LEGA PDL

 

La Lega, da quando è sorta e per gli anni a seguire ha condotto le sue battaglie con l’intento di distaccare politicamente il Nord dell’Italia dal resto della penisola, denominando questo nuovo stato Padania.
Nel1994 Lega e PDL si sono messi d’accordo affinchè la Lega potesse proseguire verso l’obbiettivo prefissato. Il PDL , che tutto aveva in testa , salvo che la parte ricca e produttiva dello Stato se ne andasse per suo conto, ha dimostrato , nei due anni successivi, di non avere nessuna intenzione di mantenere fede ai patti.

 

Di qui la rottura e la conseguente crisi di governo. Quando hanno litigato Lega e PDL sono diventati cattivi. In modo particolare la Lega , mentre il PDL ha sempre dimostrato di stare piuttosto tranquillo, forse nella certezza di avere il “coltello dalla parte del manico” ( e chi ha orecchie da intendere, intenda).

 

Successivamente Lega e PDL si sono riaccordati, vincendo alla grande le elezioni del 2008. Dopo questa dimensionalmente inaspettata vittoria la Lega ha “portato a casa qualcosa?
Assolutamente nulla! Neanche una briciola .

 

Ciò significa che, al di fuori degli slogan, con l’uscita di Miglio in Lega non è rimasto nessun programma.
Intendendo per “programma” un insieme di azioni e di mezzi volti a raggiungere in tempi certi determinati obbiettivi. E’quindi inutile che i capi leghisti, responsabili di quello che è stato un autentico fallimento, parlino del federalismo fiscale come un “quasi goal”.

 

Di quasi ci sono state solo le intenzioni. Successivamente la Lega è stata buona sino al 2011. Sono tutti ridiventati cattivi con la caduta del governo Berlusconi (ossia da ottobre 2011 a oggi) , ma ora si sono riaccordati.

 

Su che cosa ?
Dall’accenno di B. sul fatto che ben il 72 su 75 % sarebbero già “restituiti “ da Roma abbiamo la sensazione che continui la presa per i fondelli , dato che il “residuo” che spetterebbe ancora alla Padania è ben poca cosa. La domanda che sorge spontanea è : ma i capi della Lega 2.0 hanno una idea un po’ meno oscura delle capacità di cui è indispensabile essere dotati, per dirigere una qualsiasi baracca?
Vogliono rassicurare i potenziali elettori fornendo i dettagliati curricula dei candidati ad essere eletti?
O l’elettorato leghista si deve accontentare di rivedere al comando tutto il ciarpame in carica prima dell’intervento (quale ?) della scopa verde?

 

Gian Luigi Lombardi-Cerri

 

5 Commenti a “LEGA PDL”

  • lucia:

