Euro

di Gian Luigi Lombardi-Cerri

Possono così raccontarcela che con l’introduzione dell’euro abbiamo avuto innumerevoli vantaggi.
Vorrei solo che qualcuno me li indicasse, con numeri e non con chiacchiere.
Una cosa è certa: con l’introduzione dell’euro i nostri guadagni, ogni tipo di guadagno, si sono letteralmente, nonché immediatamente, dimezzati.
È vano dire che se non fossimo stati nell’area euro avremmo avuto disastri.

Mai come in questo caso i SE non fanno la storia.
La realtà è che chi (Prodi, Ciampi, Scalfaro e c.) ha voluto a tutti i costi portare l’Italia nell’area euro lo ha fatto nella folle speranza che qualche nazione sprovveduta pagasse il debito pubblico italiano.
È una tradizione, specialmente degli italioti, ritenersi gli unici intelligenti avendo a disposizione gli ALTRI, cretini, da sfruttare.
Per far ciò sono state fatte due operazioni demenziali:

  • la prima si è accettato un cambio di circa 1 a 2000 (e si mormora che sarebbe stato accettato anche un cambio di 1 a 3000) svalutando di fatto la Lira del 50%.

È assolutamente insensato e fuorviante dire che si sarebbe dovuto per molto tempo mettere i cartellini con i due prezzi, onde evitare speculazioni.
Basti dire che, nei supermercati le offerte “tutto a mille lire”, sono diventate, nello spazio di un giorno “tutto ad un euro”.
Ma i soloni che ci governano al mercato ci mandano le cameriere?
La finanza ed i mercati se ne infischiano dei cartellini.

  • la seconda è stata quella di taroccare il bilancio dello Stato italiano, mettendo ad esempio all’attivo crediti fasulli (derivati da una presunto ricupero fiscale) ed altri bambineschi accorgimenti.

La realtà è che le nazioni europee, che non sono abitate da stupidi, facendo finta di credere a queste panzane, si sono levate di torno un concorrente esportatore pericoloso.
Dobbiamo quindi uscire dalla zona euro?
Ho più di un dubbio!
Ritengo che se l’Italia uscisse dall’euro ci vedremmo appioppare, per diversi anni, un’inflazione a due cifre con un’ulteriore drastico taglio dei nostri guadagni e dei nostri risparmi.
Perché sulla nostra testa pesa, è bene non dimenticarlo mai, il DEBITO PUBBLICO e, quindi, la nostra affidabilità finanziaria, finché tale debito rimarrà, sarà sempre bassissima.
Che cosa si potrebbe fare?
Non sono un esperto di finanza come Mario Monti, ma ritengo che le strade da battere siano due:

  • tagliare senza indecisioni le spese superflue.

Tagliarle sul serio, non a parole! Pianga chi deve.
Chi ci malgoverna si è lasciato sfuggire che con provvedimenti immediati si risparmierebbero 100 ML di euro e con azioni a medio termine 300 ML di euro.
Vero! Ho solo omesso di dire che questi risparmi sono ANNUALI e non una tantum. Altro che aumentare le tasse!

  • chiedere che ci venga dilazionato di due o tre anni il termine di rientro del debito.

E questo va fatto “con il cappello in mano”, perché il debito ce lo siamo creati noi e non gli altri, come ad esempio i tedeschi.
I soliti fautori della “finanza creativa” chiedendo all’Europa di permetterci di non rispettare il patto di stabilità tentano di rimettere in piedi la tecnica del “fare debito per pagare precedenti debiti”, tecnica che ci ha portato alla situazione finanziaria attuale nella posizione di primo classificato su scala mondiale.
La ricchezza si produce lavorando e risparmiando e non facendo girare carta e debiti.

  •   a mano a mano che si rientra dal debito ridurre progressivamente le tasse in modo da sollecitare il rilancio economico-produttivo.

Tutto questo va fatto subito, con decisione e senza starnazzamenti.



Un Commento a “Euro”

  • Schwefelwolf:

    Caro Lombardi-Cerri,
    sui presunti vantaggi dell’euro si potrebbe probabilmente dibattere a lungo. Non sono (assolutamente) un economista, ma ritengo che i veri (pochi) vantaggi siano stati riservati ad un ristretto gruppo di “Bilderberger” (li cito solo – uno per tutti – come esponenti-promotori del globalismo finanziario): banche, multinazionali e lobby a loro collegate.

    Parlando di euro, non si dovrebbero però dimenticare (soprattutto in questo periodo di crisi) due aspetti – a mio avviso – essenziali e concatenati l’un con l’altro.

    Il primo aspetto, eminentemente politico, è quello che un giornalista di Le Figarò scrisse ai tempi della firma del trattato di Maastricht (e della creazione dell’euro) definendolo: “Una Versailles senza bisogno di una guerra”. Tradotto in termini meno storiografici: l’euro (con relativa rinuncia al marco) era il prezzo che la Francia aveva chiesto alla Germania per dare luce verde alla riunificazione tedesca. Credo fosse di Mitterand la frase: “Noi abbiamo l’atomica, ma i tedeschi hanno il marco”. Onde evitare un predominio tedesco nella “nuova Europa” post-Muro i francesi hanno chiesto e ottenuto il “disarmo monetario” della Bundesbank.

