L’esempio venga dall’alto

di Carlo Manfredini

Con venerazione, abbiamo sentito risuonare alta la voce del Capo della Chiesa cattolica che si pronunciava a favore di un cambiamento degli stili di vita degli italiani in questo periodo di crisi economica.
Siamo inoltre consapevoli che la stragrande maggioranza degli italiani, composta da pensionati, lavoratori dipendenti e dal ceto medio basso, non farà molta fatica a cambiare perché vive già in una condizione di sobrietà.

Dopo il posticipo estremo dell’età pensionabile e l’aumento spropositato delle tasse su un bene sacro per la famiglia e bene rifugio come la prima e la seconda casa, ben pochi potranno permettersi spese superflue.


Ma da dove viene questa crisi economica alla base di questi sacrifici? Più che dal debito pubblico accumulato nei decenni, come si vuol far credere, la crisi viene dalla speculazione della finanza internazionale globale sui titoli dei debiti degli Stati stessi.


Questo Governo di austerità è un commissariamento dell’Italia.
La politica ha ceduto la dirigenza del Paese alla finanza. Anche la gente comune, dalle chiacchiere del mercato rionale, ha capito che i politici, nonostante siano retribuiti profumatamente, hanno ceduto il timone alla finanza per ricapitalizzare le banche che escono malconce dai giochi d’azzardo dei mercati finanziari internazionali.
Dobbiamo rifondere le perdite di chi ha speculato coi nostri denari, e questo con le tasse del ceto medio basso, cioè coi denari dei poveri e di quelli che, per questo motivo, sono destinati a diventare più poveri.


Nei ballottaggi delle recenti elezioni amministrative non sono andati a votare circa il 60% degli aventi diritto. Stupisce poi che, dopo di ciò, un’autorità religiosa abbia affermato pubblicamente che l’attuale Governo sia intervenuto a salvare l’Italia.


Oggi si parla in lungo e in largo di sobrietà, e i primi a parlarne sono stati e sono i cosiddetti alti prelati, almeno da qualche anno, poi i governanti, ma la questione è antica.
Quando ero adolescente ho fatto una domanda al prete della mia parrocchia, che ovviamente era molto più grande di me, circa le ricchezze del Vaticano. Ho quasi tutti i capelli bianchi e quel bravo sacerdote marcia verso i novanta, ma non mi ha ancora risposto.
È vero che Roma è eterna, e che le riforme nella Chiesa hanno tempi biblici e che bisogna avere pazienza, oltre a sobrietà per sopportare i sacrifici che fanno parte della vita, come ha commentato un alto ecclesiastico all’indomani dell’ultima manovra lacrime e sangue.
Ma avevo letto con grande speranza la seguente affermazione contenuta nella enciclica Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II verso la fine degli anni Ottanta.


“Di fronte ai casi di bisogno, non si possono preferire gli ornamenti superflui delle chiese e la suppellettile preziosa del culto divino; al contrario potrebbe essere obbligatorio alienare questi beni per dare pane, bevanda, vestito e casa a chi ne è privo”.


Ora, data la crisi che ci coinvolge nel tempo presente, tornano d’attualità questi temi, e perciò sarebbe bene che la Chiesa desse il buon esempio in fatto di sobrietà, utilizzando per aiutare i poveri non solo i contributi e i finanziamenti dello Stato, ma anche i suoi mezzi superflui.


Si sa che le tre grandi religioni monoteiste, cristianesimo, ebraismo e islam, sono anche tra le più grandi potenze economiche e finanziarie internazionali.

 


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