Pugni chiusi e memoria corta

ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 21/01/2013

Ai funerali, sabato, del brigatista rosso Prospero Gallinari, uno degli autori nel 1978 dell’agguato di via Fani contro il presidente democristiano Aldo Moro e la sua scorta, sembrava di essere tornati indietro di oltre 30 anni. Bandiere rosse con falce e martello, pugni chiusi, il canto dell’Internazionale e slogan tipo «Prospero è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai», «Il proletariato non ha nazione, internazionalismo rivoluzione».

 

La nostalgia irriducibile per una fede della giovinezza lontana, il desiderio di non ricusare con vergogna degli ideali (sbagliati, con esiti anche funesti) si possono capire. Chi muore deve poter essere seppellito con una dignità che tenga conto di tutta la sua vita. Ma in quelle esequie esibite, in quella rimpatriata vistosa che poteva essere soltanto patetica e invece è diventata provocatoria, c’era un’impudenza grave. Prospero Gallinari aveva partecipato, il 16 marzo del 1978, all’attentato di via Fani, a Roma. Cinque agenti di scorta furono assassinati sul posto, Aldo Moro venne restituito cadavere dopo 55 giorni di prigionia e di deliranti comunicati e ricatti tentati. Sabato, a portare la bara di Prospero Gallinari avvolta nella bandiera delle Brigate Rosse (ve la ricordate? Falce, martello e stella, era lo sfondo delle fotografie di Aldo Moro prigioniero) c’erano tre terroristi che erano con lui quel mattino in via Fani e spararono.

 

Accanto a loro, altri due che facevano parte di quel commando assassino, e poi altri brigatisti, ex militanti di altri gruppi, giovani dei centri sociali. Quei brigatisti hanno subito un processo, sono stati puniti con l’ergastolo e ora sono fuori, per decorrenza dei termini. Nessuna pretesa poteva e può giustificare come lotta armata a un nemico in guerra quegli omicidi. Le decine e decine di vittime assassinate dalle Brigate Rosse non erano soldati di un esercito nemico, l’Italia era una repubblica in pace: perfettibile certamente, certamente anche corrotta in molti suoi gangli. Ma l’unica lotta legittima era quella politica, non quella armata. Il giudizio è irrevocabile: gli attentati delle BR furono degli omicidi premeditati e la giustizia di un Paese democratico ha punito gli autori.

 

Dopodiché, si possono portare fiorì e bandiere al funerale, possibilmente in una discrezione raccolta. Ma è possibile che non un pensiero, non una parola siano stati rivolti alle vittime? Quei cinque poliziotti trucidati avevano mogli e figli, non avevano nessuna colpa e stavano facendo il loro lavoro. Aldo Moro era presidente di un partito politico, non il capo di una fazione in guerra. Quelle sei uccisioni di persone innocenti hanno causato dolore, lacrime, ferite interiori che non guariranno mai. Scrive bene sul «Corriere della sera» Giovanni Bianconi: «Gli ex BR andati all’ultimo saluto ora sono liberi, ergastolani cui lo Stato che volevano abbattere ha concesso di tornare a vivere e salire su una collina emiliana, un pomeriggio d’inverno, a rivendicare un pezzo di storia. Buia e violenta, che ha spezzato centinaia di vite». Se quegli ex brigatisti avessero avuto un po’ di dignità civile, avrebbero scelto di accompagnare il loro amico in silenzio, con un comportamento sobrio, una riflessione interiore. Invece, pugni chiusi e fierezza. L’idolatria ideologica va contro l’umano.

 

di Michele Fazioli – Corriere del Ticino

 

5 Commenti a “Pugni chiusi e memoria corta”

  • Un articolo forte, dignitoso, che dice cose vere e sentite. Tutti gli uomini che abbiano un minimo di coscienza, hanno
    certamente fatto riflessioni analoghe a quelle dell’autore dell’articolo: l’ottimo Michele Fazioli del CDT. Io aggiungerò
    che il comportamento dei citati simpatizzanti ai funerali del brigatista defunto, è la conferma del livello di fanatismo fazioso politico di quella gente. Un fanatismo cieco che conduce all’assassinio vile, come vile è qualcuno che manifesta ancora odio
    (dopo 35 anni) verso chi non la pensa e non ha mai pensato come loro. Questi signori che godono dell’incapacità dello Stato
    italiano e che consente loro di godersi una libertà asslutamente immeritata. Questa gente che ha ucciso vigliaccamente
    cittadini indifesi, non dovrebbe essere in circolazione e nemmeno permettersi un tale comportamento ad una cerimonia
    funebre. Potrei continuare ancora, ma mi limito a disprezzare questi epigoni di un periodo infame ed a compatire loro e tutti
    coloro i quali desiderano “rifondare il comunismo in Italia”! Evidentemente la storia non ha insegnato niente a questi signori.
    Vergognatevi! E sparite nell’ombra da cui siete usciti!

  • morenik1000:

    br nel cuore , noi ci siamo sempre e nn moriremo mai. ci sara’ sempre qualkuno a prendere il nostro posto. nn ci potete cambiare le idee

    • Schwefelwolf:

      In una democrazia ognuno è (o: dovrebbe essere) libero di avere e professare le proprie idee. Ciò vale – ovviamente – anche per Lei. Ciò non implica, tuttavia, che tutte le varie “idee” debbano necessariamente avere pari dignità. Se le mie idee mi inducono ad uccidere persone indifese, solo perché esse liberamente professano idee diverse dalle mie … ebbene: potranno anche piacermi, ma sono – e restano – idee da assassino, comunque si tenti di “confezionarle” ideologicamente. Con tanti cari saluti al “compagno” Battisti…e ai suoi tanti “compagni di lotta”.

    • lucyrrus:

      siete solo capaci, come vostro solito, a sparare nella schiena di personaggi ritenuti simbolo, celandovi accortamente nell’anonimato, rischiando quasi niente in questa repubblica in cui gli assassini vengono condannati ad una semplice quanto breve vacanza.
      Mi sarebbe piaciuto vedere il vostro eroismo quando , con il fazzoletto delle fiamme verdi alcollo combattevamo SS e fascisti, con il rischio di finire la nostra vita, se catturati, appesi per il collo ad un gancio da macellaio.
      Conservo ancora , come imperituro ricordo, l’ultimo colpo per me.
      Voi cosa conservate , solo vuote e ritrite parole ?

  • Lombardi-cerri:

    A cominciare da ora pubblicheremo una serie di “pezzi” ricavate da testi vari.
    Per avviare un simpatico giochetto culturale non pubblicheremo il nome dell’A se non dopo alcuni giorni.
    Vediamo se siete bravi a indovinare.
    Primo pezzo.
    “La causa più profonda del fatto che si manteness… in vita dei modi di direzione dell’economia ormai superati è da ricercarsi nelle deformazioni del sistema politico.
    La democrazia ………. non è stata allargata tempestivamente, i metodi ……..si snaturano nel burocratismo e diventano un ostacolo allo sviluppo di tutti i settori della nostra vita.
    Così gli errori politici si combina..no con le difficoltà economiche determinando la formazione di un meccanismo che da… luogo a un sentimento di impotenza e fa… avvertire un contrasto insanabile tra la teoria e la prassi”
    Vi invitiamo a pubblicare la presunta origine del pezzo.

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