    Il secondo aspetto, che ne deriva, è quello giuridico, di diritto internazionale. Kohl aveva infatti un problema: come vendere ai suoi cittadini il suicidio del marco chiesto dai francesi? Per poterlo imporre ai tedeschi – che di rinunciare al marco non avevano alcuna voglia – Kohl dovette “garantire” che l’euro sarebbe stato una sorta di “euro-marco”, gestito da una Banca Centrale vincolata ad uno statuto ricalcato da quello della Bundesbank e disciplinato da regole che escludevano qualsiasi vincolo di solidarietà fra gli Stati che vi aderivano: la famosa “clausola no-bailout” (Art. 125 del Trattato di Lisbona, ex-Art. 103) . E quindi l’adesione della Germania all’euro (come del resto quella di ogni singolo Stato aderente) fu ufficialmente vincolata a questi trattati – che escludevano esplicitamente, ripeto, ogni intervento di uno o piú Stati a sostegno di uno o piú Stati in difficoltà.

    Nel frattempo è passata, come si suol dire, molta acqua sotto i ponti – e i tedeschi si trovano oggi accusati di rigurgiti nazisti perché, dopo aver riversato centinaia di miliardi nelle varie voragini europee (fra trasferimenti, fondi salva-Stati, garanzie etc.), esposti con i cosiddetti “saldi target 2” ad un potenziale ulteriore buco di oltre 600 miliardi (di euro), dopo aver dovuto accettare (essendo in minoranza nella BCE) una politica monetaria sostanzialmente illegale (con le varie “soluzioni d’emergenza” introdotte da Trichet prima e – molto peggio – da Draghi poi) si permettono di ricordare che esistono i trattati (di cui sopra) e anche tutta una serie di accordi vincolanti successivamente stipulati per giustificare/coprire tutte le deroghe nel frattempo accettate nei confronti dei trattati stessi (mi riferisco appunto ai fondi salvastati, agli accordi con la Grecia e cosí via).

    Mi chiedo, peraltro, con quale coraggio si possa accusare di “imperialismo” un governo che – dopo aver messo sul tavolo 600-700 miliardi di euro ed essere disposto ad esporsi ancora di piú (follia!) – si permette di insistere sulla necessità che chi chiede tutti questi soldi, accetti effettivamente che si controlli come poi li spende.

    E mi chiedo anche con quale coraggio Monti – che in sei mesi non è riuscito a ridurre di un centesimo il costo della macchina pubblica italiana, cioè la spesa dello Stato (che è anzi ulteriomente aumentata) – possa andare a chiedere qualcosa alla Merkel (o ad altri). Penso che il “coraggio” di Monti sia semplicemente quello della disperazione: andando avanti cosí, con ricette obbligate &suicide, si troverà – tempo qualche mese – a non sapere come pagare gli statali, e il fallimento (di fatto già comprovato – vedasi i 70-80 miliardi di fatture che lo Stato continua a non pagare) diventerà ufficiale.

    L’idea di tagliare – questa volta sul serio (come Lei suggerisce) – le spese superflue sarebbe certamente la soluzione (l’unica): il fatto che nessuno, mai, ci sia riuscito mi lascia però perplesso. Altrettanto preoccupante è – a mio avviso – vedere l’esempio greco: nonostante sia in uno stato di bancarotta totale, il “sistema” greco riesce a difendere i privilegi della sua “casta” – pur mettendo alla fame una parte non indifferente del popolo.

    La stessa cosa succede / succederà in Italia: dopo aver spolpato il nord, il “tumore” romano tenta di esportare (complice la Francia) le sue metastasi nell'”organismo” (si fa per dire) europeo. Mettiamo tutti i nostri bei debiti nel calderone, rimescoliamo e – miracolo – non esiste piú il debito italiano, spagnolo o greco. Esiste il debito “europeo”. Un debito che qualcuno, a sud, continuerebbe ad alimentare e qualcunaltro, a nord, continuerebbe a dover pagare.

    Possiamo solo sperare (per loro) che le vittime di questo attacco parassitario riescano a sottrarvisi.
    In tal caso l’Italia dovrà tornare – dopo un haircut stile Grecia – ad essere quello che era: un Paese che si comprava competitività con costanti svalutazioni.

    Se invece il “giro” mondiale dei fautori della “finanza facile” (FED, Obama, BCE, Hollande, Monti & Club Med) riuscirà a costringere i Paesi meno malati (Germania, Olanda, Finlandia, Austria) a lasciarsi parassitare – ebbene: si rimanda tutto di qualche anno: alla fine falliranno (insieme ai PIIGS) anche loro. Quello che nessuno sembra voler capire è, infatti, che anche Germania, Olanda & altri NON sono piú in grado di sostenere il peso congiunto dei disavanzi mediterranei. Per salvarsi ci sarebbe solo una possibilità: ridurli drasticamente. Ma con quali conseguenze? Cosa succederebbe, se al sud si tagliassero un paio di milioni di “assistenze” varie (false invalidità, guardie forestali etc.)? Cosa succederebbe se si eliminassero diverse migliaia di “aziende” pubblico-private o centiniaia di enti comprovatamente inutili?

    E’ il gatto che si morde la coda – senza vie d’uscita percorribili. O almeno – io non ne vedo.
    Cordialmente

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