IL PROFESSORE E LE RAGIONI DEL SUO FLOP

 

COSA PENSANO DI NOI
Tratti dal Corriere Del Ticino proponiamo due articoli che riteniamo importanti per comprendere cosa pensano di noi i nostri cugini svizzeri privilegiati cittadini di una Nazione più civile e democratica della nostra.

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 27/02/2013
Nel terremoto elettorale che ha sconvolto il panorama politico italiano è passato in secondo piano un dato che, a memoria, non ha precedenti nelle democrazie rappresentative dell’Europa unita: la sconfitta, pesante, pesantissima, del primo ministro uscente. Dopo 15 mesi di governo, con la lista «Scelta civica con Monti per l’Italia», il premier ha ottenuto soltanto l’8,3%dei voti alla Camera e il 9,1%al Senato con la lista unica «Con Monti per l’Italia» (alla Camera gli alleati Casini e Fini avevano liste loro, coalizzate con quella del Professore). Nessun capo di governo con il suo partito, negli anni di questa crisi causata dai disastri della finanza internazionale e dai debiti, è uscito così malconcio dall’esame delle urne: nemmeno i socialisti greci di Papademos e Venizelos nelle drammatiche elezioni del 2012 (13,2%in maggio, 12,3%in giugno).

 

Se è vero che Mario Monti non ha un partito strutturato alle sue spalle (ma nemmeno Beppe Grillo lo ha e nemmeno Berlusconi lo aveva nel 1994, quando scese per la prima volta in campo), è non meno vero che il Professore godeva di due grandi vantaggi di partenza: a) il sostegno incondizionato, quasi agiografico, della stampa nazionale (dal «Corriere della Sera» a «Repubblica») e la massima riverenza da parte delle televisioni; b) un’immagine di sostanziale pulizia morale, di persona estranea alla dilagante corruzione del sistema italico dei partiti e quindi al riparo dal disgusto di molti italiani verso una classe politica che ha approfittato bassamente e vergognosamente delle rendite di posizione derivanti dalle cariche pubbliche, scialacquando – e perfino rubando – il denaro dei contribuenti. Monti era anche promosso dall’establishment europeo e internazionale come colui che ha restituito credibilità e dignità all’Italia, ma questo fattore ha avuto un’inciden za relativa nelle elezioni, condizionate prevalentemente dai fattori interni.

 

Nonostante i vantaggi di partenza, il risultato della lista Monti è stato disastroso. Come detto, il peggiore che un premier uscente e il suo partito abbiano ottenuto in una grande democrazia europea. Quali le ragioni di questo fallimento, che preclude al Professore anche la strada maestra che porta al Quirinale? Se ne possono indicare almeno tre. La prima. La politica attuata in 15 mesi dalla sua compagine governativa, fortemente voluta dal presidente Giorgio Napolitano e dall’Unione europea, ha peggiorato le condizioni di vita di una buona maggioranza di italiani dei ceti bassi e medi e la situazione di un gran numero di piccole e medie imprese. Tra il novembre 2011 e il febbraio 2012 la disoccupazione in Italia è balzata dall’8,5%all’11,2% il PIL è regredito di quasi 3 punti percentuali in termini reali, l’indice ISTATche misura la fiducia dei consumatori è crollato da 95 a 85 punti.

 

Monti ha preteso di aver salvato l’Italia, ma la realtà dice altro. La seconda ragione. La politica di austerità, a dispetto dei proclami fatti dallo stesso premier, non ha rimesso in sesto i conti pubblici. Il debito pubblico è aumentato fortemente non solo in rapporto al PIL (andando ben oltre il 120%della ricchezza prodotta), ma anche in cifre assolute (da poco più di 1.900 a 2.000 miliardi di euro), sebbene l’Italia abbia beneficiato di un sostanzioso ribasso dei tassi d’interesse (lo spread si era dimezzato dai 500 punti del novembre 2011). A parte pochi veri risparmi, il contenimento del deficit annuo è stato conseguito quasi esclusivamente con aumenti di imposte e tasse, che hanno penalizzato cittadini e imprese. La terza ragione. Di idee moderate e liberali, Monti ha realizzato una politica assai poco liberale, invisa a quell’ampia fascia di cittadini di centro – non elitari alla Luca Corderò di Montezemolo – che non si fidano della sinistra di Bersani e Vendola, nemmeno dopo le riconversioni ideologiche degli ultimi vent’anni. Monti ha strizzato troppo spesso l’occhio a questa sinistra, dando per scontato l’appoggio di molti elettori moderati non legati alle lobby. E questi moderati, per finire e nonostante tutto, hanno votato ancora il dissoluto Cavaliere, preferendolo al sobrio Professore, per non consegnare il Paese a quella che sembrava essere una non improbabile futura maggioranza Bersani/Monti. In periodi di crisi, le politiche di austerità ottengono consensi se rendono credibile che i sacrifici portano, almeno a medio termine, nuove opportunità. L’austerità montiana, condita con molte belle parole e non poche mistificazioni, non ha portato né prospettato opportunità: ha fatto solo male a molti.

