Grillo: “L’Italia è da rifare”

 

“PROPONIAMO UN’INTERVISTA CONCESSA DA BEPPE GRILLO AL CORRIERE DEL TICINO E APPARSA IL 22 MAGGIO 2013. TRATTANDOSI DI UNA ECCEZIONALE OPERAZIONE – PERCHE’ GRILLO, SOLITAMENTE, NON RILASCIA DICHIARAZIONI AI GIORNALSTI – RITENIAMO OPPORTUNO PUBBLICARLA, PER I NOSTRI LETTORI E PER IL CDT. STESSO (con i nostri complimenti ). La Direzione.

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 23/05/2013

 

di Davide Illarietti

 

Il leader del Movimento 5 Stelle parla a tutto campo con il Corriere del Ticino
È l’uomo più ricercato d’Italia. Messia per alcuni, comico da strapazzo per altri: barricato sul suo camper da combattimento, Giuseppe Grillo detto “Beppe” è tornato a impazzare per le vie del Belpaese, inseguito da fan e detrattori come una superstar della politica (anzi, della sua negazione). Da Barletta a Aosta, per le elezioni di 700 comuni, al voto il 26 maggio: solo lui e la folla, niente interviste né talk show. Noi lo aspettavamo al varco. Defilati, senza farci troppo notare, siamo riusciti ad agganciarlo, nel pieno della polemica tra il Movimento e i mezzi d’informazione italiani. «Ci vogliono tagliare fuori, cambiando le regole del gioco – dice al Corriere del Ticino –. Ma alla fine rimarremo solo noi».

 

Beppe Grillo: razzista, omofobo, euro-scettico, antidemocratico, demagogo. Le hanno dato pure del furbacchione. Quale di questi aggettivi le dà più fastidio?
«Furbacchione. Dicono che i conti del mio blog non sarebbero trasparenti. Un’insinuazione maligna, che vuole mettere in dubbio qualcosa che ho già spiegato in tutta chiarezza. Vogliono farmi passare per un politico qualunque, uno che s’intasca i soldi. Si inventano società in Costa Rica, fanno dossier sulla mia famiglia. Ci assediano, ci spiano. È una cosa incredibile».

 

Si considera perseguitato dai giornalisti?«Il fatto è che i media italiani, anche i migliori, non hanno nel DNA il pensiero che qualcuno possa fare le cose in modo pulito. L’idea che uno si attivi per altruismo, senza cercare un ritorno economico, per loro è del tutto estranea. E poi sono manovrati dai partiti».

 

Lei, comunque, non ha niente da nascondere?
«La mia dichiarazione dei redditi è pubblica, che guardino il mio 730, perché non lo fanno? Il mio blog sta in piedi a malapena con la pubblicità e il lavoro di sette volontari. Io i soldi li guadagnavo da comico, sì, con gli spettacoli a pagamento. Sono tre anni che non faccio più nemmeno quelli, tra poco dovrò ricominciare, per non fare la fame».

 

E i fondi del Movimento?
«Abbiamo restituito 42 milioni di rimborsi elettorali, più 5 milioni di diaria parlamentare, e siamo stati gli unici. Dagli attivisti abbiamo raccolto 700 mila euro in donazioni spontanee, per la campagna elettorale. Ne abbiamo spesi 300 mila, il resto lo daremo ai terremotati dell’Emilia, tra due giorni, a Mirandola. Più trasparenti di così! Ma non basta, ci chiedono gli scontrini, ci fanno storie per 500 euro, e perché? Perché siamo il pericolo pubblico numero uno, sono disposti a cambiare le regole pur di tagliarci fuori».

 

Si riferisce al disegno di legge (Ddl) antimovimenti portato avanti dal PD?
«Esatto, quello con cui vorrebbero obbligarci a diventare un partito politico. Vogliono costringerci a diventare come loro, a prendere i rimborsi, a diventare una struttura a carico dei cittadini. Vuol dire che hanno paura, e che ci nascondono qualcosa. Dicono che l’M5Stelle si sta disgregando, che cala nei sondaggi, e allora perché fanno di tutto per tagliarci fuori dalle prossime elezioni?»

