IL COSTO DEI SINDACATI ROSSI


Vi proponiamo un estratto dal libro:


” L’ALTRA CASTA. L’INCHIESTA SUL SINDACATO ” di Stefano Liviadotti. L’abbiamo ricavato da facebook alla voce: Sindacati.

(E’ un po’ lunghetto, ma vale la pena di leggerlo tutto e “meditarci” )


E’ uscito da tempo il libro “L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale” (Bompiani) di Stefano Livadiottì. “La sola CGIL”, scrive l’autore, “ha un giro d’affari valutato in un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono settecentomila, sei volte più dei carabinieri. I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. Essi costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro l’anno.”
Le fonti di reddito dei sindacati rossi sono molteplici: le ritenute sindacali, i pensionati, i CAF, i patronati, i corsi di formazione professionale. Secondo i calcoli compiuti da Livadiotti, i sindacati costano all’Italia una cifra enorme, pari al 5% del PIL annuo. La maggiore risorsa eçonomica di Cgil, Cisl e Uil (“I tre porcellini”, come ama chiamarli in privato il vice premier Massimo D’Alema) sono le quote pagate ogni anno dagli iscritti: in media l’1 per cento della paga-base; di meno per i pensionati, che danno un contributo intorno ai 30-40 euro all’anno. Un esperto della materia come Giuliano Cazzola, già sindacalista di lungo corso della Cgil ed ex presidente dei sindaci dell’lnps, parla di almeno un miliardo l’anno. Secondo quanto risulta a ‘L’espresso’, il solo sistema Cgil ha incassato nel 2006 qualcosa come 331 milioni.
I patronati sindacali e parasindacali della ”Triplice”, CGIL-ISL-UIL, hanno trattato nel 2008, secondo il Cnel, l’80 per cento delle pratiche previdenziali di Inps, Inail e Inpdap, con finalità assistenziali a titolo gratuito per le quali predispongono un fondo annuale che ha superato i 300 milioni di euro. In cambio si finanziano con il prelievo dello 0,226 per cento del gettito dei contributi previdenziali obbligatori, che vuoi dire 248 milioni dall’Inps e 100 milioni da Inpdap e Inail nel 2004. Quanto ai caf, strutture sindacali riconosciute dallo Stato, assistono i lavoratori dipendenti nella presentazione della dichiarazione dei redditi e in altri obblighi fiscali, presso 15mila sportelli in tutta Italia. In cambio di questo lavoro lo Stato riconosce una commissione di 15 euro per pratica.
Si calcola che nel 2004 si siano rivolti ai caf 14, 5 milioni di contribuenti per il «730», con ricavi di oltre 220 milioni di euro, più altre commissioni per Ici, 8 per mille (Irpef) e balzelli vari che farebbero superare in totale i 300 milioni. Per le organizzazioni sindacali della ”Triplice”, i pensionati rappresentano una gigantesca fonte di reddito, poiché annualmente essi incassano dai contributi dei lavoratori a riposo oltre 350 milioni di euro. Partendo da questa cifra è possibile stimare per difetto quanto le organizzazioni di rappresentanza incassino annualmente dai lavoratori attivi. Ai maggiori sindacati italiani sono iscritti circa 5 milioni di lavoratori. Ogni anno l’iscritto è tenuto a versare una quota d’iscrizione che oscilla tra i 50 e 160 euro. Ciò avviene tramite lo Stato, che trattiene dalla busta paga una frazione mensile che poi viene girata puntualmente al sindacato sulla base del numero degli iscritti. In questo caso i sindacati della “Triplice” portano a casa circa 400 milioni di euro.
Inoltre, i sindacati della “triplice”, per assistere gli iscritti nei rapporti con i vari enti previdenziali, incassa una percentuale. Accade così che i vari istituti previdenziali versino annualmente oltre 300 milioni di euro ai sindacati quale contributo per la propria opera di assistenza.
I sindacalisti, per svolgere la propria attività, owiamente non lavorano a tempo pieno per il datore di lavoro. Nelle aziende private l’aspettativa sindacale è un onere che le aziende devono pagare. Nella pubblica amministrazione, invece, oltre ai contributi figurativi lo Stato deve farsi carico anche di versare lo stipendio al sindacalista in distacco. A tutto vantaggio del mondo sindacale che ha così un lavoratore a tempo pieno ma a costo zero. In questo modo, ogni mese si perde un milione di giornate lavorative.
Inoltre la Cgil dichiara di avere, sparse per tutto il Paese, qualcosa come 3 mila sedi, tutte di proprieta’ delle strutture territoriali o di categoria.
Buon ultimo, bisogna ricordare come per i sindacati viga una legislazione speciale, cosicché CGIL-CSL-UIL possono evitare di rendere realmente pubblici i propri bilanci.
Ci si trova quindi dinanzi ad un’autentica potenza economica, pari al 5% circa del PIL italiano, costruita su privilegi giuridici ed una posizione di semi-monopolio in determinate attività e funzioni.

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