Ancora sul FV. Considerazioni economico-finanziarie.

di Gian Luigi Lombardi-Cerri

Gli articoli sul FV hanno aperto accese (e credo utili) discussioni.
Si ritiene, a questo punto, opportuno ritornare sull’argomento cercando di evitare di innescare ancora una discussione “politica” con i “progressisti” favorevoli a priori al FV ed i “conservatori “contrari, mantenendo il dibattito entro i limiti dell’educazione.
Riteniamo, anzitutto di dividere il campo in due ben distinti settori

  1. Il settore economico-finanziario e
  2. Il settore puramente tecnico.


Tratteremo il primo argomento rimandando il secondo ad altro momento.

Se mi metto a fabbricare stuzzicadenti a mano, uno per uno, e tento di collocarli sul mercato sono destinato ad un fulmineo fallimento, se invece sono sovvenzionato da un tizio che mi paga i costi e mi garantisce un margine di guadagno il mio “affare” è assicurato, ma rimane affare sinchè “l’altro” seguita a pagare.
Nel caso del FV il tizio è lo Stato e i pagatori (lo Stato non paga mai) sono i cittadini che non hanno impiantato i pannelli FV.


Lo Stato ha però alcuni problemi.
Manca di soldi e pertanto è costretto ad abbassare progressivamente i finanziamenti non in conseguenza al ridursi dei costi, ma per contenere al minimo le pressioni politiche di chi sul FV ci specula.
Quando proprio non avrà più soldi taglierà del tutto e buona notte suonatori.


Ed ora alcuni problemi finanziari nel tempo.

  1. Per i futuri speculatori ( ossia di quelli che avessero intenzione di installarsi un impianto), il taglio è meno difficile, ma per gli attuali ossia per quelli che l’impianto lo hanno già installato?
    Tranquilli! I nostri politici sono espertissimi per addossare la colpa a chi li ha preceduti ed hanno sufficiente fantasia (l’unica dote) per inventare una pseudo giustificazione.
  2. Ed ora proiettiamoci nel tempo per la fetta finanziaria.
    Chi garantisce la durata del sistema? A parole tutti. Su un pezzo di carta 10 anni (la presunta durata dell’inverter), 20 anni solo per i pannelli con molti se e molti ma, 30 anni nessuno sano di mente.


D’altra parte un sistema FV può essere tranquillamente considerato un elettrodomestico. Bene! Chi garantisce OGGI un elettrodomestico più di dieci anni? Ripeto: garanzia scritta.
Se quindi la garanzia decade, mi ritrovo sì con il finanziamento che continua, ma con spese addizionali che capovolgono il conteggio finanziario.


Finanziariamente parlando i sostenitori del FV sono SOSTENITORI DI UN RISCHIO FINANZIARIO, così come una qualunque speculazione borsistica, con la differenza che la sicurezza sulla durate è molto, molto aleatoria.


Mi si dirà quindi che sono contrario alle energie rinnovabili.
Niente affatto. Le energie rinnovabili hanno OGGETIIVAMENTE la loro nicchia. Non sono la soluzione del problema energetico, ma un loro campo di utilità ce l’hanno.
Richiedono solo capacità e serietà, nonché un duro lavoro progettuale e applicativo.
L’unica rinnovabile in cui non credo non é il FV in genere, ma il FV ottenuto con l’attuale tecnologia.
E di questo se ne stanno accorgendo tutti , salvo gli italiani i quali, ahimè, sono soliti seguire il pifferaio magico del momento, credendo di aver scoperto, con il FV totalmente finanziato, il paese di bengodi.
Quando mi si dice, a giustificazione, che molti enti pubblici o para-pubblici fanno grandi impianti FV rispondo che con il denaro altrui i gestori pubblici sono sempre stati generosissimi e, non a caso, l’Italia è arrivata alla catastrofica situazione attuale.


I conteggi che vengono presentati sulla convenienza del FV sono ampiamente fasulli per:

  1. La durata dell’impianto. Abbiamo detto sopra che nessuno garantisce per iscritto 30 anni. Normalmente si considerano ammortizzabili in 30 anni soli i “muri”.
  2. Anche per i 20 anni non si ha nessuna garanzia.
  3. Immaginiamo quindi (vedi gli ammortamenti per macchine elettriche/elettroniche) di ammortizzare in 10 anni.


Senza fare calcoli complicati prendiamo il prezzo di € O,18/0,20 per KWh che paghiamo all’ENEL moltiplichiamolo per i KWh prodotti in una famiglia media, ossia 2.700 e per 10 anni.
Il tutto mi da € 4.860/5.400.


Questo è il prezzo massimo che si può pagare un impianto dimenticando però:

  • Costi di installazione
    Non è che sui tetti si può installare i pannelli come se fossero da appoggiare su un tavolo.
  • Manutenzione
    I pannelli vanno periodicamente puliti, specie nelle grandi città, dove lo smog regna sovrano, e per quanto riguarda l’inverter la durata probabile è compresa tra 5 e 10 anni.
  • Trasporto


E qualche altro ammennicolo come

  • Svalutazione
  • Utile


È vero che in un mio articolo avevo considerato un prezzo maggiore, (quante accuse!) ma considerando ben maggiori finanziamenti (0,45-0,46€) da parte dello Stato e quindi il discorso non cambia.
Infatti, calano i prezzi, ma calano i finanziamenti.
In conclusione il guadagno sul FV c’è, a spese dei cittadini (e quindi collettivamente è una perdita) e non viene sollecitato nessun progresso di ricerca del settore.


