Dire «Basta Islam» non è razzismo

UN ARTICOLO TRATTO DAL “CORRIERE DEL TICINO” DEL 21/09/2012, DAL QUALE POSSIAMO RILEVARE LA SUPERIORITÀ DELLA DEMOCRAZIA SVIZZERA RISPETTO LA NOSTRA.
 
Dire «Basta Islam» non è razzismo
I giudici di Losanna hanno dato ragione al presidente dei giovani UDC turgoviesi. Aveva dichiarato che occorre porre fine all’estensione di questa religione in Svizzera.
 
DA BERNA
Fino a dove arriva la libertà d’espressione? Quando sconfina nel razzismo? Nel dibattito che impazza dopo la pubblicazione di vignette satiriche sui musulmani da parte della rivista francese «Charlie Hebdo», si inserisce anche un caso svizzero, benché sia di portata minore e non abbia dato adito a nessun tipo di violenza .
Va detto però che pochi anni fa, quando si votò sul divieto di costruire minareti, la Svizzera aveva suscitato interrogativi in diversi Paesi. E anche nel dibattito interno i contrari a tale divieto avevano posto l’accento sul pericolo di eventuali azioni vendicative. Per finire l’anno scorso la Corte europea di Strasburgo ha dichiarato irricevibili due ricorsi contro il divieto approvato in votazione popolare nel 2009.
Il caso di cui parliamo risale proprio alla campagna sui minareti ma si è chiuso solo ieri, con la pubblicazione della relativa sentenza del Tribunale federale. Secondo i giudici di Losanna chi si esprime contro la diffusione dell’Islam in Svizzera, senza dare giudizi di valore, non è un razzista: se viene definito tale può quindi far valere una lesione della sua personalità.
Durante una manifestazione organizzata il 5 novembre del 2009 a Frauenfeld, Benjamin Kasper, presidente della sezione turgoviese dei giovani UDC, aveva affermato che era giunto il momento di «porre fine all’estensione dell’Islam». La cultura svizzera – aveva continuato Kasper -, il cui fondamento è il cristianesimo, non deve essere soppiantata da altre culture. Secondo il giovane politico un segno simbolico come il divieto dei minareti costituiva un mezzo per affermare la propria identità.
La Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA) aveva pubblicato sul proprio sito l’intervento di Kasper, collocandolo nella rubrica intitolata «razzismo verbale». Kasper aveva allora avviato una causa civile per lesione della sua personalità, respinta dal tribunale distrettuale ma successivamente accolta dal tribunale cantonale turgoviese. La GRA ha allora inoltrato ricorso al Tribunale federale, il quale ha però sottoscritto la sentenza dei giudici cantonali, imponendo alla Fondazione di ritirare il testo di Kasper (e di inserire al suo posto per tre mesi la decisione del TF), di pagare 2.500 franchi di spese giudiziarie e altri 3.500 come indennizzo al giovane UDC. «La sola messa in risalto di una differenza fra due individui o gruppi non è razzismo. – spiega la Corte suprema nella sentenza pubblicata ieri -. Vi è razzismo quando la differenza è impiegata simultaneamente per denigrare la vittima e quando tale messa in risalto non è altro che un mezzo per presentare la vittima in modo negativo e violare la sua dignità».
Anna Fazioli

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La Redazione

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