 

di FABIO PONTIGGIA – Corriere del Ticino

4 Commenti a “IL PROFESSORE E LE RAGIONI DEL SUO FLOP”

  • Schwefelwolf:

    Manca, in questa sobria valutazione dei fatti, un’osservazione – a mio avviso essenziale – esposta qualche sera fa dal direttore della “Stampa” Calabresi a “Ballarò”.

    Calabresi ha rimarcato come l’indignazione dell’elettorato sia stata soprattutto frutto di una grave ingiustizia subíta, di un soppruso commesso da Monti ai danni del popolo italiano. L’IMU “ristrutturata” col “super-moltiplicatore Monti” e la mazzata sulle pensioni sono passate – per “affrontare l’emergenza” – nel giro di pochi giorni, mentre i tagli ai costi della politica (risarcimenti, vitalizzi, pensioni d’oro etc.) si sono prontamente arenati nei meandri delle procedure amministrative: sí, ma…. e poi si deve…dopo di ché serve l’approvazione di… e poi il benestare… e quindi la Consulta e poi …il – e cosí via. Penso che Calabresi abbia colto un punto assolutamente nevralgico.

    E penso che il destino di Monti si sia poi definitivamente compiuto quando ha cominciato a rimandare di mese in mese il tema “spending review”. Si poteva forse capire che nell’immediato (novembre 2011) – ammessa (anche se non concessa) l’effettiva realtà dell’emergenza – si fosse dovuto procedere in modo sommario, picchiando sui grandi numeri (quindi IMU e pensioni) – ma poi avrebbe dovuto far partire (al piú tardi in febbraio-marzo) un drastico pacchetto di tagli alla spesa.

    Al posto dei tagli – che non arrivavano – si è invece chiamata, ad affiancare l’irreperibile “tecnico” Giarda (professore di Economia che si occupava da piú di trent’anni – anche come presidente di Commissione – di vigilare sulla contabilità dello stato e che quindi avrebbe dovuto/potuto stilare una “lista di revisione” pluri-miliardaria nel giro di qualche giorno), un’altra coppia di “specialisti”: Bondi (il curatore di Parmalat) e Amato (!!! – uno dei grandi padri della spesa pubblica!) a sostenere Giarda nel suo lavoro. Come mettere il caprone a guardia dell’orto! Ma comunque: TRE super-specialisti concentrati sulla revisione della spesa. Risultato: ZERO. Dopo qualche settimana si è persino smesso di parlarne (evidentemente con il tacito assenso di tutti, opposizione compresa!).

    Nota al margine: sarebbe bastato – anche senza Giarda, Bondi & Amato – dare immediata attuazione al decreto sulla “spesa standard” per tagliare un importo già superiore all’IMU sulla 1° casa. E invece… invece niente! Niente spesa standard, niente spending review – niente di niente!

    Invece di andare a cercare i milioni di falsi invalidi si è preferito mandare la Guardia di Finanza a Cortina a dar spettacolo perquisendo bar, negozi e Suv (provvedimento evidentemente demenziale – come comprende agevolmente chiunque abbia un minimo di buonsenso e di conoscenza della materia). Altra nota al margine: quanti “caffé senza scontrino” si possono comperare con una pensione da falso invalido? O con una pensione d’oro da ex-amministratore di uno dei mille e mille “carrozzoni” statali?

    Ci voleva, in realtà, un coraggio da leone – o da spudorato truffatore – per affermare, come ha tentato di fare Monti, di aver “avviato la riduzione della spesa pubblica”: che non solo non è stata ridotta, ma è anzi ulteriormente aumentata. L’elettorato ha dimostrato di non essere cosí rimbecillito – e il 90% ha scelto di non credere al Professore: che tuttavia è rimasto, soprendentemente, soddisfatto del suo 8,3%.

    L’unica cosa di cui mi sento di ringraziarlo è stata quella di aver affondato – con un colpo solo – Fini, Casini e quasi anche Montezemolo. Ma si tratta di un “successo collaterale” del tutto inconsapevole… Evidentemente è vero: in ogni male c’è anche sempre una punta di bene (per quanto – in questo caso – assai modesta).

  • Caro Schwelwolf, vediamo con piacere che sei sempre attento e informato sulla politica italiana. Bravo, continua!
    Cogliamo l’occasione, però , per ricordare che altri hanno toccato l’argomento dei costi inutili, e la gente intervistata a “Quinta
    Colonna” di Del Debbio lo ha urlato ai microfoni! Noi abbiamo posto in rete un articolo: “GOVERNO TECNICO”, nel quale ci sembra
    di avere efficacemente elencato alcune voci passibili di taglio, già il 22 Novembre 2011 !!! (ti suggeriamo di andarlo a leggere, perchè è sempre in rete – mese di novembre 2011 – e ci interesserebbe un tuo commento. Noi lo abbiamo riletto e siamo rimasti stupiti dalla piena sua attualità e della giustezza dei suggerimenti. Questo senza false modestie. Lo riproporremo. Ciao ! Restiamo in attesa di rileggerti. F.C.

