L’Italia si sveglia euroscettica

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 06/03/2013
Le elezioni politiche italiane hanno creato un clima d’incertezza sui mercati. L’assenza di una maggioranza certa e l’ascesa del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo mettono a rischio la governabilità. Questa in realtà non sarebbe una novità assoluta nella politica italiana, spesso caratterizzata da maggioranze larghe ma rissose. Quello che preoccupa gli osservatori della situazione attuale è che per la prima volta l’Unione europea è stata messa in discussione. La politica italiana è stata tradizionalmente filoeuropea , basandosi su sentimenti in passato largamente diffusi tra la popolazione. Anni di austerità e di declino economico hanno minato la fiducia nell’Europa.

 

Dalle urne è emersa una maggioranza imponente che, con accenti diversi, rimette in discussione il cammino intrapreso. Il Partito democratico di Bersani, vincitore di misura della competizione elettorale, riafferma la sua fe¬ de europeista, ma vorrebbe rinegoziare i trattati europei, per poter aumentare gli investimenti pubblici, che non sarebbero più contati nel deficit dello Stato. Non è chiaro cosa farebbe se i negoziati fallissero. Su questo punto il partito di Berlusconi è molto più chiaro, prospettando l’uscita dall’euro. Il programma sul sito web del movimento di Grillo non cita mai l’Unione europea o l’euro, ma i suoi attacchi verbali alla politica di austerità non lasciano dubbi sul suo desiderio di cambiamento. Soltanto la coalizione guidata da Mario Monti, con circa il dieci per cento dei voti, difende il cammino seguito dal Governo italiano fino adesso. L’impopolarità di questa scelta è stata accentuata dall’insistenza del Professore nel sostenere di aver salvato l’Italia e di aver messo I conti in ordine, al punto di poter abbassare le tasse in un prossimo futuro.

 

Sarebbe stato più corretto se avesse detto di aver lavorato in condizioni d’emergenza e chiesto voti per una riforma profonda dello Stato, ritardata dai veti incrociati dei diversi partiti che sostenevano il suo Governo. Questa linea però l’avrebbe portato a discutere la spesa pubblica, che nessuno in Italia sembra voler ridurre. Forse il nuovo Governo ridurrà i costi della politica, ma è escluso che ridimensioni il peso dello Stato nell’economia o ne migliori l’efficienza in modo rilevante. I sindacati che sostengono la sinistra e le corporazioni che sostengono la destra non sono flessibili su questi punti. L’impossibilità conseguente di bilanciare i conti dello Stato crea il bisogno di finanziare il deficit italiano oltre la misura consentita dai trattati europei. Quindi o cambieranno i trattati o l’Italia dovrà uscire dall’euro. L’unica certezza dei mercati è che l’Europa sarà diversa nel 2014.

 

Giovanni Baroni Adesi

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