IL NO AL BURQA NELLA COSTITUZIONE

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 20/04/2013

 

L’OPINIONE • STEFANO FRASCHINA (*)

 

Nessuna sorpresa è scaturita dal dibattito in Gran Consiglio sull’inserimento nella Costituzione del divieto della dissimulazione del proprio viso in luoghi pubblici, iniziativa popolare costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli e sottoscritta da quasi dodicimila ticinesi. Ancora una volta (e questo già in sede commissionale, seguendo il messaggio governativo che proponeva il controprogetto legislativo) la Lega dei Ticinesi si è trovata praticamente da sola (appoggiata unicamente dall’UDC e dal deputato PLR Giorgio Pellanda) nel difendere la richiesta di inserire nella Costituzione il divieto del burqa (sì, perché contestualizzando l’iniziativa, di questo si tratta).

 

Quale relatore del rapporto di minoranza, sono rimasto certamente deluso ed amareggiato dagli interventi che si sono susseguiti in aula a sostegno del controprogetto. Ancora una volta si è preferito svicolare, evitare di entrare direttamente nel merito della scottante e scomoda tematica. I deputati che hanno preso la parola a difesa del decreto legislativo affermano che il problema non sussiste e che si tratta principalmente di una questione legata alla sicurezza. In altre parole – non è corretto ma è abbastanza tipico – si è preferito parlare d’altro, di conseguenza sminuendo il senso dell’iniziativa.

 

Il burqa in quanto tale va bandito, ed il divieto va iscritto nella Costituzione. Questo è il mio pensiero. Un corretto e mirato processo d’integrazione esula decisamente da simboli legati al fanatismo religioso che nulla hanno a che vedere con il nostro Stato di diritto, la nostra cultura, la nostra storia e soprattutto la nostra democrazia. In Parlamento sembrava quasi si avesse paura di parlar chiaro, di esporsi, condannando esplicitamente il burqa e ciò che rappresenta, ma questa non è certo una novità. In Francia ed in Belgio il divieto è inserito nella Costituzione: sono pronto a scommettere che in futuro anche altri Stati faranno la medesima cosa. Insomma, sintetizzando e contestualizzando il concetto, a difesa pure del non trascurabile principio della parità fra i sessi e condannando fermamente l’inqualificabile sottomissione delle donne musulmane mediante la totale copertura del viso, preventivamente auspichiamo che le cittadine ed i cittadini del Cantone Ticino accolgano massicciamente l’iniziativa popolare, respingendo di conseguenza il controprogetto (decreto legislativo), per dare un segnale forte e chiaro a difesa di valori per noi imprescindibili. Come ripetuto in Parlamento, noi la testa sotto la sabbia non la mettiamo, anche se, come sempre, verremo accusati di populismo, razzismo ed intolleranza.

 

(*) deputato della Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio

 

Stefano Fraschina

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