UNA FERREA VOLONTA’ DI CAMBIARE.

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 09/04/2013

 

di Fabio Pontiggia

 

Margaret Thatcher è stata interprete e protagonista della svolta politica prodottasi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Le sue idee e le sue riforme hanno contribuito a due cambiamenti fondamentali, strettamente connessi: a) la rinascita delle politiche fondate sulla libertà e sulla responsabilità dell’individuo; b) il crollo dell’impero sovietico che di quella libertà e di quella responsabilità era la negazione.

 

Questa duplice svolta non fu naturalmente tutto merito suo e certamente da sola la Lady di ferro non avrebbe saputo né potuto realizzarla. Senza di lei, tuttavia, è legittimo dubitare che il corso degli eventi sarebbe stato quello che poi effettivamente è stato. La Thatcher ha avuto la fortuna e il merito di trovarsi e di restare alla guida della Gran Bretagna negli stessi anni in cui tre altre grandi personalità hanno assunto responsabilità altrettanto se non più importanti: Karol Wojtyla, eletto Papa il 16 ottobre 1978, Ronald Reagan, eletto presidente degli Stati Uniti il 4 novembre 1980, e – un poco più tardi – Helmut Kohl, designato cancelliere dell’allora Germania ovest i11. ottobre 1982.

 

Dopo la scomparsa della Thatcher, rimane in vita solo l’uomo che ha avuto il merito storico di realizzare la riunificazione della Germania. Il caso vuole che i tre protagonisti deceduti siano stati bersaglio tutti e tre, nei primi anni della loro avventura, di attentati fortunatamente non riusciti (Reagan e il Papa nel 1981, Maggie nel 1984).

 

Il mondo della fine degli anni Settanta era profondamente segnato, sul piano geostrategico, dalla contrapposizione fra i Paesi del Patto atlantico, retti dal sistema liberaldemocratico, e i Paesi del Patto di Varsavia, fagocitati dal sistema totalitario comunista imposto dall’Unione Sovietica. L’URSS tentava di difendere la periferia del suo impero (invasione dell’Afghanistan) e la solidità del Patto di Varsavia (nella quale ‘il Papa polacco da fuori e il sindacato Solidarnosc di Lech Walesa dall’interno avevano aperto brecce laceranti), minacciando l’Europa libera con i missili nucleari SS20. La Thatcher, Reagan e Kohl (ma anche, prima di lui, il socialdemocratico Helmut Schmidt) risposero con fermezza schierando gli euromissili – contro le proteste di piazza dei pacifisti di allora – e salvaguardarono così l’equilibrio del terrore. Sul piano economico, mentre le economie pianificate mostravano i segnali della incipiente implosione, quelle di libero mercato – al termine della lunga stagione delle ricette fondate sul ruolo predominante dello Stato – erano precipitate nella stagflazione, cioè nella combinazione, dirompente, di stagnazione del PIL, elevata disoccupazione e forte inflazione, con conseguenti tensioni sociali e scioperi a catena.

 

Le risposte al rischio di un declino dell’Occidente democratico furono appunto le politiche propugnate e attuate, tra mille ostacoli e difficoltà e anche battute d’arresto e insuccessi, da Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Helmut Kohl. Soprattutto Maggie e Ronnie furono gli artefici di quel «meno Stato, più libertà e responsabilità» che animò un confronto politico e ideologico intenso, duro, aspro. Regole meno invadenti, più spazio all’iniziativa privata, maggiore concorrenza e libertà contrattuale, riduzione delle barriere doganali, innovazioni tecnologiche, privatizzazioni (peraltro prudenti e circoscritte: la Lady di ferro non osò mai toccare, ad esempio, il sistema sanitario nazionale), diminuzione delle imposte, furono i contenuti di quel riformismo. Le banche centrali, all’opposto di quanto avviene oggi, prepararono il terreno attuando politiche monetarie molto restrittive, con l’obiettivo unico di sconfiggere l’inflazione galoppante. Dopo di che, nella seconda metà degli anni Ottanta, arrivarono i risultati sul piano della crescita, della creazione di posti di lavoro, dell’abbattimento della disoccupazione e anche della lotta contro la povertà.

 

La Lady di ferro è stata probabilmente l’interprete più coerente e determinata di quella «rivoluzione conservatrice». Poi, crollato il Muro di Berlino, naufragato l’Impero sovietico con Gorbaciov, quello che venne definito spregiativamente quale «liberismo selvaggio» ma che in realtà era null’altro che liberalismo classico, venuti meno i suoi tenori e soprani cedette il passo alle follie della libertà senza responsabilità, all’affarismo – quello sì selvaggio (fondato sulla collusione fra potere politico e potere economico), alla tecnocrazia e burocrazia dell’UE. La Thatcher fu liquidata dalla fronda interna ai tory venti giorni dopo aver pronunciato in Parlamento i tre famosi no all’Europa centralista e statalista voluta da Jacques Delors. Il vento stava di nuovo cambiando.

 

Fabio Pontiggia

Lascia un Commento

VOCI DEL NORD ospiterà gratuitamente suggerimenti e scritti d'interesse generale inviati dai visitatori, i quali ne assumeranno l'esclusiva responsabilità ad ogni effetto di legge.

La Redazione

Categorie
Count per Day
  • 110744Totale visitatori:
  • 15Oggi:
  • 41Ieri:
  • 218La scorsa settimana:
  • 554Visitatori per mese: