ILVA

È scoppiata la “grana” ILVA, ma è stata subito messa a tacere.
Perché?
Bisogna rifarsi alla sua storia.
L’ILVA, creata come azienda di Stato, considerata negli strombazzamenti “uno dei pilastri della salvezza del sud”, si è ben presto rivelata come il classico bidone gestionale, così come altri (ad esempio Gioia Tauro).
A questo punto “i magnifici gestori”, tanto decantati non hanno saputo fare di meglio che risparmiare sulle spese ambientali e sulla sicurezza.
Avendo fatto parte (come giovane ingegnere) di un’azienda fornitrice di grosse apparecchiature portuali, potrei scrivere un romanzo sulla stupidità operativa vigente sin da allora, romanzo che , sin da allora, dovrebbe ricordare l’inutile morte (inutile e non fatale) di parecchie persone.
Arrivati alla stretta finale lo Stato, questo meraviglioso, magnifico Stato non ha saputo far altro che cedere a privati il grande complesso facendo un patto a base di strizzate di occhio: tu prendi l’ILVA e io farò finta di non vedere.
Tutti i soloni, sindacati in testa, che si battono il petto e si stracciano le vesti dalla indignazione, allora, dove erano?
Il Ministro Clini, subito corso sul posto per prestare la sua alata esperienza che cosa ha fatto nei venti anni di top burocrate proprio al Ministero dell’Ambiente, come mai è stato illuminato solo ora?
Quando si prendono certi provvedimenti che interessano migliaia di persone è vietato fare colpi di testa come quello del giudice che intendeva fermare gli impianti subito.
I numerosi corsi con cui è stato indottrinato lo hanno forse imbottito di antibuonsenso?
Nessuno gli ha mai detto che un altoforno fermato improvvisamente viene automaticamente distrutto?
Dopo tutte le sparate il Ministro Clini ha fatto la dichiarazione più eclatante: entro pochi mesi il problema verrà risolto.
Caro incommensurabile Ministro, perché si ostina a privare l’agricoltura delle sue preziose braccia?
Non sa, caro Ministro, che per sanare l’ILVA occorrono anni anche disponendo di fondi illimitati?
Cosa vuoi dire”pochi mesi”?
Non sa, caro Ministro, che un’azienda delle dimensioni dell’ILVA per riparare al male fatto deve procedere cautamente per gradi onde non fermare la produzione che, se bloccata , farebbe fallire la società?
Non crederà, a puro titolo di esempio, che istallare sistemi di filtri per tutte le ciminiere presenti in azienda sia uno scherzetto da pochi giorni.
Occorre qualificare le aree destinate ai filtri e FERMARE uno per uno gli impianti che scaricano attraverso le suddette ciminiere, badando a minimizzare il danno dovuto alle fermate.
Che cosa hanno gestito sinora i grossi caporioni? Credo neanche un pollaio in quanto i polli sarebbero morti tutti.
Cosa si dovrebbe fare, allora?
Unica strada è quella di completare uno studio di dove, come ed a che costo fare le modifiche, non assegnando il compito ai burocrati i quali, diversamente, inizierebbero (vedi il ponte di Messina) uno studio a tempo infinito ed a costi crescenti, ma indeterminati e che in compenso produrrebbe aurei stipendi a fronte del nulla:
I risultati di questo studio andrebbero pubblicati preventivamente e per stadi di avanzamento, impedendo che la stampa italiana (così libera al servizio del padrone) mettesse tutto a tacere, come di solito accade.
Solo obbligando ad informare periodicamente i cittadini si riesce a bloccare il cancro statal-burocratico.
Gian Luigi Lombardi-Cerri

 


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