Non facciamoci incantare dal FV a base, pensiamo di accelerare le ricerche su FV che presentano prospettive tecnico economiche valide!

 


3 Commenti a “Ancora sul FV. Considerazioni economico-finanziarie.”

  • Concordo con quanto Lei espone. Come ha sostenuto il Prof. Kazuo Furukawa, purtroppo deceduto, il Fotovoltaico sarà efficiente “solo” quando sarà orbitale e per arrivarci ci vorranno non meno di 100 anni. Sono un pro-nucleare, non fast-breeder tradizionale, ma basato sui sali fusi di Torio, quello sviluppato da Alvin Weinberg negli anni ’50/60 e messo da parte da Nixon nel 1973 perchè non produceva Plutonio 239 per le armi nucleari. Qui in Italia ci troviamo di fronte a persone che sputano veleno se solo si mette in discussione il FV e la sua convenienza tecnico/economica. Al pari di Lei sono stato riempito di insulti e tacciato di cialtroneria. Ma se una tecnologia è valida non ha affatto bisogno di incentivi, a carico di chi nemmeno ce l’ha. Ma è una questione di interessi e questi ingegneri di società installatrici mi sembrano più dei carpentieri che altro. In Italia si evidenzia un provincialismo che non ha riscontro in nessun Paese del mondo. Politicamente non appartengo alla Sua area, a me piace ragionare con il mio cervello, ma l’ammiro per la sua tenacia. Cordialità. Luigi Panico

  • lombardi-cerri:

    Le ringrazio per la sua lettera.
    Alcune considerazioni al riguardo.
    1.-Le sue notazioni riguardo al Thorio sono ipervalide , tanto è vero che gli indiani stanno terminando un fast-breeder al Th sul quale hanno ben fondate speranze.
    2.-I maitre a penser italiani stanno dando , con la loro viscerale avversione al nucleare e ai nuclearisti, la dimostrazione del loro livello di corrompibilità materiale e intellettuale, essendo noto che tutta la propaganda antinuke è abbondantemente finanziata dai petrolieri, per timore di un terribile concorrente che limiterebbe in maniera drammatica i loro stratoferici guadagni.
    3.-Ho ripetutamente detto e scritto che il FV in Italia andrebbe finanziato come ricerca e non come installazioni.L’aver finanziato installazioni ha permesso diguadagnare a molti dei soliti noti a spese (come al solito) dei comuni cittadini.

  • Schwefelwolf:

    Nulla da eccepire – sul piano tecnico-scientifico – contro il nucleare. Ritengo tuttavia che a tutti gli aspetti positivi del nucleare (basso impatto ambientale in corso di produzione, alto rendimento) si affianchino due aspetti negativi di grande rilevanza: (1) l’entità dei danni potenzialmente derivanti da un “super-GAU” (incidente con fusione del nocciolo) e (2) la problematica delle scorie.

    Il problema n° 2 (gestione scorie) sarebbe – ritengo io, sulla base di conoscenze ormai (purtroppo) vecchie di trent’anni – tecnicamente affrontabile con affidabili impianti di rielaborazione (e relativo “frazionamento” del materiale esausto, con separazione fra materiale altamente attivo, materiale di media attività e materiale di recupero, riutilizzabile). Contro questa tecnologia si sono però sempre sollevate fortissime resistenze, sia da parte dei movimenti pacifisti (causa il potenziale uso militare di materiale di recupero > plutonio) sia da parte ambientalista. Nel caso dell’Italia penso che la soluzione sarebbe comunque l’esportazione delle scorie (> Francia?).

    Il problema del rischio (> Super-GAU) sarebbe – teoricamente – gestibile e di fatto azzerabile, a patto di adottare TUTTE le soluzioni necessarie per garantire IN OGNI EVENTUALITA’ (incluso l’impatto di un’ordigno nucleare!) l’esclusione della fusione del nocciolo (rimando, in questo contesto, ad uno studio pubblicato una trentina d’anni fa su “Scientific American”, che ipotizzava un’aggressione nucleare – allora “sovietica” – sul reattore di Neckarwestheim e le sue conseguenze).
    E’ vero che le due paroline evidenziate in lettere maiuscole sono tecnicamente realizzabili (sistemi progettualmente intrinsecamente sicuri, dispositivi di sicurezza multipli e ridondanti, costruzioni a prova di terremoto/attacco nucleare etc.) – tuttavia… realizzarle richiederebbe investimenti insostenibili – e comunque inconciliabili con il calcolo economico.

    Tutti gli impianti esistenti sono quindi frutto di compromessi – piú o meno “discutibili” – fra economia e sicurezza (e quindi succedono cose come quelle di Fukushima – dove per risparmiare qualche decina – o centinaio – di milioni di dollari si è causato un disastro umano e ambientale).

    E qui casca ancora una volta, a mio avviso, l'”asino italiano”. Se già il nucleare resta comunque un rischio, anche in Paesi come Giappone, Germania, Stati Uniti etc., io penso che un Paese come l’Italia, in cui non si sa neanche gestire la raccolta differenziata, non possa permettersi velleità cosí pericolose. O vogliamo un reattore gestito da un comitato ENEL-CGIL-Cobas, con personale nominato da Berlusconi, Bersani & Grillo a dirigere la solita schiera di raccomandat

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