    io comincerei con qualche proposta pratica
    -si abolisca il bollo auto-E’ una tassa regionale e si può fare.E non c’è nessun servizio che lo giustifichi.
    – si abolisca la pratica dell’accreditamento.E’ un puro esercizio burocratico e oltre a non dare alcuna effettiva garanzia al cittadino è anche possibile causa di ingiustizia e corrutela.Ne sono testimonianza ,ad esempio.gli episodi corruttivi recenti nelle cliniche e ospedali privati (i pubblici possono anche essere dei cessi ma continuano comunque a restare aperti!).Per adempiere agli obblighi burocratici dell’accreditamento occorre personale o il ricorso a società apposite di certificazione che sono un costo .Questa laboriosità ha causato la scomparsa della medicina convenzionata esterna.la specialistica,che era diffusa sul territorio e molto meno costosa e non era affatto tanto male,come si è voluto far credere quando la si è abolita in nome della qualità!
    L’accreditamento ,che non c’è solo nella sanità,ha sostituito la pratica della autorizzazione e di fatto ha limitato la libertà di lavoro che dovrebbe essere garantita dalla costituzione.Con l’autorizzazione puoi lavorare anche se non hai alcun rapporto con l’ente pubblico mentre senza l’accreditamento non puoi proprio lavorare.Inoltre la presenxza di soggetti accreditati a svolgere una determinata funzione ha interferito pesantemente sul mercato.Pensate a quanti meccanici hanno chiuso perchè non accreditati e solo perchè qualcuno ha deciso che devi dimostrare di essere in grado di fare tutto quello che il mercato richiede.L’ultimo grave episodio di Perugia pare avesse come base proprio il ritiro ,per mancanza dei requisiti,dell’accreditamento,condicio sine qua non per lavorare.
    -Abolizione della revisione obbligatoria degli autoveicoli.In realtà è una tassa,dato che deve essere comunque accompagnato dall’intervento di un meccanico.Vedere le lettere che la regione manda ai possessori delle automobili.Quanto meno abolizione dei centri autorizzati regionali.Si riaprirebbe inoltre lavoro per i meccanici sul territorio penalizzati proprio per la concorrenza sleale fatta da questi centri.
    Abolizione di tutti i corsi di formazione più o meno fasulli. .L’unico lavoro che creano è quello di chi insegna negli stessi corsi!!
    Abolizione delle scuole professionali.Non che siano del tutto inutili,ma abbiamo appurato che altro non sono che una riserva di manod’opera giovanile a disposizione di qualche impresa che si offre per fare gli stage,senza che peraltro quei ragazzi trovino poi occasione di lavoro semplicemente perchè una volta diplomati devono andarsene e sono sostituiti da quelli he arrivano dopo.Anche questo comporta sleale concorrenza perchè ci sono azienrte che se ne avvantaggiano sfruttando semplicemente il basso costo ma facendo pagare la mano d’opera dell’apprendista stagista come fosse mano dìopera fatta e finita.E ricordiamo che sulle scuole professionali,secondo quanto riportatno le cronache,c’è un bel giro di….nebbia.
    Ridurre le spese delle famiglie non strettamente necessarie.Ad es.l’obbligo delle catene a bordo in caso di neve è sacrosanto ma non puoi andare a controlare che una macchina abbia le catene o le gomme da neve a campione mettendoti su una strada e multando a gogo-La gente la sente come una ingiustizia.Come è ingiusto e vessatorio controllare a campione il tasso alcolico di chiunque passi per la strada senza che ci sia alcun incidente,solo per poter dire che così facendo hai prevenuito gli incidenti.E si sa che non è vero.Il problema è che magari si va troppo forte e lo fai anche se sei sobrio.E il ritiro della patente in questi casi è un costo che a volte è decisivo per far tracollare un precario equilibrio finanziario.
    E ci sono molte altre cose da fare,per deregolarizzare e dare respiro alla iniziativa delle persone senza che sia soffocata dalla regolamentazione eccessiva.Nessuno inventerà mai qualcosa di nuovo e ben poche saranno le iniziative imprenditoriali a meno che non siano megagalattiche e finanziate dai colossi internazionali,E sappiamo che queste hanno solo interesse al profitto e come niente si spostano da un continente all’altro costringendo le persone a rincorrere il lavoro come tante bestie impazzite,terrorizzate e sempre più misere.
    Si tratterebbe oltretutto di ridurre la spesa per il personale pubblico oggi impegnato solo a controllare gli altri.a insegnare agli altri a fare quelo che loro non sono in grado di fare (Chi sa,fa e chi non sa insegna)
    Cosa ne dite?Non è meglio parlare di cose pratiche nell’attesa che si trovi la soluzione dell’economia mondiale e che i professoroni decidano qual è la ricetta per salvare il mondo?Saluti

  • lombardi-cerri:

    Cara Signora,
    c’è chi dice che in Italia sono operanti 150.000 Leggi. C’è chi dice che sono 250.000.
    Veda lei se vuole essere ottimista o pessimista.Rimane un fatto fondamenteale : in tre paesucoli europei (Francia, Inghilterra, Germania) le Leggi oscillano tra le 5 e le 8 mila.
    I numeri sono analoghi nelle Regioni, Lombardia compresa.
    Per quanto riguarda i dipendenti, non sono io quel cane che vuole licenziare gli eccedenti, ma bloccare in maniera ferrea le assunzioni per almeno 15anni, si.
    Per quanto riguarda la semplificazione delle Leggi e dei Regolamenti, occorre mettere , al lavoro di taglio, persone veramente capaci, con un curriculum di tutto rispetto, non certo i ragazzini appena eletti.
    E nenche personaggi come quel buontempone di Calderoli.

  • lucia:

    Io parlo di roba che si può fare in regione e non intendo licenziare nessuno.Semplificare la vita della gente sarebbe già un buon risultato.Ma vedo che lei preferisce ancora polemizzare.

  • lombardi-cerri:

    Non intendo fare polemiche, ma soltranto richiamare alcuni vincoli organizzativi inderogabili.
    1.-L’aumento della tassazione era inevitabile, anche se doloroso, e nessuno , dico nessuno potrà pensare di ridurre un qualsiasi tributo, pena l’ulteriore aumento del debito pubblico, in un lasso di tempo di almeno 10 anni.
    2.-Nessuno può pensare a licenziamenti di impiegati publlici, ma solo bloccare le nuove assunzioni.
    3.-Qualunque taglio di Leggi e Regolamenti, deve prescindere da azioni che producano riduzioni di introiti fiscali o parafiscali. (non si possono toglierele multe , diversamente molti Comuni andrebbero in default)
    Ciò significa che i tagli devono permettere SOLTANTO di ridurre i costi dovuti ad operazioni burocratiche inutili ( e sono tantissimi)
    Vuole un esempio ?
    Pronti!
    Invece di cambiare targa ogni volta che si cambi macchina, lasciare il pagamento dei tributi relativi, ma togliere i costi burocratici dei continui cambi di targa.
    Cara Signora, il problema è come il gioco di Shanghai, bisogna muovere uno stecchino per volta senza che si spostino gli altri.
    P.S.
    Lei ha scritto:
    “Si tratterebbe oltretutto di ridurre la spesa per il personale pubblico oggi impegnato solo a controllare gli altri.a insegnare agli altri a fare quelo che loro non sono in grado di fare (Chi sa,fa e chi non sa insegna)”
    Se questo non vuol dire “licenziare”, allora che significa ?

