L’unione bancaria di un’Europa instabile

Mercoledì della scorsa settimana i ministri dell’Unione Europea hanno varato l’Unione Bancaria Europea. I tedeschi avrebbero voluto che soltanto le banche principali fossero sorvegliate dal nuovo organismo.

 

I francesi, invece, che tutte le seimila banche dell’Unione fossero soggette alla sorveglianza europea. Il compromesso raggiunto prevede che un centinaio di banche principali siano sempre soggette alla sorveglianza europea, le altre siano soggette alle autorità di sorveglianza nazionali, con l’intervento delle autorità europee solo se queste percepiscono rischi per la stabilità finanziaria.

 

È facile prevedere che le autorità europee, che riceveranno informazioni sulle banche medie e piccole dalle autorità nazionali, interverranno sempre troppo tardi. Le autorità di sorveglianza nazionali, nel segnalare la necessità d’intervento alle autorità europee, dovranno ammettere di non aver fatto bene il loro lavoro. Inoltre, nonostante le proteste d’indipendenza, sono sempre soggette ai governi nazionali.

 

In anni recenti queste autorità sono state strumentali per i governi nell’ingozzare di titoli del debito pubblico dubbi le banche che avrebbero dovuto sorvegliare. Sono state sostenute in questo dalle regole di Basilea, che autorizzano a valutare i titoli del debito pubblico senza considerare alcun rischio. Nulla fa prevedere che queste autorità cambieranno politica verso le banche medie e piccole, che continueranno a sorvegliare.

 

Quel che cambia con quest’accordo è che la responsabilità finale della sorveglianza di tutte le banche è adesso delle autorità europee, attraverso il nuovo Consiglio di sorveglianza che la Banca Centrale Europea costituirà. Questo implica che il conto dell’inevitabile frittata finale sarà addebitato alla Banca Centrale Europea, per le responsabilità morali che è costretta ad assumersi in questa iniziativa. La condivisione dei debiti dei Paesi europei, fortemente osteggiata dalla Germania, diviene ineluttabile.

 

L’architettura dell’euro appare sempre più precaria. Il bilancio complessivo dei Paesi dell’Unione, in pareggio, nasconde un crescente divario tra Paesi in attivo e passivo, finanziato dalla creazione di crediti inesigibili. In assenza di un governo federale europeo, capace di compiere scelte difficili, l’instabilità europea sembra destinata ad aumentare.

 

Il commento di G. Barone Adesi*
*professore all’USI

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