue tentativo di autodifesa, per non parlare di una difesa vera. Non ci hanno lasciato alcuna possibilità di difenderci, nonostante tutte le “parolone” e le promesse di certi capi-popolo che ci hanno “governato” per quasi dieci anni…

    Vuole che Le restuisca una punta di “ottimismo”? L’unico resto di “ottimismo” che riesco a conservare si è rifugiato da qualche parte a Est della Vistola: nelle regioni d’Europa dove il globalismo, l’eurocrazia, il parossismo buonista non sono ancora arrivati. Regioni dove passare illegalmente un confine significa ancora rischiare una raffica di mitra e dove i clandestini non vengono considerati “disperati” e/o “risorse” ma semplici criminali.

    Parlo di Paesi dove l’identità nazionale non solo non viene rinnegata ma, anzi, riscoperta e rivalutata. Avranno certamente i loro problemi – ma sono gli ultimi Stati sovrani europei. Spero solo che riescano a restarlo… Dovessero riuscirci, potrebbero diventare la “base” di una ricostruzione identitaria dell’Europa: ma questo è veramente solo un sogno… L’unica (tenue, anzi esilissima) speranza.

    Grazie comunque!

  • lombardi-cerri:

    Caro Schwefelwolf,
    essere ottimisti è un lusso che oggi, in Italia si possono permettere solo i ricchi e gli imbecilli.
    La soluzone dei problemi era pronta , a suo tempo, occorreva solo scodellarla, ma il grande pensatore della Lega non l’ha voluta.
    Ora sono sparite le condizioni e solamente un disastri finaziario ( non troppo lontano peraltro) potrà ripristinarle.
    I giovani si sveglino ed escano da sotto le sottane della mamma.
    Noi modestamente , quello che potevamo fare lo abbiamo fatto, portando la Lega al 10%.

    • lucia:

      trovo il suo commento inutile e offensivo.E anche assolutamente improduttivo.
      Si era gia’ capito che lei è polemico per partito preso e irrimediabilmente astioso verso il grande pensatore della Lega ,suo pensiero fisso.Non so perché,ma lei mi ricorda il Don Abbondio manzoniano ,capace solo di dire,nelle angosce che gli dava la mula ostinata che camminava sul bordo della strada, “io l’avevo detto cosa bisognava fare,sono gli altri che non mi hanno dato retta e adesso IO mi trovo in questa situazione”.Scusi se una povera imbecille,dato che non riesco a definirmi ricca,ma inguaribilmente ottimista glielo dice:ma chi se frega se lei ha portato la lega al 10%?Io sto argomentando con Schwelwolf (accidenti che nome difficile)di altre cose e nessuno ha chiesto il suo parere.La saluto.Torno nell’oblìo in cui mi ero esiliata e continuerò a leggere li suoi interventi.

      • Schwefelwolf:

        Mi permetta, signora Lucia, di commentare la Sua risposta a Lombardi-Cerri.
        Posso comprendere la Sua fedeltà a persone, figure, simboli nei quali Lei – come me e come penso probabilmente anche Lombardi-Cerri – ha creduto. Soprattutto nei momenti di “caduta in disgrazia” la fedeltà – quando tutti disertano – non può che fare onore. Ciò non toglie, tuttavia, che ognuno conservi il diritto di valutare – sulla base di fatti piú o meno oggettivi – la misura in cui una persona, una figura, un movimento abbia – o meno – e per quale/quali ragioni mantenuto o disatteso quanto aveva promesso. Condivido peraltro la Sua valutazione sull’improduttività di determinate considerazioni. E’ oggettivamente inutile piangere sul latte versato – ma conviene non dimenticarsi di chi lo ha versato, e del perché.

        Detto questo, resta un aspetto che dovrebbe comunque coinvolgerci tutti – Leghisti o ex-Leghisti. Al di là del fallimento (a mio avviso incontestabile) della Lega (e lasciamo da parte l’ormai ritrito tema delle cause) resta il fatto che la questione settentrionale resta – oggi piú che mai – attiva e attuale.

