La battaglia nell’Eurozona

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 23/03/2013
È bastata la crisi della piccola economia di Cipro per rimettere in risalto la fragilità dell’euro. Addirittura l’ultimatum della Banca centrale europea che ha minacciato di sospendere lunedì prossimo l’elargizione della liquidità che sta evitando il fallimento delle due maggiori banche cipriote se non si giungerà ad un accordo sul piano di salvataggio rischia di far sì che l’isola di Cipro sia il primo Paese ad uscire dall’Unione europea.

 

Tuttavia questo scenario è altamente improbabile, poi ché durante questa fine di settimana è prevedibile che si troverà un’intesa per evitare che il precipitare della situazione di Cipro riapra la crisi dell’euro. Qualunque sia l’esito di queste frenetiche consultazioni tra Nicosia e Bruxelles (seguite con crescente preoccupazione da Mosca), è comunque certo che l’Unione europea è riuscita a rimettere in forse il principio “sacro” dell’intangibilità dei depositi dei clienti delle banche dopo aver già infranto il tabù dell’intangibilità delle obbligazioni statali con la ristrutturazione del debito pubblico della Grecia.

 

Infatti, come è noto, il piano di salvataggio è stato bocciato dal Parlamento di Nicosia, poiché prevedeva un prelievo forzoso sui conti bancari dei clienti, infrangendo anche la garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, che dovrebbe diventare una norma valida per tutta Eurolandia con il varo dell’Unione bancaria europea. Questo prelievo forzoso è stato voluto principalmente dal – la Germania, poiché il Governo tedesco teme di non avere una maggioranza per approvare un piano di salvataggio delle banche cipriote utilizzate ampiamente dagli uomini di affari russi. Non sorprende quindi che il Governo russo, che ha già prestato più di 2 miliardi a Cipro, si opponga strenuamente a questa misura, che considera un vero e proprio esproprio, non negoziato preventivamente con Mosca. Il passo europeo presenta molti rischi e una certezza.

 

Il primo rischio è che la crisi bancaria cipriota potrebbe diventare esplosiva anche se si trovasse un accordo. Infatti alla riapertura delle banche è facilmente prevedibile una grande fuga di capitali (soprattutto di quelli stranieri) che aggraverebbe la crisi e porrebbe la necessità di un’ulteriore ricapitalizzazione delle banche cipriote. Non a caso viene ventilata l’ipotesi di limitare per un certo periodo di tem pò le possibilità di prelievo o di trasferimento dei capitali depositati presso le banche dell’isola, infrangendo in questo modo un altro tabù. Il secondo rischio è che il messaggio lanciato da Bruxelles è molto chiaro per i risparmiatori di tutti I Paesi europei: nonostante le rassicurazioni di Bruxelles, i depositi bancari possono essere usati per contribuire al salvataggio di un Paese in grave crisi. Questo timore non è immediato, ma potrebbe manifestarsi nell’eventualità dell’aggravamento della crisi di un altro Paese, che potrebbe venire acuita proprio dalla fuga dei risparmiatori.

 

Dunque, l’ipotesi di questo prelievo forzoso sui depositi bancari ha infranto un tabù e creato un precedente molto pericoloso. Se questi sono i principali rischi, la certezza è che, al di là di tutte le dichiarazioni rassicuranti dei leader europei, per l’euro è finito il periodo di bonaccia e la crisi si è riaperta. Le promesse della BCE di Mario Draghi hanno calmato I mercati finanziari, ma non hanno (né del resto potevano) ridurre le divergenze tra le economie del Nord e del Sud dell’Europa, che anzi continuano ad aumentare. Le politiche di austerità stanno infatti facendo sprofondare in una recessione sempre più grave Grecia, Italia, Spagna e Portogallo a tal punto da ritenere possibile che vi possa essere un’esplosione sociale.

 

D’altro canto, Angela Merkel non è disposta a cambiare rotta alla vigilia delle elezioni tedesche, anche perché la discussione sulle modalità di uscita dalla trappola dell’euro è stata fortemente rilanciata da un nuovo partito “Alternativa per la Germania”, formato da fuoriusciti dalla CDU, che si pone l’obiettivo di giungere alla spaccatura della moneta unica. Dunque, la crisi di Cipro ci ricorda che la crisi dell’euro non è affatto finita e che il suo futuro è sempre più incerto.

 

Alfonso Tuor

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