Fabbisogno di energia, non bisogna scherzare

 

Un Paese è veramente libero non solo quando lo è sotto il profilo politico, sociale ed economico, ma anche, e soprattutto, se è indipendente a livello energetico.
 
L’energia, oggi più di ieri, riveste una componente fondamentale del nostro vivere quotidiano. Pensiamo all’evoluzione tecnologica avvenuta negli ultimi vent’anni, senza la quale oggi non potremmo usare il computer, i telefonini di ultima generazione e altri apparecchi tecnologici che fanno ormai parte della nostra vita .
 
È innegabile che nel dopoguerra il consumo di energia è cresciuto in modo notevole, di pari passo con la tecnologia e, nonostante la nuova sensibilità ecologica accresciutasi negli ultimi decenni, è impensabile che le nuove energie alternative potranno, in futuro, sostituire completamente l’energia termoelettrica.
 
Sull’ondata emozionale creatasi con il disastro di Fukushima, il Consiglio Federale ha deciso l’uscita dal nucleare entro il 2050, e l’ha fatto senza un piano di compensazione concreto.
 
Se ci rifacciamo alle previsioni dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (lEA), principale organo internazionale di previsioni e statistiche sull’energia, nei prossimi vent’anni il consumo di energia mondiale potrebbe crescere di quasi il 50% rispetto al consumo attuale.
 
La consigliera federale Doris Leuthard rifiuta le critiche per questa mancanza, ma è innegabile che andare a tentoni e incrociare le dita sperando forse in qualche nuova scoperta scientifica, non porterà da nessuna parte; di fatto, le «novità» che annunciano la soluzione sono sempre dietro l’angolo o sui giornali, ma regolarmente ci si trova sempre ai blocchi di partenza.
 
Infatti, le prime patenti in materia di energie rinnovabili risalgono agli albori del secolo scorso; i primi brevetti per sfruttare il moto ondoso del mare risalgono agli anni Trenta, come le prime cellule fotovoltaiche. L’evoluzione tecnologica è stata, dunque, come in tutti i campi, densa di successi e di piccoli/grandi miglioramenti, ma ancora non sono sufficienti per coprire il fabbisogno crescente a livello mondiale.
 
Il perché è presto detto: le energie rinnovabili producono energia in modo irregolare, ovvero non usufruibili su un arco temporale continuo e nella stessa quantità, e inoltre non sono poi cosi pulite come alcuni vorrebbero far credere.
 
Coloro che sono colti dall’entusiasmo «rinnovabile» prendono a titolo d’esempio gli ottimi risultati riscontrati in Paesi vicini, ma fanno l’errore di ritenere che questi fenomeni su microscala siano riproducibili su vasta scala e, di conseguenza, anche a livello mondiale. Il problema di fondo quindi permane, perché le quantità di energia che le opzioni alternative possono fornirci sono modeste, o meglio, non sufficienti per rispondere al fabbisogno sempre crescente della popolazione nei prossimi decenni.
 
Il limite vero di molte energie rinnovabili è dunque la loro assenza di continuità. Inoltre, il successo di una determinata fonte rinnovabile in un Paese, piuttosto che in un altro, è dovuto anche a ragioni ambientali, geografiche e sociali; particolari di quel Paese e che non è possibile riprodurre ovunque.
 
Poiché infatti le dotazioni naturali di questi Paesi o la specificità di talune installazioni non sono replicabili nel proprio, bisogna fare attenzione quando si parla di costi delle rinnovabili, in quanto non saranno mai gli stessi.
 
Cito ad esempio la Danimarca che, tramite l’energia eolica, riesce a soddisfare il 25% del fabbisogno energetico del Paese. Ma le condizioni che vi sono lassù sono uniche ed irriproducibili; certo alcuni Paesi possono avvicinarvisi, ma non avranno mai la stessa intensità. In questo Paese infatti la popolazione conta poco più di 5 milioni d’abitanti e il vento soffia il doppio del tempo rispetto ad altri Paesi come la Svizzera.
 
Dobbiamo anche renderci conto che gli impianti di produzione di energia elettrica da fonte nucleare o fossile funzionano per circa il 90% del tempo disponibile sull’arco di un anno; o anche più se non subiscono arresti per motivi tecnici. Al contrario, impianti eolici o fotovoltaici producono mediamente per meno del 30% del tempo disponibile proprio perché sono fonti discontinue, ovvero funzionano solo quando c’è vento o sole!
 
Anche se l’energia fotovoltaica installata nel mondo raddoppiasse tra il 2012 e il 2013, non si arriverebbe comunque a coprire che lo 0,1% del consumo di energia primaria del nostro pianeta!
 
Con ciò non voglio dire che non bisogna essere accorti nell’uso e consumo dell’energia, ma è innegabile che il suo costo, viste le decisioni del CF, crescerà e inciderà non poco sul bilancio delle famiglie, in particolar modo di quelle che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Perciò è opportuno che ognuno di noi rifletta maggiormente su cosa sia l’energia e di come ci condizioni piacevolmente la vita, diventando «green» non solo a parole o a slogan politici, ma cominciando dal proprio piccolo, consumando la giusta quantità di energia, senza sprecarla. Ma non illudiamoci che unicamente con le energie rinnovabili abbiamo risolto il problema.
 
© 02/11/2012 Corriere del Ticino


Lara Filippini (Deputata dell’UDC in Gran Consiglio)

Lascia un Commento

VOCI DEL NORD ospiterà gratuitamente suggerimenti e scritti d'interesse generale inviati dai visitatori, i quali ne assumeranno l'esclusiva responsabilità ad ogni effetto di legge.

La Redazione

Categorie
Count per Day
  • 110743Totale visitatori:
  • 14Oggi:
  • 41Ieri:
  • 217La scorsa settimana:
  • 553Visitatori per mese: