SE LA FINANZA METTE IN CRISI IL LIBERALISMO

Riportiamo un articolo pubblicato nel Corriere del Ticino il 20 Luglio 2012

di FABIO PONTIGGIA
Tra le vittime della crisi del sistema finanziario inter­nazionale c’è il pensiero liberale. Al di là delle di­stinzioni tra le molteplici corren­ti e sensibilità in cui il liberalismo si articola, è fuori di dubbio che la fiducia in valori e principi – comu­ni a tutti i liberali – quali la liber­tà, compresa quella economica, la responsabilità individuale, il pri­mato della società civile (con la conseguente limitazione del pote­re statale e il contenimento delle regolamentazioni allo stretto ne­cessario, a beneficio delle capaci­tà autoregolatorie delle persone, della società, del mercato), abbia subito una forte erosione.La politica creditizia delle banche, l’opacità di molti prodotti finan­ziari che hanno quasi svuotato il diritto di proprietà, le illegalità di cui si sono resi responsabili talu­ni finanzieri d’assalto, le remune­razioni da capogiro, i bonus con­cessi anche a chi ha compiuto di­sastri, l’esplosione di scandali co­me quello del tasso Libor, gli aiu­ti pubblici alle banche in gravi dif­ficoltà o sull’orlo del fallimento, con la motivazione (o la scusa) del too big to fail (mentre governi e parlamenti, confrontati con le vo­ragini dei debiti pubblici, tagliano stipendi, prestazioni e servizi), le pasticciate e contraddittorie fusio­ni tra istituti di credito, i licenzia­menti di personale, tutto ciò ha gettato e continua a gettare discre­dito sulla libertà economica e di riflesso sul pensiero politico (il li­beralismo, appunto) che ne è il principale portatore.Non attenua questo impatto nega­tivo il fatto che i dissesti della fi­nanza internazionale in realtà non sono dovuti a politiche di liberi­smo (o, come si usa dire, neolibe­rismo) selvaggio, da nessuno at­tuate, ma a politiche imperniate su una pericolosissima commistio­ne tra pubblico e privato a bene­ficio di un affarismo senza etichet­te ideologiche (e senza scrupoli). Il messaggio che i disastri della fi­nanza hanno fatto passare nell’opi­nione pubblica è quello di un li­bero mercato che, emarginata la politica, con i suoi eccessi ha por­tato benefici a pochissimi e danni a tutti gli altri e che proprio per questo non merita più la fiducia dei cittadini.

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