        Concordo peraltro in toto con la valutazione di Lombardi-Cerri sull’imminenza di un tracollo: non so come vada dalle Sue parti, ma nelle zone che conosco io la situazione è veramente preoccupante – e molto diversa da quella che tratteggia la TV, il Corriere o qualche esponente del governo: il ceto produttivo del Nord sta andando a fondo. Penso che al Centro-Sud ancora non lo si avverta in tutta la sua gravità, ma il PIL vero (quello cioè che conta solo le attività produttive – e non le mille ramificazioni amministrative dello “stato” italiano) sta calando vertiginosamente. Chi pagherà piú le tasse per tenere in piedi la baracca “Italia”? Mi sembra di capire che a Roma ci si aggrappi all’idea di riuscire a costringere Germania, Olanda & Co. a rilevare il ruolo storico di Lombardia & Co. come ufficiale pagatore di Sud-Italia, Grecia & Co. Si vedrà…
        In Europa non mi sorprende piú nulla. In ogni caso non credo, però, che il mondo imprenditoriale del Nord sia in grado di reggere ancora a lungo. E – soprattutto – non vedo possibilità di recupero, almeno non fino a quando il livello della tassazione resterà al 60-70%. E chi lo ridurrà? Come? Il tracollo del Nord – ribadisco – mi sembra ineluttabile.

        Pertando si presenterà la questione: ci sarà qualcuno in grado di alzare di nuovo una bandiera del Nord? Non credo che tutti – ripeto: tutti – coloro che hanno versato (e continuano a versare) il “latte” di Miglio abbiano ancora una credibilità da vantare o da spendere. Temo, anzi, che non gli creda piú nessuno – a parte qualche iper-fedele. Quindi?

        • lucia:

          credo che tutto sommato siamo d’accordo su molte cose.Se rilegge il mio intervento,vede che anch’io ho parlato di “disastro” del partito.
          Quello su cui non concordo è il catastrofismo,che deriva.a mio parere,dalla mancanza di realismo,non dall’eccesso,come lei ha detto.Lei vede ancora i mondo come una organizzazione al di fuori della quale tutto finisce.Parla del mondo imprenditoriale,del futuro dei giovani ,del futuro dell’Italia come di qualcosa destinato a soccombere e invece la realta’ è che il mondo va avanti lo stesso ma in modo diverso da come ce lo siamo immaginato e l’abbiamo sognato.Perchè sentirsi perdenti?Io vedo le difficolta’,che sono senz’altro peggiori di quanto viene descritto dai giornali.Anche se lascio da parte i dati statistici,quelli su cui i cervelli costruiscono teorie,mi basta guardarmi intorno.Ragazzi che nonostante una laurea e spesso proprio perchè laureati sono costretti a emigrare per poterla sfruttare perchè qui sarebbero costretti ad accettare lavori per i quali sarebbe stata sufficiente la scuola dell’obbligo e la cosa viene presentata come un merito ,un segno di vitalità e invece dovrebbe essere presentata come un segnale di allarme.Ragazzi che emigrano in Germania o in Olanda a fare i camerieri perché la’ fare il cameriere non viene considerato lavoro umile ,da far fare a gente non qualificata come da noi.Sono ragazzi che non stanno affatto attaccati alle gonne della mamma che fanno fatica ad accettare che per fare l’autotrasportatore sia necessario partecipare a costosissimi corsi che li dovrebbero qualificare avendo come alternativa quella di entrare in cooperative dove loro lavorano e altri,i qualificati, e coloro che dispongono di mezzi economici notevoli,dirigono.Se i nostri genitori avessero aspettato i qualificati quando hanno ricostruito,loro sì,dalle macerie della guerra,saremmo ancora nelle baracche|Mio figlio ha partecipato a uno di questi corsi,non avendo il diploma di scuola superiore.Quando ha fatto presente all’insegnante che tra i requisiti richiesti per fare l’autotrasportatore non c’è quello di avere un particolare tipo di patente si è sentito rispondere che essa non serve per dirigere una azienda!
          Cosa diciamo a questi ragazzi?Di spararsi perché l’Italia sta andando a rotoli?Non è necessario che noi facciamo trovare ai nostri figli tutto belle e fatto.Non siamo riusciti a fare di meglio.L’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è aiutarli a comprendere quello che è giusto e quello che è sbagliato.E’ sbagliato credere che qualcuno fa le cose per il tuo bene.Un sano egoismo è meglio.Se capiscono questo e non si lasciano ingannare dai bei discorsi sul bene comune,sull’amore per il prossimo soprattutto se fatti dai professionisti politicamente corretti,è già’ un bel risultato.Giusto o sbagliato,io la penso così e ho fiducia.Renzo direbbe:la c’è pur la Provvidenza! Saluti

          • Schwefelwolf:

