LA PRESIDENTE

 

di Gian Luigi Lombardi-Cerri

 

Con un colpo di mano della sinistra sono stati nominati ( non diciamo eletti) il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato. Nel “mondo civile”, per giudicare la validità di una persona si esamina il suo curriculum.

 

Soffermiamoci sull Presidente della Camera perchè con lei si evidenziano le grandi
storture del sistema. Dopo la laurea in Legge conseguita a Roma: Nel 1989 ha cominciato la sua carriera all’ONU lavorando per quattro anni alla FAO, dove si occupava della produzione video e radio. Dal 1993 al 1998 ha lavorato presso il Programma alimentare mondiale (WFP) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è stata portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR), per il quale ha anche coordinato le attività di informazione in SudEuropa. In questi anni si è in particolare occupata della comunicazione riguardante i flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Ha svolto numetose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

 

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali la medaglia ufficiale della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna
(1999), il titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (2004), il Premio Consorte del Presidente della Repubblica (2006) e il Premio giornalistico alla carriera Addetto stampa dell’anno del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (2009). Curriculum di per se abbastanza scialbo, essendo tra l’altro il “portavoce” non unoche “FA”, ma uno che “RIFERISCE” Così il commento del Giornale.

 

Nata a Macerata, classe 1961, laurea in giurisprudenza è la terza donna sullo scranno più alto di Montecitorio, dopo Nilde lotti (1979-1992) e lrene Pivetti (19941996). E con il suo discorso battagliero, più ideologico che istituzionale, fa subito capire da che parte sta e resterà. Parla così ispirata dei poveri e dei deboli che all’ex deputato Pdl, Peppino Calderisi, con ancora negli occhi le immagini dell’Habemus Papam, scappa la battuta: «Ora annuncia che prende il nome di Francesca!».

 

Son tutti omaggi e congratulazioni per la Boldrini dal centrosinistra. Ma il suo debutto elettorale ha scatenato violente proteste nel Sei, perché la candidatura da capolista in Sicilia e nelle Marche è stata calata dall’alto, alla faccia delle primarie locali. La rabbia è salita al massimo ed è dilagata nel popolo di Facebook, quando Laura ha optato per il seggio di Messina, soffiando il posto all’insegnante precaria Sofia Martino, la più votata nelle primarie siciliane del partito di Vendola. Uno «scippo» che proprio non è andato giù alla candidata sacrificata e ai suoi supporter. Che si sono mobilitati, lanciando una petizione contro l’usurpatrice marchigiana, proprio mentre a Roma veniva annunciata la sua candidatura al vertice di Montecitorio. Per loro è chiaro: nelle Marche è scoppiato un putiferio quando è stata imposta in cima alla lista e la Boldrini ha stretto un patto con la conterranea Lara Ricciatti, per non strapparle il posto. Infatti, ha scelto poi uno dei due a sua disposizione nell’isola.

 

«Per lei niente primarie: ha un canale preferenziale e viene inserita nelle liste per merito del curriculum, naturalmente», protestano sul web. «Ma perché, almeno, non lo fa a casa sua ?». Un curriculum costruito ad arte con una libertà di manovra e di dichiarazione pubblica che ha lasciato stupefatti molti funzionari delle Nazioni Unite, abituati ad un low profile imposto con severità a tutti gli altri dall’organismo internazionale. Laura, invece, è sempre stata protagonista sotto i riflettori nelle zone e nei momenti di crisi, con uno stile tutto suo e senza remora di prendere posizioni nettamente politiche, soprattutto contro il governo Berlusconi. La comunicazione è il suo forte e da brava giornalista ha saputo costruire la sua immagine. Chi ha provato a mettersi in lista per sostituirla all’Unhcr è rimasto deluso: sembra che quel posto sia stato creato su misura per lei.

 

Al tapino che sul web, dopo l’elezione a presidente della Camera, chiede chi sarà mai questa Boldrini così potente e sponsorizzata c’è chi risponde: «Ma come, non lo sai? La più medagliata ,premiata, insignita in campo internazionale dell’Italia tutta!». Sarebbe nipote di Marcello Boldrini, uno dei fondatori della Dc e tycoon del petrolio vicino ad Enrico Mattei. Il suo nome è anche quello del comandante partigiano Arrigo, detto «Bulow» e l’Anpi di Reggio Calabria si lancia a congratularsi. Ne parla come la figlia, ma il padre di Laura sarebbe un tranquillo avvocato amante del latino e greco, la madre un’insegnante d’arte e uno dei 4 fratelli un consigliere comunale a Mergo. Separata da un collega giornalista ha una figlia di 18 anni, che si chiama Anastasia.


 

Il vero e importante curriculum (proseguiamo noi) è quello del nonno Marcello.
Attività accademica :
A partire dal 1922 ha ininterrottamente tenuto corsi di statistica, biometria e demografia, prima alla Cattolica ed alla Bocconi di Milano, e quindi all’Università di Roma quale professore emerito. Tra i suoi allievi si ricordano Luigi Vajani e Giampiero Landenna.

 

Fu inoltre membro di diverse accademie ed istituti in Italia e all’estero, ricoprendo anche per alcuni anni la carica di presidente dell’Istituto Internazionale di Statistica. Attività politica Boldrini partecipò alle attività per la creazione della Democrazia Cristiana, sulle ceneri del Partito Popolare Italiano, disciolto durante il fascismo; fece parte della corrente, poi guidata da Ezio Vanoni, che si rifaceva alle tesi sviluppate nel cosiddetto Codice di Camaldoli ed ebbe un rapporto privilegiato con Enrico Mattei, che aiutò ad entrare nella Resistenza ed a divenire un dirigente del partito.

 

Attività industriale :
Al di là dell’impegno accademico, Marcello Boldrini ebbe inoltre diversi incarichi direttivi nell’industria petrolifera statale: venne infatti prima nominato presidente dell’Agip, carica che ricoprì dal 1948 al 1953, fu quindi vicepresidente dell’ENI dal 1953 al 1962, divenendone infine presidente succedendo ad Enrico Mattei, fino al 1967.

 

Questo sì che è un curriculum !
Con un nonno così sarei diventato Presidente dell’Universo! Dopo l’elezione, per evidenziare il suo profilo ha commesso una serie di gaffes:
1.- Appena eletta, dopo essersi ridotta propagandisticamente lo stipendio (non ha certo problemi di sopravvivenza), ha provveduto a raddoppiare il proprio entourage costituito da amici e conoscenti, alla faccia dell’austerity e delle spending review
2.- Appena eletta ha “consigliato” ( che risonanza mafiosa ha tale parola) i giornalisti di non utilizzare più la parola “clandestini” riferendosi agli immigrati abusivi. La stampa ha provveduto utilizzando una centratissima parola sostitutiva: “invasori”
3.-Durante la visita in Umbria per il funerale dei suicidi di Stato, ha esclamato: “non pensavo che ci fossero così tanti indigenti” (sic,sic,sic)
Giungeremo così molto rapidamente alle brioches. Dopo questo excursus si può desumere qualsiasi cosa a piacere.

 

Gian Luigi Lombardi-Cerri

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