    • Schwefelwolf:

      Caro Caravita,
      quello dei “costi inutili” – con tutte le sue implicazioni in termini di corruzione, clientelismo, parassitismo – è, come giustamente dici, un tema già ripetutamente (e vorrei anche dire: inevitabilmente) proposto da questo blog. E’, peraltro, un tema tanto cronico e pervasivo da richiamare l’attenzione di tantissimi osservatori di ogni colore e provenienza – politologi, economisti, giornalisti – da almeno 50 (se non 150) anni. Vorrei ricordare, fra gli esempi piú illustri o piú noti degli ultimi anni, tanti articoli “schifati” di Montanelli, gli articoli e i libri di Stella & Rizzo o – meglio – quelli di Ricolfi. Per quanto a volte (o spesso) discutibili meritano di essere ricordati anche numerosi servizi della televisione: le “Iene”, “Striscia” o, meglio, la Gabanelli – che sarà anche di sinistra, ma è decisamente seria e coraggiosa.

      Quello che resta – ai miei occhi – assolutamente agghiacciante è il fatto che, nonostante tutto ciò che si è scritto e letto in materia, non succeda mai nulla. A quanto mi risulta – da ignorante in materia – esiste in Italia una normativa (spesso vivacemente contestata) che impone alle autorità inquirenti l’obbligo di perseguire OGNI notizia di reato. Da questa normativa i magistrati derivano spesso la loro decisione di intervenire autonomamente anche senza una specifica denuncia, anche solo a fronte del semplice sospetto di un reato (ne sa qualcosa Berlusconi). Questi due fattori: la costante denuncia pubblica di fatti e misfatti della mala amministrazione – da un lato – e l’assenza di qualsiasi azione di contrasto, dall’altro, sono, a mio avviso, assolutamente inesplicabili (almeno sul piano formale: poi basta guardare ai magistrati e si capisce invece tutto).

      In Svizzera o in Germania una trasmissione stile Gabanelli o un libro come quelli di Stella & Rizzo non potrebbero avere che due conseguenze: o andrebbero in galera gli autori (Gabanelli, Stella & Rizzo) per calunnia, o andrebbero in galera i responsabili dei misfatti loro ascritti nei servizi-denuncia. Come dicevano i Romani, quando ancora meritavano la “r” maiscola” (cioè 2000 anni fa): tertium non datur – o l’una o l’altra, ma una terza possibilità non sussiste.

      Il problema dell’Italia è che vive beatamente di questa “terza possibilità” da almeno 50 anni, nell’indifferenza generale: tutti sanno, tutti denunciano – ma nulla succede (come dimostra purtroppo anche l’attività, o inattività, dei “nostri” rappresentanti a Roma negli ultimi 20 anni).

      Il 24-25 febbraio sono successe due cose che in teoria potrebbero finalmente portare (uso volutamente ed espressamente il condizionale) un cambiamento: il “missione compiuta” del nostro segretario Maroni in Lombardia e lo sfondamento politico del Movimento 5 Stelle a livello nazionale.

      Maroni ha ora la possibilità di dimostrare con i fatti la validità della sua proposta, della sua “visione”. Se riuscisse a mettere a posto il Nord sarebbe veramente un avvenimento epocale…Personalmente vorrei quindi esprimergli non solo le mie (per quanto insignificanti) congratulazioni ma anche il mio augurio di buon lavoro. Spero di poter dire, fra cinque anni, che i frutti di quel lavoro abbiano smentito e cancellato il mio scetticismo. Vedremo.

      Lo stesso discorso vale, sostanzialmente, per Grillo: se riuscirà veramente ad azzerare il finanziamento pubblico a partiti, sindacati & giornali (con tutte le loro varie diramazioni e camaleontiche metamorfosi), se riuscirà a radere al suolo le migliaia di Enti inutili e le decine di migliaia di mangiatoie pubbliche e se riuscirà , infine, ad imporre un referendum sull’euro gli saremo – penso io – tutti grati. Ma anche in questo caso: se, se, se…

      Purtroppo l’Italia ci insegna che tutte le speranze legate ai “se” sono sempre rimaste – almeno sino ad ora – solo sterili promesse, regolarmente disattese. Speriamo di sbagliarci, almeno questa volta…

  • lombardi-cerri:

    Tutte le volte che si pensa di utilizzare una persona per un qualsiasi compito è indispensabile domandarsi : “ma che cosa ha fatto (fatto non parlato) sino a cinque minuti prima ?”
    I personaggi citati hanno molto ” parlato” , pochino “scritto”, niente” fatto”.
    E allora tirate le somme !

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