IL CAVALLO DI TROIA DI BERSANI

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 18/03/2013
Più che la mossa del cavallo, per Pierluigi Bersani, segretario dei democratici italiani, si è trattato dei posizionamento di un cavallo di Troia. Approfittando della generale incertezza, nottetempo Bersani si è introdotto nelle file degli ancora timidi grillimi, inducendone dodici ad appoggiare con i loro voti il suo candidato alla presidenza del Senato, Pietro Grasso, risultato poi eletto alla carica, dopo Laura Boldrini (militante del SEL di Vendola) che è diventata presidente della Camera dei deputati. La mossa a sorpresa è riuscita e il segretario PD può giustamente vantarsi di alcuni indubbi risultati.

 

Ha potuto dimostrare una almeno apparente unità del PD e un ritrovato centrosinistra; è riuscito a fare eleggere alle due più importanti cariche del Parlamento due facce «nuove»; ha rafforzato le sue chance di poter presentarsi al capo dello Stato per ricevere l’incarico di premier. Dispone ora del nome della Boldrini da opporre a quello di Matteo Renzi in eventuali nuove elezioni primarie del partito. E infine, anziché subire la tecnica dell’apriscatole (strumento originariamente prediletto dai grillini per aprire la «scatola di tonno» delle istituzioni) l’ha attuata egli stesso trovando almeno in una parte dei seguaci di Beppe Grillo una compagine liquida, dove si è provocato un ampio squarcio. Ma Troia è ancora ben al di là dall’essere conquistata. Finora, anziché quarantuno soldati greci, secondo la versione di Quinto Smirneo in riferimento alla vicenda narrata nell’Eneide, il cavallo contiene solo due soldati alle prime armi e quasi impauriti.

 

E Ulisse (Bersani) nel cavallo non ha voluto entrare e non è per nulla sicuro che le sue manovre dall’esterno portino a buoni risultati. Già, perché la soluzione adottata per l’elezione dei presidenti delle due Camere non ha creato per il PD una maggioranza autosufficiente ed a tenuta stagna quando si tratterà della scelta del presidente del Consiglio. Inoltre quelli di Boldrini e di Grasso si dimostrano due nomi difficili da usare per un Governo istituzionale in quanto cozzerebbero contro il no del centrodestra, lasciando la porta spalancata per indire nuove elezioni, da tenersi nel caso probabilmente a giugno. A indebolire la sicurezza di Bersani interviene poi l’estrema cautela del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per il quale i giochi sono tutt’altro che fatti. Il presidente è infatti consapevole che i numeri non ci sono e che non è per niente automatico che lo stesso travaso di voti ottenuto sabato a Palazzo Madama possa ripetersi quando si trattasse di assegnare la fiducia a un Esecutivo targato Partito democratico. Meglio quindi, secondo Napolitano, aspettare le consultazioni, prima quelle del capo dello Stato, poi quelle del premier da lui incaricato.

 

La posizione di Napolitano rimane insomma fondamentalmente scettica, al punto da auspicare una «condivisione di reponsabilità» tra le parti polit[c_h_g_nella prospettiva dell’avvio di una «costruttiva dialettica democratica». È previsto che il presidente della Repubblica avvìi le consultazioni mercoledì e solamente dopo aver ascoltato direttamente dai leader dei partiti le loro posizioni il capo dello Stato avrà modo di formarsi un’idea sull’attribuzione dell’incarico di Governo.La convinzione del presidente è che dalle recenti elezioni siano uscite tre minoranze, delle quali almeno due dovranno mettersi d’accordo. È ovvio che la preoccupazione principale di Napolitano rimane la governabilità del Paese e il capo dello Stato resta in particolare ancorato all’idea che l’abbandono del Governo da parte di Mario Monti potrebbe generare (parole sue) «problemi istituzionali senza precedenti». Il Quirinale fa quindi intravvedere tre scenari possibili:
1)il presidente della Repubblica affida a Bersani un incarico pieno;
2)lo stesso presidente conferisce sempre a Bersani un pre-incarico meno impegnativo, con la possibilità di dar vita a un Governo istituzionale;
3)Napolitano conferisce ad un’alta carica dello Stato un mandato esplorativo per favorire un supplemento d’indagini nel caso che il suo «giro» non si dimostri chiarificatore.

 

E il centrodestra? È solo apparentemente inerte. Il parere di Silvio Berlusconi è che Bersani possa anche ricevere l’incarico di formare il Governo, ma conquistare i grillini sul campo e metter su una maggioranza sarà un’impresa dura e pertanto la via maestra che si aprirà sarà quella del voto. Inoltre, come ha detto Angelino Alfano, il PdL potrebbe anche aprire alla possibilità di appoggiare un Governo Bersani. Ma a due condizioni : che un rappresentante del popolo dei moderati salga al Quirinale dopo Napolitano e che si attui una condivisione di una serie di misure per la soluzione della crisi. Ma il PD già risponde picche.Tanto per semplificare le cose.

 

Gerardo Morina

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