  • Schwefelwolf:

    Scusate. Come: non licenziare!?

    Tutte (o: quasi tutte) giuste le proposte della signora Lucia, ma che margini possono dare? Sarebbero solo tante piccole “gocce sulla pietra ardente” (per usare un modo di dire d’Oltralpe).

    Io penso che ogni analisi debba partire da una distinzione che il prof. Ricolfi ha giustamente inserito nel suo “Sacco del Nord”, e cioè la distinzione fra “PIL” ufficiale, nell’accezione dell’ISTAT, che include come “prodotto” anche i servizi dello Stato (quindi il “lavoro” degli statali, comprese le guardie forestali siculo-calabresi, i milioni di insegnanti&bidelli etc.), e “PIL reale”, cioè quello concretamente prodotto da imprese, prestatori d’opera, artigiani etc.
    Quando si dice che lo Stato (con tutte le sue frange e articolazioni) si “mangia” il 51% del PIL si intende, ovviamente, il 51% del PIL ufficiale, non di quello reale. Partendo quindi dal presupposto che la quota dello Stato (Stato in senso lato, comprensivo di regioni ed enti locali) sia ben superiore al 60% del PIL vero, e che proprio questo “PIL vero”, essenzialmente prodotto al nord, vada rapidamente calando in seguito alla criminale politica degli ultimi 15-20 anni (dall’apertura del mercato europeo alla “globalizzazione selvaggia” all’adozione dell’euro, dall’esplosione della spesa pubblica all’inesistenza di una qualsivoglia forma di politicia industriale, con conseguente delocalizzazione) NON è materialmente possibile – a mio avviso – uscire dalla crisi senza un DRASTICO – ripeto DRASTICO – ridimensionamento del bilancio pubblico.

    Qualsiasi soluzione dovrebbe quindi partire (in teoria) da una impietosa revisione della spesa pubblica, con molte centinaia di migliaia di esuberi e rigorosi tagli agli stipendi della Pubblica Amministrazione (a cominciare – ovviamente – da un taglio orizzontale delle decine di migliaia di pensioni/consulenze/indennità etc. d’oro dei politici e dei loro amici & parenti e conoscenti. Onde evitare catastrofi sociali, tutti questi tagli (licenziamenti etc.) potrebbero essere sostituiti/compensati (almeno per un certo periodo) da un sussidio sociale di sopravvivenza (diciamo 500-600€/mese) – al posto non solo dei 1000 €/mese degli innumerevoli “dipendenti di favore”, ma anche dei 5.000, 10.000 o 15.000 €/mese dei tanti “dirigenti” e “funzionari” amici & parenti di qualcuno. E tutto ciò che si potrebbe in tal modo risparmiare dovrebbe essere integralmente riversato in una sostanziale (nel senso letterale del termine) riduzione del carico fiscale su persone ed imprese ed in una serie di provvedimenti finalizzati al rilancio degli investimenti privati in tecnologia nonché ricerca e sviluppo. (Personalmente includerei anche un rilancio dell’agricoltura tradizionale, per introdurre un modello “svizzero” al posto dell’agro-industria marca UE – con l’obiettivo di rilanciare la produzione, moltiplicare le fonti di reddito e migliorare la qualità della vita e dell’alimentazione dell’intera popolazione).

    Ho detto, ovviamente, “in teoria”, perché nessuno lo farà. Neanche il M5S, e tantomeno la Lega (che da vent’anni lo fa a parole). E quindi quella mandria di poveracci che siamo noi, del nord, continuerà a pagare (nonostante la “macro-regione” di Maroni) per tenere in qualche modo a galla il “carrozzone” pan-italico – fino a quando la barca non affonderà definitivamente. A meno che non avvenga finalmente il miracolo da tutti auspicato – cioè che qualche Monti o Bersani non riesca finalmente a convincere (complici Draghi & Bruxelles) i nostri “amici europei” – Tedeschi, Olandesi & Co. – a rilevare il vecchio ruolo di Lombardia & Veneto: e cioè a mantenerci tutti. Ovviamente nel sacro nome della solita “solidarietà”. Come si diceva una volta? Campa cavallo…

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