Il commento: I singhiozzi di una grande crisi

Molti sono i nodi che dovranno essere sciolti durante questo 2013. I principali interrogativi sono comunque due. Il primo riguarda le probabilità di successo e le conseguenze della scelta delle principali banche centrali di stampare enormi quantità di denaro; il secondo, l’incertezza sulla continuazione e sui risultati delle politiche di austerità seguite in molti Paesi europei.

 

L’obiettivo proclamato di queste politiche è ovviamente rimettere in moto una crescita economica sana e duratura. L’esperimento più ardito, e nel contempo più pericoloso, è indubbiamente rappresentato dalla scelta delle principali banche centrali di accantonare ogni principio di prudenza e di procedere all’im¬ missione di enormi quantità di liquidità nel circuito economico.

 

Innanzitutto, questa opzione rappresenta un’implicita ammissione che l’economia non va bene e che gli sforzi profusi finora da Governi e autorità monetarie non hanno prodotto i risultati sperati. La conferma viene dagli obiettivi che si sono dati gli stessi istituti di emissione. La Federai Reserve statunitense ha detto che conti¬ nuerà a stampare 85 miliardi di dollari ogni mese fino a quando la disoccupazione sarà scesa al 7,5%; il nuovo governatore della Banca d’Inghilterra vuole far dipendere questa scelta da un obiettivo preciso di crescita nominale dell’economia britannica; il nuovo Governo giapponese ha intimato alla banca centrale di far uscire a tutti i costi il Paese dalla deflazione e di perseguire un obiettivo preciso di inflazione (questa scelta di Tokyo sta già producendo un sensibile deprezzamento dello yen).

 

Nemmeno la Banca centrale europea sta con le mani in mano: continua ad irrorare il sistema bancario in cambio di pegni di dubbia qualità. Pure la nostra Banca Nazionale sta mettendo in circolazione grandi quantità di franchi per difendere il tasso di cambio minimo nei confronti dell’euro. Vi è più di un motivo che induce a dubitare del successo di queste politiche, che sono già state praticate negli scorsi mesi su scala inferiore. La prima ragione è che l’immissione di questa liquidità favorisce in primo luogo il sistema finanziario che non è stato ancora né risanato né incisamente riformato. In altri termini, esse continueranno a beneficiare le banche e il sistema bancario ombra che ha attività per circa 64 mila miliardi di dollari, un valore che si avvicina quello del PIL mondiale.

 

Il risultato primo è già sotto gli occhi di tutti: i tassi di interesse sono stati schiacciati verso livelli minimi a vantaggio della speculazione finanzia ria e a detrimento dei piccoli risparmiatori e delle casse pensione mentre le borse salgono. Dunque, l’esito probabile è la formazione di nuove bolle finanziarie. Infatti queste politiche non incoraggiano né nuovi investimenti, che non dipendono solo dal livello del costo del denaro ma dalle prospettive dell’economia, né i consumi delle famiglie, che continuano a soffrire del calo del loro potere d’acquisto. Esse però potrebbero provocare forti distorsioni sui mercati dei cambi e quindi far crescere le pressioni protezionistiche. Se queste previsioni si rivelassero errate e se effettivamente l’economia si riprendesse, l’enorme quantità di denaro immessa nel circuito economico renderebbe inevitabile un forte rialzo dell’inflazione che costringerebbe le banche centrali (probabilmente con notevole ritardo) ad aumentare i tassi di interesse con il risultato di far piombare l’economia in recessione. Le banche centrali conoscono questi pericoli, ma attuano queste politiche per sostenere il sistema finanziario.

 

In Europa alla politica monetaria espansiva della Banca centrale si affiancano le politiche fiscali fortemente restrittive di molti Paesi. La bontà della scelta dell’austerità viene ora rimessa in discussione da molti. Persino il Fondo monetario internazionale ha timidamente dichiarato che forse si è ecceduto. Non si può quindi escludere che nel prossimo futuro vi sia un certo allentamento di questo indirizzo anche a causa della crescente opposizione popolare causata dagli scarsi risultati ottenuti, dal forte aumento della disoccupazione e dalla recessione sempre più profonda che si riscontra in alcuni Paesi. Questo 2013 sarà dunque chiamato a farci capire se riuscirà a tenere politicamente la strategia di risanamento dei conti pubblici predisposta dall’Unione Europea.

 

In conclusione, questa grande crisi continuerà a procedere a singhiozzo con fasi acute che si susseguono a quelle di apparente calma. Le politiche economiche esposte non prefigurano un’uscita dal tunnel, ma fanno intravedere l’emergere di nuovi pericoli.

 

il commento di Alfonso Tuor – Corriere Ticino

 

Un Commento a “Il commento: I singhiozzi di una grande crisi”

  • Schwefelwolf:

    Il quadro tratteggiato non fa una piega. E’ il dramma di una “politica” basata sul rimandare le decisioni inevitabili, “rilanciando” di bolla in bolla – fino a quando l’ultima bolla non le scoppierà fra le mani… E allora si dovranno andare a prendere i nostri politici – alle Cayman? – e chiedere loro a chi abbiano venduto, e a che prezzo, il nostro futuro.

    Sarebbe interessante ricevere una prima bozza di risposta dal nostro presidente del Consiglio.

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