            Cara signora,
            come spesso accade, si parte da un tema e si continua ad ampliare. Condivido soprattutto un punto del Suo discorso: quello dell’essenzialità dell’educazione. Insegnare a distinguere il bene dal male, l’onestá dalla disonestà e cosí via. I valori. Sarebbe difficile dissentire.
            Una parola sulla formazione: dipendesse da me abolirei il 90% delle facoltà e dei corsi di laurea. Via tutte le lauree dell’aria fritta: tutte le varie sociologie, pedagogie, scienze delle comunicazioni. Basterebbero un paio di facoltà, veramente serie, che sfornino quei 50 sociologi (veri) all’anno che possono “servire” a un Paese come l’Italia. Aggiungiamo un modesto numero di “filosofi”, egittologi, archeologi, storici, studiosi di arte e letteraura etc. – ma sempre e rigorosamente solo nelle quantità gestibili dalla società (Musei, biblioteche etc.). Quindi qualche centinaio all’anno. Il resto dovrebbe scegliere fra lauree serie (ingegneria, chimica/farmaceutica/biologia, medicina, informatica etc.) e corsi di formazione professionale (i vecchi “periti” o le vere, serie qualifiche professionali: saldatore, programmatore, termotecnico etc.).
            Il tutto con facoltà/istituti superiori a numero chiuso e controllo di frequenza. Basterebbe questo a “chiarire” le reali entità del problema. Oggi si sente costantemente parlare di “posti da ricercatore” in facoltà di sociologia o di scienze politiche – e gli studenti vanno in piazza perché qualcuno tenta di tagliare i fondi. Ma cosa “ricercano” tutti questi ricercatori, oltre alla sedia e alla pagnotta? Perché nessuno dice che tutte
            Diverso è il discorso per quello che riguarda le lauree “vere”: un biochimico, un ingegnere, un informatico un posto lo troveranno sempre – magari non in Italia, ma da qualche parte all’estero. Certo, per gli altri resta il lavoro in pizzeria. Ma anche quello all’estero. Meglio di niente…

          • Schwefelwolf:

            Ops! stavo correggendo una frase e mi è “partito” il testo.
            Stavo aggiungendo, alla fine del penultimo capoverso, la frase:

            Perché nessuno dice che tutte…
            … queste lauree inutili costano una quantità impressionante di soldi, per produrre personsaggi inutilizzabili ma spesso molto “pretenziosi”. Qui però si ricade nel discorso del clientelismo, della corruzione, del parassitismo e cosí via: e quindi nel mio solito realismo pessimista.
            Le auguro, signora, di riuscire a mantenere il suo indomito ottimismo. E’ come la fede: beato chi ce l’ha!
            Ricambio, naturalmente, i saluti

      • lombardi-cerri:

        Cara Signora Lucia,
        la prego di notare che , volutamente, ho intestato i miei interventi “Caro Sig. Schwefelwolf ” , poichè ritenevo che il dibattito riguardasse direttamente solo noi due.
        Solo quando lei, inopinatamente, mi ha attaccato , mi sono a lei rivolto.
        Due battute conclusive :
        -si rilegga Candide di Voltaire
        -le ricordo che gli ottimisti sono finiti sistematicamente sul rogo.

    • Schwefelwolf:

      Ecco, caro Lombardi-Cerri, una vera dimostrazione di ottimismo!
      Lei pensa veramente che i giovani di oggi siano ancora in grado di svegliarsi e di uscire da sotto le gonne della mamma?
      Se potessi crederlo, avrei ancora un barlume di speranza…
      Non ne conosco tanti, ma quelli che conosco non sono neanche capaci di ammazzare una mosca: troppa fatica.
      Fatte salve, come sempre, le eccezioni – come tali condannate (come dicevo) all’espatrio.

  • gl lombardi-cerri:

    Cara Signora Lucia,
    evidentemenet lei le vicende Lega e le vicende Italia le ha vissute e le vive entro un nido morbido e ben riscaldato.
    Per quanto riguarda il sottoscritto le vicende sono state vissute in prima persona dal momento della fondazione del movimento, sino a quando , ancora , ho ricevuto evidenti minacce alla mia incolumità per essere rimasto in Parlamento fedele sino all’ultimo in occasione della rottura con B.
    Cara Signora, per il mio paese e per la Lega ho più volte messoa disposizione la mia vita .Lei non so che cosa abbia fatto, ma non mi interessa.
    Dico solo che le suddettemie vicende mi danno il pieno diritto di esprimere le mie critiche.
    Nel tentativo di contribuire alla salvezza della Lombardia.
    Saluto tutti.

