IL DILEMMA DEL CONSIGLIO FEDERALE

 

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 06/02/2013
Se la crescita del numero degli immigrati provenienti dall’Unione europea continuasse a crescere al ritmo degli ultimi sei mesi, la Svizzera avrebbe il diritto di invocare la clausola, di salvaguardia per limitare le autorizzazioni di soggiorno non solo per gli 8 Paesi dell’ex Europa dell’Est ma anche per i vecchi membri dell’UE. Oggi come oggi le condizioni previste dall’Accordo sulla libera circolazione non sono ancora date, ma tutto lascia credere che entro fine aprile le cifre dei nuovi immigrati dall’UE -17 registrate durante lo scorso anno lo permetteranno.

 

Se così fosse, il Consiglio federale svizzero si troverebbe confrontato a un bel dilemma: se farà ricorso alla clausola di salvaguardia irriterà Bruxelles nel bel mezzo di trattative molto delicate per la continuazione dei Bilaterali; se rinuncerà a farlo, offrirà munizioni pesanti ai già agguerriti movimenti antistranieri che hanno lanciato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa (UDC) e contro la sovrappopolazione (Ecopop), su cui voteremo fra uno o due anni. Bruxelles l’ha capito e usa l’arma della pressione: il commissario alle relazioni esterne Catherine Ashton ha fatto sapere che le condizioni numeriche per invocare la clausola non sono date, e il Consiglio dell’Unione e i negoziatori europei hanno già detto che non vogliono sentir parlare di un blocco della libera circolazione che rimetterebbe in questione gli accordi bilaterali. Quanto ai leaders dei partiti svizzeri, le pressioni per limitare l’immigrazione sono, pur con qualche sfumatura, altrettanto decise. L’accordo prevede la clausola di salvaguardia – dicono – e Bruxelles l’ha sottoscritto: ci mancherebbe altro che la clausola non dovesse poter essere attivata. La sinistra non è molto più tenera della destra. Anzi, più la crescente immigrazione provoca effetti indesiderati (dumping salariale, abusi sui cantieri, problemi di alloggio in alcune regioni transfrontaliere…) più il PS e i sindacati alzano il prezzo della loro adesione alla libera circolazione.

 

Il gioco appare pagante, visto che nell’ultimo anno hanno incassato una serie di sostegni governativi inimmaginabili solo pochi anni fa nel campo dei contratti collettivi di lavoro oppure in quello della lotta al dumping salariale. Basti, come esempio, l’approvazione da parte del Consiglio federale della responsabilità solidale degli imprenditori riguardo ai subappalti sui cantieri. Ma cosa dice esattamente l’accordo? La libera circolazione delle persone sottoscritta con Bruxelles prevede che, al termine di un periodo di contingentamento dei lavoratori di un gruppo di Paesi dell’UE, possa essere attivata di nuovo e temporaneamente una «clausola di salvaguardia» la quale permette di limitare le autorizzazioni di soggiorno qualora l’immigrazione dovesse assumere proporzioni superiori alla media. Per i 15 vecchi Stati membri dell’UE nonché per Malta e Cipro (UE -17), vige la libera circolazione delle persone completa dal 1° giugno 2007; per gli otto Stati entrati a far parte dell’UE nel 2004 (UE8), la libera circolazione delle persone vige dal 1° maggio 2011. L’accordo sottoscritto nel 2002 prevede che nei confronti di questi 25 Stati, la clausola di salvaguardia possa essere invocata soltanto fino al 31 maggio 2014. Per quanto riguarda invece Bulgaria e Romania (nell’UE dal 2007), la clausola di salvaguardia può essere applicata fino al 31 maggio 2019.

 

Come si vede, la clausola nei confronti dei lavoratori dell’UE -25 può essere applicata o adesso o mai più. Ma quali sono le condizioni previste per poterla invocare? L’incremento dei lavoratori UE che hanno ricevuto un’autorizzazione deve aver superato il 10% della media dei tre anni precedenti. Se si considerano i dati comunicati finora dall’Ufficio federale della migrazione, balza anzitutto agli occhi un fenomeno nuovo. Dopo anni in cui l’aumento dell’immigrazione riguardava soprattutto i nuovi Paesi dell’UE, lo scorso anno – evidentemente a causa della crisi – è tornato a crescere in modo significativo il numero di lavoratori dall’Europa del Sud (Portogallo, Spagna e Italia). Quanto ai dati registrati a fine 2012, essi lasciano presumere che la soglia richiesta verrà raggiunta entro fine aprile.

 

Per i permessi di durata inferiore ad un anno la soglia è già stata superata, mentre per quelli annuali, a Berna partono dall’idea che accadrà presto. Come si muoverà il Consiglio federale? Finora si è dato da fare per venire incontro a richieste (in particolare quelle antidumping) che potevano contribuire a cementare il sostegno alla libera circolazione da parte della sinistra. Molti osservatori si aspettano ora un segnale inviato alla destra, per cercare di tarpare le ali alle iniziative antistranieri che hanno il vento in poppa. Lo farà? Un primo segnale (propiziato dal Parlamento) è l’ormai acquisita rinuncia all’abrogazione della Lex Koller sull’acquisizione di immobili da parte degli stranieri.

 

Ma una eventuale applicazione della clausola di salvaguardia a 25 Stati UE avrebbe una portata che non va a toccare soltanto equilibri interni al Paese. Metterebbe sabbia negli ingranaggi di un dialogo diplomatico che ha appena ricominciato a girare. Per il Consiglio federale sarà una vera e propria quadratura del cerchio.

MORENO BERNASCONI – Articolo Corriere del Ticino

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