 

Se il Ddl andrà in porto, cosa farete?
«Non ci presenteremo, e loro si prenderanno la responsabilità di 9 milioni di persone che non andranno a votare. Ci danno al 12%: vedremo. Rimarranno sorpresi: come lo sono stati al V-Day, poi quando abbiamo vinto a Parma, in Sicilia, e alle ultime elezioni, con il 25% dei voti. Una sorpresa dopo l’altra. Siamo come le uova di Pasqua».

 

E alle prossime elezioni cosa ci sarà, nell’uovo di Pasqua?
«Saranno fatte con la stessa legge elettorale, che a detta di tutti è una vergogna, ma nessuno l’ha ancora cambiata. Il PD sarà fuori gioco, quindi la partita sarà fra quell’ologramma che è Berlusconi, e noi. Uno contro uno, come Highlander. E ne rimarrà uno solo».

 

Tra quanto si andrà a votare?
«A settembre-ottobre, quando la Corte di Cassazione dovrà dire sì o no al Nano (Berlusconi, ndr.), lui farà cadere il Governo, per salvarsi e salvare anche il PD, che è compromesso con i suoi affari sporchi nelle banche, Monte dei Paschi di Siena e altre. Si salvano il c… l’uno con l’altro, un inciucione, come avevamo detto noi. Siamo noi l’unica opposizione».

 

Ma il PD, prima di formare il nuovo Governo, vi aveva proposto un’alleanza.
«Era tutta una finta. Il PD voleva fare un Governo di centrosinistra, metterci in un angolo, e sapevano che non avremmo potuto accettare. Volevano solo una scusa per gettarsi tra le braccia di Berlusconi. Una scenetta, per prendere in giro gli italiani. Ipocriti, falsi, finti moralisti. E il presidente Napolitano si è prestato a questo gioco vergognoso, per amor di patria: a questo smembramento della società».

 

Quindi, quando andrete al voto, sarà uno contro tutti?
«La sfida è tra noi e gli altri: PdL, PD, sono la stessa cosa. Non sono nulla, sanno solo sprecare tempo e soldi, come dimostrano anche adesso. Non parlano di economia, dei problemi reali della gente, ma di finanza».

 

Anche voi, però, siete accusati da molti di non avere un programma.
«Abbiamo un programma di 40 pagine: cose concrete, vogliamo fare un piano triennale in cui pianificare cosa produrre, con quali tempi e materiali, programmare la ricerca, l’agricoltura, la scuola, l’industria. Raccolta differenziata, wi-fi gratuito, ripopolare i centri disabitati, puntare sul consumo alimentare a “kilometro zero”. Dobbiamo rifare l’Italia da capo».

 

Non le sembra un po’ ambizioso?
«Niente affatto. È come se ai nostri padri, che hanno ricostruito l’Italia dalle macerie della guerra mondiale, qualcuno avesse detto: è troppo ambizioso. L’Italia, oggi, è messa come dopo la guerra: la gente si ammazza perché non ha lavoro, e il Governo pensa a spostare l’IMU di due mesi. È folle. Siamo in mezzo alle macerie: si deve ricostruire da zero».

 

Come? Con quali soldi?
«Cominceremo con il ridiscutere gli accordi europei. L’Italia è il terzo finanziatore dell’Europa. Ogni anno mandiamo a Bruxelles 15 miliardi di euro. Questi soldi devono rientrare non come finanziamenti per il carbone, il petrolio e le grandi opere: l’Italia ha bisogno di energie rinnovabili, di sostenibilità. È ora di smetterla con gli sprechi, basta pensare al PIL: cambieremo tutto, e cominceremo dalle politiche europee».

 

di Davide Illarietti

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