  • lombardi-cerri:

    Caro Schwefelwolf,
    per quanto riguarda l’istruzione sarebbe indispensabile procedere anzitutto ad una rigorosa selezione di docenti.
    Troppi di questi per scrivere la O, hanno bisogno del bicchiere.
    Purtroppo ci stiamo meridionalizzando a grandi passi . Ecco perchè prevedo ( ed è la storia che me lo insegna) che l’Italia si disintegrerà (utinam !) e qualcuno riuscirà forse a ricostruire qualcosa su parte delle macerie.
    Per quanto riguarda la sua più recente mail le racconterò un personale episodio.
    L’Italia era appena uscita da una sanguinosa guerra cui avevo partecipato per un anno alla tenera età di sedici anni.
    Il problema n. 1 era di acquisire conoscenze per riuscire a sfangarla.
    Per antica passione mi ero iscritto al Poltecnico di Milano.
    A tre esami dalla laurea mi si è presentata l’occasione di andare in USA, come semplice operaio.
    Ci sono andato e sono tornato, con una bella esperienza, dopo poco più di un anno.
    Ho abbassato la testa e mi sono laureato.
    Appena trovato il posto di lavoro mi sono iscritto ad un corso di specializzazione durissimo della durata di un anno.
    Corso serale, ossia dopo aver lavorato tutto il giorno.
    Non ero un campione di stakanovismo ero solo uno dei tanti reduci che, senza il determinante ausilio di mamma e di papà, cercavano di scrollarsi di dosso le macerie.
    Miei amici e compagni di Politecnico, di qualche anno meno giovani rientravano AFFAMATI dai campi di concentramenteo
    Altro che filosofie e chiacchiere !

    • Schwefelwolf:

      Pur essendo piú giovane – classe ’46 – penso di poter capire il Suo racconto e la situazione: non mancano, nella mia famiglia, casi analoghi (mio padre, mio zio). E ci riallacciamo in parte alle note della sig.ra Lucia, che parlava della generazione che si è rimboccata le maniche, per rimettere in piedi un Paese travolto, e non è stata seduta a piangersi addosso.
      Ma quella era ancora gente (l’ultima!) che aveva ricevuto una formazione – anche e soprattutto morale – diversa. Leggevo ieri – per puro caso – il testo di una conferenza tenuta qualche qualche tempo fa da un generale tedesco sul un concetto – a suo dire – ormai “estinto”, come quello dell’onore. Fra le altre cose lui ricordava come ancora settant’anni fa ci fosse una “direttiva di servizio” che disciplinava termini e modalità della difesa del proprio “onore” di soldato, e constatava come questo concetto appaia oggi, nella società moderna, come qualcosa di arcaico, di inutile, di risibile – di pericoloso. E parla di Germania!

      Anche lasciando da parte concetti come “onore” o “dignità”, basta semplicemente riflettere sulla diversa percezione che la società moderna dimostra nei confronti di concetti elementari, primordiali, come quelli di “diritto” e “dovere”. A parte tutte le altre differenze – in termini di valori – fra le generazioni di cui stiamo parlando e quelle “attuali” (che per comodità definirei sommariamente “post-sessantottine”), le persone di cui parla Lei (come penso anche la signora Lucia) avevano imparato a rispettare la massima del “prima il dovere, poi il piacere”. E di diritti si parlava solo a dovere compiuto. Mi sembra che il mondo (europeo occidentale) di oggi si basi sulla regola opposta: prima il diritto, poi ancora il diritto, poi il piacere. Del resto si parla, eventualmente, in un terzo o quarto momento…
      Temo – anzi: direi di esser certo – che si tratti di un problema di portata storica. E’ la decadenza, il tramonto di una civiltà.

      A volte mi sento come un romano agli inizi del V Secolo: vivi consapevolmente il crollo del mondo che ti circonda e non puoi farci niente. Loro, i Romani, avevano se non altro il vantaggio – o la consolazione – di venir travolti da popoli forti, giovani, sani (anche se barbari). Noi ci facciamo affogare in una vasca di Coca Cola da quattro banchieri e da un orda di analfabeti africani.
      NB. Sempre a proposito di ottimismo…

  • lombardi-cerri:

    Considerazioni centratissime !
    Ma dove credono mai di andare i giovani leoni (e coloro che li compassionano) ?
    L’unica soluzione, se non si sveglieranno, sarà quella di fare gli schiavi di quatttro capi tribù provenienti dall’Africa ( neanche dall’Asia) e acquistare dignità a suon di nerbate sulla schiena.
    L’ultimo treno , che è passato attorno agli anni novanta, lo abbiamo perso per pura vigliaccheria ( esclusivamente fisica : la paura di morire) di certi capi.
    Di questo mi dolgo !

    • Schwefelwolf:

      Forse quei “capi” avevano ancora sotto gli occhi la fresca esperienza di sloveni e croati, che – loro sí – avevano veramente deciso di imporre – in un modo o nell’altro – un vero federalismo (non la “spesa standard”). I serbi non accettarono – e fu secessione (con tutte le conseguenze del caso). Come dicono i tedeschi: non si può fare una frittata senza rompere le uova.

      La stessa cosa sarebbe successa, e succederebbe tuttora, in Italia se qualche “capo” avesse deciso/decidesse di fare sul serio: anche solo con un “vero” 75%…

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